Lugano, Celestini: “Partita difficile, ma vogliamo fare bene”

Fabio Celestini e Il Lugano sono arrivati ieri a San Gallo, campo neutro dove si disputerà la sfida tra i ticinesi e la Dynamo Kiev. Ecco le principali dichiarazioni rese dal tecnico dei bianconeri nella conferenza stampa prepartita (FC Lugano).

“In campo vorrei vedere la stessa attitudine e la voglia di far bene che ho visto a Copenhagen, sperando però in un risultato, questa volta, positivo. Ho preso in mano la squadra in anno fa in una situazione oggettivamente difficile, con l’obiettivo primario di mantenere la categoria. Siamo in Europa League, e questo vuole dire aver fatto qualcosa di buono. Ci mancano i risultati: però, per il resto, ho una squadra che lavora bene e che gioca un buon calcio, anche se abbiamo diversi nuovi elementi da integrare. Vorrei avere qualche punto in più in campionato, essere ancora in corsa per la Coppa svizzera: ma nel calcio sono situazioni che ci stanno.”

Il tecnico ha quindi risposto alle domande di un giornalista ucraino: “Gli infortunati stanno tornando a disposizione, anche se non tutti sono al cento per cento. Fin quando posso schierare 14 giocatori in distinta non mi lamento e non cerco scuse: ho fiducia in tutti i ragazzi della rosa. Domani (oggi – ndr) qualche giocatore avrà solo mezzora nelle gambe, ma ho delle alternative.”

“Siamo consapevoli del fatto di essere la squadra con il coefficiente UEFA più basso, ma non lo vediamo come limite a fare bene. Non può essere qualcosa che ci impedisca di fare punti, e di poter essere una sorpresa. Eravamo in quarta fascia al momento del sorteggio: ci sarebbe piaciuto non esserci, ma lì siamo. Tuttavia credo che ci sia sempre la possibilità di uscirne bene: questa è la mia mentalità, che cerco di trasmettere al gruppo.”

Presente alla conferenza stampa anche il difensore Marić: “Dispiace che i tifosi non possano vivere l’evento come meriterebbero: è come giocare in trasferta, ma è una realtà contro la quale non si può fare nulla. Queste, in ogni caso, sono partite dove non servono motivazioni particolari. Ogni professionista vive e lavora tutto un anno per poterle disputare: questa è la seconda competizione per club più importante del mondo, c’è un’atmosfera eccezionale, diversa da quella del campionato. Vogliamo ripetere la prestazione di Copenhagen, ma ovviamente con un risultato diverso.”

Condividi
Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.