Lugano, toccato il fondo a Losanna: ma gli uomini non possono avere disimparato a giocare a calcio

Dal nostro inviato a Losanna (CH)

La parola che meglio descriveva ieri l’atmosfera in zona mista, lato Lugano, era impotenza. I volti dei giocatori che uscivano per salire sul torpedone della squadra, le parole di Celestini che vi riferiamo in questo contributo e quelle rilasciate per telefono alla RSI dal presidente Renzetti, ascoltate durante il viaggio di ritorno verso casa. Tutto faceva pensare all’impotenza, alla frustrazione per non essere in grado d’invertire una situazione difficile.

Ci veniva alla mente, in proposito, una frase che ci diceva nostro padre quando andavamo insieme allo stadio, negli anni scorsi. Capitava, talvolta, che un giocatore di nome e di fama deludesse, e le sue parole proferite sugli spalti di San Siro, sovente in dialetto meneghino, erano sempre le medesime“Dai, su: non può avere disimparato a giocare a pallone.”

Ecco, ieri, con gli altri colleghi presenti alla Pontaise (a maggio, in Vaud, inaugureranno il nuovo stadio e quindi, presumibilmente, è stata l’ultima sfida alla quale abbiamo assistito in quest’impianto), ci è parso naturale ricordare questa frase.

La prestazione è stata sicuramente la più brutta dell’era Celestini. Renzetti ha detto addirittura che è stata la peggiore della sua gestione. Non siamo del tutto d’accordo (abbiamo ancora nella mente i 17 gol subiti in 3 partite nell’anno di Zeman, con il boemo a un passo dall’esonero). Però, sicuramente, ieri si sono salvati solo Sabbatini, Bottani e Da Costa, e quest’ultimo perché non poteva fare nulla sulle 3 reti incassate.

Una squadra lenta, incapace di costruire trame offensive efficaci, che ha ceduto quando, nella ripresa, Contini ha detto ai suoi, dopo una prima frazione interlocutoria, di provare a spingere. Un bel Losanna, sicuramente: ma non certo una squadra irresistibile per il Lugano visto a Zurigo a inizio campionato.

Cosa succede alla compagine sottocenerina? Soprattutto, come invertire questo stato di cose, che sta facendo precipitare i ticinesi come un aereo abbattuto dalla contraerea? Celestini, a fine partita, era sconsolato: “Se parlare per motivare i giocatori conduce a questi risultati, dovrò smettere di farlo. Ci eravamo detti tante cose, avevamo fissato degli obiettivi, soprattutto parlando della Coppa, ma oggi in campo si è visto altro. Devo riflettere su tante cose, la responsabilità è mia.”

“Stasera c’erano tutti gli ingredienti per fare bene: ambiente, importanza della competizione e dell’avversario. In diverse occasioni abbiamo dimostrato di essere una buona squadra, non siamo quelli visti stasera. Cosa succede, cosa si può fare? Non lo so, devo capire cosa accade. Di sicuro sono molto preoccupato.”

“Le seconde linee messe in campo non hanno fatto nulla per farmi venire dei dubbi sul loro mancato impiego. Forse non ho trovato il tasto giusto per motivarli. Ora è difficile, ma non saprei cosa fare di più di ciò che sto facendo per essere vicino ai ragazzi. Mi erano sembrati dieci giorni positivi e di lavoro: ho visto tanto entusiasmo per gli impegni che ci aspettano, e non mi aspettavo una controprestazione simile. Non ho parole in questo momento.”

Anche Marić (ieri in panchina) ci ha detto la sua: “Giocatori depressi dopo la partita? Ci sta, dopo una sconfitta maturata in questo modo. Tenete presente che la carica di andrenalina di chi gioca è elevata, con tutto ciò che ne consegue. Oggi siamo passati accanto alla partita, e il Losanna è stato bravo. Ora dobbiamo parlarci, e reagire. Le seconde linee? Non è facile entrare in partita, soprattutto contro un avversario tosto. Ora bisogna lavorare, a partire dal primo allenamento di domani (oggi – ndr). Dobbiamo recuperare calma e unità tra noi: solo così riusciremo a invertire questo momento negativo.”

Infine Renzetti, raggiunto telefonicamente dalla RSI: “Celestini? Non ho mai pensato di allontanarlo. Credo nel suo lavoro, e i tempi, comunque, sono stretti. Nemmeno sarebbe facile cambiare da un giorno all’altro: ci sono anche dei problemi economici, il mercato in uscita non è andato come speravamo. Al momento non so ancora, sono molto deluso da una prestazione che, per me, è la peggiore della mia gestione, e per la quale chiedo scusa ai nostri sostenitori.”

Un momento difficile, quindi. Serve una reazione: ma serve da tempo, come abbiamo scritto sovente su queste pagine. Certo, ieri Celestini sembrava avere messo la propria testa sul ceppo. Ora vedremo le decisioni di Renzetti: il massimo dirigente luganese ci ha abituato alle rivoluzioni e, dobbiamo dirlo, è uomo di calcio preparato e non banale.

Si parlava, ieri, in sala stampa, dell’importanza, nei meccanismi della squadra, di una presenza come quella di Giovanni Manna, e di quanto peso abbia la sua assenza in questa stagione. Il Pres, giustamente, ha detto che l’ex dirigente, ora alla Juventus (e che, comunque, ha messo mano a questa campagna acquisti) non poteva certo scendere in campo.

In definitiva, come diceva nostro padre, “non possono avere disimparato come si gioca al pallone.” Bisogna, quindi, trovare il modo di farglielo ricordare.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.