Ligue 1, dopo 4 giornate in testa si viaggia. Angers la sorpresa, il PSG fa quello che deve. Ora la sosta

Quattro giornate, nessuna imbattuta. Basterebbe, forse, questo dato a dare uno screenshot della Ligue 1 2019/2020, quella che arriva alla sosta per le nazionali con quattro squadre in testa, nessuna con lo zero alla casella sconfitte. Un poker che comprende sorprese di stagione come l’Angers (non nuovo a partenze lanciate, se è vero che nell’anno del ritorno in Ligue 1, 2015/’16, la barra rimase dritta verso l’Europa fino a novembre inoltrato) e squadre che sembrano finalmente pronte a sedersi al tavolo delle grandi, come il Nizza. Il passaggio di proprietà ha di fatto cristallizzato la situazione in Costa Azzurra fino agli ultimi giorni, quando Les Aiglons hanno fatto, dapprima, la voce grossa sul mercato, poi ridimensionato a domicilio la capolista Rennes, vale a dire la vera sorpresa dei primi 270 minuti di calcio nell’Esagono. Dei cinque nuovi arrivi, tre sono rimasti a guardare (Dolberg, Claude-Maurice e Boudaoui), gli altri due hanno lasciato il segno, chi con la giusta verve a partita in corsa, come nel caso dell’ex napoletano Adam Ounas (sua la dieci rossonera, giusto per rifuggire responsabilità), chi con lo zampino nel gol vittoria, come Stanley Nsoki, appena arrivato da Parigi e determinante nell’azione che ha permesso a Racine Coly (altra vecchia conoscenza del nostro calcio) di affondare per la prima volta il Rennes.

Proprio da Parigi ha risposto presente la quarta capolista, decisamente la meno sorprendente. Il Paris Saint-Germain non sta rubando l’occhio, inutile girarci attorno. Gli infortuni di Cavani e Mbappé hanno depotenziato la carica offensiva almeno tanto quanto la querelle Neymar ha messo a dura prova la pazienza di ambiente e tifoseria. Attorno a queste incertezze, Tuchel ha trovato i giusti passepartout, quelli che a Metz gli hanno consentito di uscire indenne dalla più classica delle trappole. Contro i granata c’ha pensato ancora una volta il bomber di scorta, Eric Choupo-Moting, suo il sigillo sul definitivo 2-0 buono per chiudere a doppia mandata la gara del Saint Symphorien dopo che Di Maria, su rigore, aveva fatto saltare il lucchetto. La sconfitta di Roazhon Park sembra lontana, l’esordio in Champions è dietro l’angolo, la sosta più che la deadline del mercato può essere alleata dell’ex tecnico del Borussia Dortmund: la nottata sembra passata, nove punti in quattro partite sono un viatico più che rassicurante per proseguire e soprattutto per andare a caccia (anche) della brillantezza.

Una strada che sembrava aver intrapreso con il piglio giusto il Lione, reduce da un paio di frenate che, au contraire, rischiano di impantanare la creatura di Sylvinho nelle solite, vecchie, sabbie mobili che hanno dipinto di alti e bassi le ultime stagioni. Dopo la sconfitta arrivata in settimana alla Mosson, l’OL aveva messo in discesa la gara interna contro il Bordeaux di Paulo Sousa (sempre Memphis Depay, capocannoniere con Osimhen a quota quattro gol), poi è arrivato il secondo giallo a Thiago Mendes a mezz’ora dalla fine, preludio al più classico dei gol da ex, quello firmato da Jimmy Briand, uno che faceva esultare la vecchia Gerland (160 partite, 34 gol) e che a 34 anni ha messo il proprio nome sul tabellino per la quindicesima stagione consecutiva.

Se nonostante un solo punto in due partite, l’OL valuta mezzo pieno il bicchiere e soprattutto il -2 da chi comanda, diverso è il discorso legato al Monacò, al secondo 2-2 consecutivo. Dopo la rimonta subìta al Louis II ad opera del Nîmes, anche la Meinau è risultata indigesta alla banda Jardim, due volte in vantaggio (prima doppietta in Ligue 1 per Islam Slimani) e due volte raggiunta da un Strasburgo reduce dalla cocente eliminazione dall’Europa League per mano dell’Eintracht. Proprio Slimani, dopo aver approfittato degli errori di Sels (anticipo sull’uscita) e soprattutto Mitrovic (regalo fuori stagione e assist impossibile da rifiutare direttamente da retropassaggio), ha avuto il pallone per chiudere la partita, ma la traversa (e la successiva uscita a corpo morto di Sels) hanno aperto la più classica delle sliding doors, quella che ha portato, due minuti più tardi al definitivo pareggio firmato da Thomasson. Un risultato utile come un brodino caldo a Ferragosto, ma se gli alsaziani hanno la parziale scusante delle pile scariche post Francoforte, Jardim (pronto a salutare Falcao ma che avrà a disposizione il cavallo di ritorno Bakayoko oltre all’ex PSG Augustin) non più perdere tempo e terreno se davvero l’obiettivo è chiudere in zona coppe.

Quello stesso obiettivo che a Marsiglia nessuno ha mai nascosto, né in questo e neppure nei precedenti 119 anni di storia. Una serata di festa e di numeri, dalle 400 partite in Ligue 1 di Steve Mandanda (tutte con la maglia dell’OM) alla vittoria numero 1100 del club in campionato, il tutto grazie al secondo centro del Pipa Darío Benedetto, abbastanza per superare il Saint-Étienne e ritrovare slancio e fiducia, nonostante un boccone amarissimo come la partenza di Luiz Gustavo verso il Fenerbahçe. Con nove squadre in due punti, sarebbe troppo facile parlare di bagarre: dopo la sosta, però, la giostra riprende a girare.

Condividi
Giornalista sportivo oltrepadano per vocazione e bolognese d’adozione, folgorato sulla via di Parigi, con l’Argentina nel cuore e George Best sul comodino. Telecronista DAZN ed Eurosport, ex Premium Sport, parla spesso di Ligue 1, in radio o in tv, ovunque tranne che nel sonno. Dicono di lui: “Grande professionista, poi ha cominciato a mangiare ragù…”