Ligue 1 – PSG in difficoltà al via, l’ultima volta fu una super stagione. Juninho Pernambucano, che omaggio dall’OL

L’ultima volta in cui il Paris Saint-Germain aveva perso una partita di campionato ad agosto, in avvio, pronti, via, la Ligue 1 ci aveva regalato una stagione da sogno. Da quell’1-3 al Louis II contro i futuri campioni di Francia del Monaco, stagione 2016/’17, la prima con Emery al timone, al ko di Roazhon Park contro il Rennes, ieri, contro la stessa squadra che, andando indietro di qualche mese, tolse al PSG la Coupe de France e che non più tardi di due settimane fa veniva regolata in rimonta nel Trophée des Champions di Shenzen.

Indizi per travestire da bestia nera i bretoni ce ne sarebbero, di prove per indicare crepe nelle certezze parigine, ancora no. Però. Mai come quest’anno, l’assetto societario e il conseguente mercato sono apparsi fluidi, in divenire, rendendo più complicato il compito di Tuchel. Dell’affaire Neymar tanto si è detto, troppo si è scritto, poco o nulla è stato fatto, per ora. E pensare che a mettere il percorso in discesa, c’aveva pensato il solito Cavani, a segno al minuto 39, prima che un’altra vecchia conoscenza del nostro calcio, Mbaye Niang, trovasse la girata giusta poco prima dell’intervallo. Proprio a cavallo tra primo e secondo tempo, il Rennes ha piazzato il pugilistico uno-due che ha mandato il PSG al tappeto: il 2-1 finirà sui tabellini a firma Romain Del Castillo, ma molto del merito è di Eduardo Camavinga, assist con i giri contati e una partita clamorosa, dal punto di vista dell’ordine e della pulizia tattica. Il tutto a 16 anni (sedici) e nove mesi. Lampi da predestinato, ennesima perla del vivaio rouge et noir.

La prima versione del PSG targato Tuchel non conobbe nient’altro che vittorie nelle prime quattordici giornate dello scorso campionato, con la prima sconfitta che si materializzò soltanto ad inizio febbraio (giornata numero 23) a campionato abbondantemente in ghiaccio. Sarà interessante interpretare la reazione che inevitabilmente dovrà esserci già domenica contro il Tolosa, anche perché altrove le intenzioni sono piuttosto bellicose. Il Parc OL, sabato contro l’Angers, sembrava la vecchia Gerland: goleade a chi capitava a tiro e Juninho Pernambucano portato in trionfo dai tifosi, come in quel settennato che ha segnato l’inizio del secolo. Il 6-0 rifilato al malcapitato Angers (che qualche giorno prima aveva oltretutto ceduto, proprio al Lione, l’estroso Reine-Adélaïde) ha fatto seguito al tris calato nel Principato al debutto, conferma ulteriore di quanto di buono abbia portato in dote Sylvinho. Squadra con piedi molto più che educati in mezzo al campo, capace di attivare una forza d’urto che in quanto a meccanismi sembra temere soltanto, guarda caso, la concorrenza dei fenomeni in maglia PSG. In mezzo, l’interruttore della luce lo gestisce Houssem Aouar, suo il gol che apre la partita in avvio, suoi gli assist per la doppietta di Depay, con tanto sontuoso di tocco sotto ad illuminare la scena per il momentaneo 4-0 in una partita che dopo 45’ aveva ammazzato la suspense (3-0) oltre a permettere a Moussa Dembélé di aggiungere altri due gol a quello che rischia di diventare un pallottoliere di tutto rispetto.

Detto del Rennes, vidimata la seria candidatura dell’OL, a chiudere il tris del due su due dopo 180’ c’è il Nizza, ovvero: nozze con i fichi, Patrick Vieira edition. Già, perché in Costa Azzurra il mercato vero e proprio non è mai partito, complice un cambio di proprietà che ha messo in standby ogni tipo di operazione in entrata e che ha costretto l’ex tecnico del NYCFC a lavorare di fantasia. Challenge
accepted e primo successo esterno prezioso, un 2-1 ottenuto a Nimes dopo aver sofferto tutto il secondo tempo con l’uomo in meno (rosso all’ex Brescia Coly). A testare la reale tenuta degli Aiglons sarà il Marsiglia, nel Derby del Mediterraneo in programma tra una
decina di giorni (ma comunque all’interno di un terzo turno di Ligue 1 piuttosto frastagliato). Quell’OM reduce dallo 0-0 della Beaujoire contro il Nantes, un pareggio che ha mandato diapositive in gran numero, utili per inquadrare il momento complicato di una squadra che sta cercando di scrollarsi le paure del recente passato ma che, spesso, finisce per esserne vittima. C’è la decisione con cui André Villas-
Boas richiama i giocatori al saluto nei confronti dei tanti tifosi arrivati a Nantes e c’è la rabbia con cui lo stesso tecnico portoghese accetta lo scambio Payet-Benedetto sul rigore che avrebbe potuto cambiare la storia della partita e il senso di queste righe, se il Pipa non lo avesse spedito in curva.

Storie di paure, di malati ancora in fase di recupero e di altri che stanno vivendo pericolose ricadute. È il caso del Monaco, di chi in settimana aveva pensato che con il mercato (Onyekuru e Ben Yedder subito nella mischia) si potessero avere toccasana immediati ed invece è stato spazzato via a Metz, da una neopromossa che ha messo in vetrina Habib Diallo, uno da 26 gol l’anno scorso in Ligue 2 che sembra destinato a timbrarne almeno la metà, quest’anno, al piano superiore, cominciando con la doppietta che ha costruito il definitivo 3-0, il secondo consecutivo incassato dalla banda Jardim in due settimane di campionato.

Primo stop, invece, per il Lille, alla Licorne contro l’Amiens dopo quasi un’ora in inferiorità numerica (rosso a Soumaré) decide un lampo  di Guirassy. Anche per i Dogues, dopo la partenza lanciata e il debutto (con)vincente contro il Nantes, i nodi ancora da sciogliere sono parecchi.

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Giornalista sportivo oltrepadano per vocazione e bolognese d’adozione, folgorato sulla via di Parigi, con l’Argentina nel cuore e George Best sul comodino. Telecronista DAZN ed Eurosport, ex Premium Sport, parla spesso di Ligue 1, in radio o in tv, ovunque tranne che nel sonno. Dicono di lui: “Grande professionista, poi ha cominciato a mangiare ragù…”