Avellino, estate di cambiamenti. Nel frattempo, superato il turno in Coppa

L’Avellino si riaffaccia nello stadio di casa dopo un’estate caldissima sotto ogni punto di vista. In pochissimi giorni la tifoseria è passata dalla gioia per il ritorno tra i professionisti all’incubo poi sventato all’ultimo di un ennesimo fallimento. Questa volta però il calcio sensu strictu c’entrava ben poco.

Il riassunto dell’estate

A essere nei guai era ed è tuttora la società capofila che detiene la maggioranza dele quote dei bianco-verdi: la Sidigas, azienda nel campo della distribuzione di gas naturale in Irpinia e nel sud Italia ha rivelato infatti di avere un buco nelle casse societarie di circa 97 milioni di euro, dopo un’indagine condotta a seguito di un contenzioso legale tra Eni e la stessa Sidigas.
Già alla fine di maggio, dopo lo spareggio promozione e la poule-scudetto che ha consegnato ai lupi il titolo di Campione di Serie D 2018/2019 sono venuti i nodi al pettine. La Sidigas, oltre a essere proprietaria della squadra di calcio dopo la gestione Taccone, è anche proprietaria della Felice Scandone, squadra del massimo campionato di basket, costretta ad autoretrocedersi in B1 dopo 19 stagioni consecutive in A1.
Durante l’estate il concordato preventivo con il Tribunale di Avellino concede alla Sidigas due mesi di tempo per un piano di ristrutturazione societaria e finanziaria e come mossa logica a finire in vendita sono le due società sportive del gruppo: si fanno avanti candidati e compratori, alcuni credibili, altri carneadi, ma a tutt’oggi la società rimane di proprietà di Sidigas.

La squadra

Avuta la ragionevole certezza di disputare la Serie C meritatamente conquistata sul campo, la dirigenza dell’Avellino si accorge di essere impreparata. Entro il 31 luglio bisogna definire i primi undici tesserati, oltre all’area tecnica. Il nuovo ds ingaggiato dalla società è un’autorità per il calcio avellinese: Salvatore Di Somma è stato infatti una bandiera per gli irpini dal 1977 al 1984 e poi a più riprese dirigente e allenatore dei lupi. Allestisce in tutta fretta una squadra per essere in regola con la Lega di Serie C, pescando tra gli svincolati e tra i pochi rimasti dalla stagione precedente: Morero, Di Paolantonio e Alfageme primi fra tutti. Al primo allenamento in sede i presenti agli ordini di Giovanni Ignoffo, altra vecchia bandiera dei biancoverdi, ci sono dodici giocatori, ma a poco a poco arrivano i portieri Tonti e Abibi, il laterale Celjak e il centrocampista Micovschi.
L’esordio in Coppa Italia di Serie C contro la Paganese di una settimana fa lascia però ben sperare: il 2-2 maturato allo stadio “Marcello Torre” ha lasciato delusi più i tifosi di Pagani che quelli dell’Avellino.
Anche l’utilizzo del Partenio per la partita era fino a metà settimana incerto, a causa di alcuni adempimenti ancora assenti per la messa in sicurezza della struttura. Si rischiava quindi di giocare a Potenza o a campo invertito a Bari.

La partita

Incassata la deroga della Lega, l’Avellino ha chiamato a raccolta i propri tifosi. Buona la prevendita con almeno 4000 tagliandi staccati.
Il Bari di Giovanni Cornacchini arriva al “Partenio-Lombardi” in buona forma fisica e con la possibilità di passare il turno anche con il solo pareggio, in virtù della vittoria maturata al “San Nicola” per 3-2 contro la Paganese. Pochi cambiamenti invece per Ignoffo: esordio tra i pali per Abibi, Celjak a destra al posto di Petrucci e Micovschi sempre a sinistra ma più vicino a Rossetti.
Il primo tempo è quasi a senso unico: tante le occasioni per un Bari sprecone, poche ma forse più appetibili quelle dell’Avellino, ma comunque all’half time si va sullo 0-0.
Nel secondo tempo però il nuovo entrato Njie, gambiano scuola Genoa, sfrutta un rimpallo in area barese, fallo di mano ed è calcio di rigore per il signor Costanza della sezione di Agrigento. Al 7′ sul dischetto si presenta il vice-capitano Di Paolantonio e trasforma in goal spiazzando l’ex di turno Frattali.
L’azione del Bari è però identica a quella del primo tempo, costringendo l’Avellino a giocare con un baricentro molto basso; entra Parisi al posto di Albadoro e lo schema diventa un 5-4-1 dal 3-5-2 iniziale. Al contrario il Bari inserisce la quarta punta e finisce la partita con il 4-2-4. Nonostante il forcing finale dei galletti il risultato non cambia e la partita finsce dopo cinque minuti di recupero.
L’Avellino passa il turno con onore, anche se il gioco dei lupi dovrà migliorare in vista della prima sfida di campionato, in programma tra una settimana contro il Catania.

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Nato ad Atripalda (AV), il 6 dicembre 1988. Pubblicista dal 2011; laurea magistrale in Informazione e Sistemi Editoriali; collabora con “Il Corriere Laziale” e con altre testate anche non sportive, radio e web-radio.