Europei Under 21 2019 – Il biscottino è servito, ma quanti rimpianti per l’Italia

Anche se ancora non è finito, questo è già l’Europeo dei rimpianti per l’Italia di Gigi Di Biagio (ancora per molto?). Lo 0-0 del Dino Manuzzi di Cesena tra Romania e Francia era ampiamente prevedibile ed è arrivato puntuale come una condanna per gli azzurrini, che salutano la competizione dopo due vittorie anche convincenti contro la Spagna, semifinalista tra l’altro, e il Belgio, ma soprattutto dopo lo scivolone contro la Polonia, pagato a caro prezzo. Nelle semifinali in programma giovedì, dunque, troviamo quella Spagna che era uscita ridimensionata dopo la sconfitta all’esordio contro l’Italia, ma che è riuscita a risalire la china, finendo persino per ammaliare nel 5-0 contro la Polonia, una Germania che non ha avuto cali e che, a oggi, sembra essere la vera favorita per la vittoria finale, e appunto Romania e Francia, che hanno concluso lo scontro diretto a tarallucci e vino, conquistando un posto fra le migliori quattro (e una qualificazione al torneo olimpico di Giappone 2020).

Iniziamo dai delusi. Quella che sulla carta era la miglior Under 21 degli ultimi vent’anni ha fallito. Di chi sono le colpe? Di Biagio ovviamente è l’indiziato numero uno, ma anche i giocatori non sono privi di responsabilità (ogni riferimento ai casi Zaniolo e Kean è puramente voluto). Non hanno convinto le scelte del CT (perché stravolgere contro la Polonia la formazione che aveva entusiasmato al debutto?), non ha convinto l’atteggiamento di un gruppo conscio di essere forte, ma probabilmente un po’ troppo narcisista e, a conti fatti, troppo dipendente dalle giocate dei suoi campioni (Chiesa e Barella su tutti) e poco “squadra” in senso lato. L’impressione è che il futuro abbia forti tinte azzurre, ma il presente, per ora, lascia l’amaro in bocca. Futuro incerto, invece, per il CT, che è sul banco degli imputati e rischia il posto. La palla ora ai vertici federali, che dovranno programmare il prossimo biennio proprio cominciando dalla scelta dell’uomo alla guida del progetto tecnico.

In quanto alle quattro semifinaliste, si è già detto in abbondanza della Germania, che ha dominato un girone che si è rivelato meno insidioso del previsto, per colpa di una Serbia di gran lunga al di sotto delle proprie potenzialità, ma soprattutto per meriti propri (miglior attacco del torneo, con Waldschmidt e Richter già a 8 centri in due). La sfida del Dall’Ara contro la Romania (giovedì 27 giugno alle 18) si preannuncia scoppiettante e, ci auguriamo, non troppo scontata. Di fronte a Waldschimdt e compagni, infatti, ci sarà la squadra rivelazione di questi Europei, quella Romania capace di rifilare quattro gol a Croazia e Inghilterra, mettendo in mostra sprazzi di ottimo gioco, trascinata da campioncini ormai formati come Hagi e Pușcaș (ma anche dalle parate di Radu e dalla freschezza di giocatori fino a qualche tempo fa sconosciuti, come Florinel Coman).

Al Mapei Stadium di Reggio Emilia (ore 21), invece, si giocherà l’altra semifinale tra Spagna e Francia, un grande classico europeo, come sempre imprevedibile. La Rojita, forse, arriverà all’appuntamento più in forma, sia fisicamente che mentalmente, forte del 5-0 rifilato alla Polonia e trascinata da un Dani Ceballos che si sta rivelando fra i migliori giocatori della competizione. Di fronte però ci sarà la migliore difesa dopo la fase a gironi (un solo gol subito dalla Francia in tre partite), con i galletti che hanno dato l’impressione di volersi nascondere, specialmente dopo la rocambolesca vittoria all’esordio contro l’Inghilterra. Giovedì niente conti, però. Si fa sul serio e chi si nasconde o chi si guarda troppo allo specchio rischia seriamente di dire addio ai propri sogni di gloria. Un po’ come accaduto alla nostra Italia.

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Sardo di origini sicule, ama il calcio dalle “notti magiche” di Italia ’90. È laureato in Lingue con una tesi sulla lingua del calcio. Pubblicista, ha collaborato col periodico Vulcano e la tv sarda Videolina.