Milan, l’eventuale esclusione dall’Europa League potrebbe essere utile alla crescita dei rossoneri

In attesa del verdetto che sancirà la presenza o meno del Milan nella prossima Europa League si possono fare diverse riflessioni sulla possibile evoluzione di questa intricata faccenda. Il quesito di fondo è molto semplice: per i rossoneri sarebbe meglio partecipare all’Europa League e sentirsi stringere al collo il cappio del FFP o non parteciparvi e allentare leggermente il nodo, disponendo di un anno in più per rientrare nei parametri?

Certamente l’assenza dei rossoneri dal palcoscenico europeo non sarebbe positiva per l’immagine di una delle società più titolate al mondo e priverebbe i rossoneri della possibilità di lottare per un trofeo mai conquistato prima che dà diretto accesso alla tanto agognata Champions League. Tuttavia, analizzando i risultati dei rossoneri nelle ultime due edizioni dell’Europa League, il rammarico cala immediatamente: nella stagione 2017-2018 il Milan si è letteralmente sciolto al primo vero scoglio (l’Arsenal), mentre nell’annata appena conclusa il risultato è stato ben peggiore (eliminazione nella fase a giorni contro squadre tutt’altro che irresistibili).

La sensazione che il diavolo ha dato in queste due stagioni è che tale competizione fosse più un impiccio che una vetrina: i rossoneri sono incappati in molte figuracce e spesso sono scesi in campo con una formazione infarcita di riserve. L’Europa League è un torneo che prevede due partite in più della Champions con trasferte spesso impegnative, in luoghi lontani e in stadi poco attraenti. Giocare contro il Dudelange o squadre di simile caratura significa avere tanto da perdere e pochissimo da guadagnare, il che rende la fase a gironi pesante a livello mentale. Se si supera questo scoglio, all’orizzonte ci sono gli squadroni: ogni anno dalla Champions League scendono autentiche corazzate contro le quali sarebbe difficile giocare ad armi pari (Atlético Madrid e Chelsea negli ultimi due anni ne sono l’esempio).

Vincere l’Europa League sembra un obiettivo non ancora alla portata di questo Milan e dunque restarne fuori non sarebbe un grosso dramma. Anzi, potrebbe essere d’aiuto per la crescita della squadra che, con i soli impegni del campionato e della Coppa Italia, potrebbe incanalare tutte le energie in queste due competizioni. Non disputare le coppe europee significa anche prevedere una rosa meno ampia: in quest’estate tra le fila dei rossoneri in molti sono andati in scadenza di contratto (Abate, Zapata, Montolivo, Bertolacci, José Mauri); il Milan ha la necessità di puntellare la squadra con acquisti mirati e con un budget ridotto rispetto agli anni precedenti: non essere obbligati a sostituire numericamente tutti i partenti sarebbe certamente d’aiuto.

Infine, disporre di un anno in più per rientrare nei parametri del FFP permetterebbe al fondo Elliott di poter investire maggiormente in questa sessione di mercato, in modo da alzare il livello della squadra e puntare dritto al quarto posto, con il quale si potrebbe innescare quel famoso circolo virtuoso che potrebbe trarre in salvo i rossoneri dalle sabbie mobili economico-finanziarie di queste ultime stagioni.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.