Giro d’Italia 2019 – Carapaz, a un…Manghen dalla storia

Lo chiamano il piccolo Diablo, per via della somiglianza con il Diablo originale, Claudio Chiappucci, scalatore varesino che ha fatto incetta di podi al Giro d’Italia e al Tour de France nei primi anni Novanta. A differenza del suo “mentore fisiognomico”, però, Richard Carapaz vuole salire sul gradino più alto della Corsa Rosa.

E il 26enne – compiuti ieri gli anni – ecuadoriano della Movistar ha tutte le caratteristiche per riuscirci. A quattro tappe dalla fine, Carapaz ha un vantaggio di 1’54” su Vincenzo Nibali, 2’17” su Primoz Roglič e 3’03” su Mikel Landa, compagno di squadra. Una classifica positiva che è il primo dei quattro fattori che lo rendono principale indiziato a vestire domenica prossima la Maglia Rosa finale all’Arena di Verona dopo la cronometro finale di 17 chilometri.

Il secondo è l’abilità di lettura della corsa. Carapaz sia a Ceresole Reale che a Courmayeur ha approfittato della situazione conflittuale di Nibali e Roglič, con lo Squalo dello Stretto e lo sloveno che hanno giocato a rimpiattino in quelle due frazioni e con l’ecuadoriano della Movistar che è stato abile ad approfittarne, costruendosi gran parte del tesoretto in classifica. Forse perché anche colpevolmente sottovalutato dai due. A questo si aggiunge la combinazione di non andare in panico quando gli avversari attaccano sul terreno a loro favorevole – vedi Nibali sul Mortirolo – unita alle indubbie capacità di scattista su salite non impervie come dimostrato a Frascati, a Courmayeur e ieri nell’arrivo ad Anterselva.

Il terzo è proprio questo. L’essere capace di fare la differenza su salite di media difficoltà lo potrebbe nettamente favorire domani nell’arrivo di San Martino di Castrozza, 13,6 chilometri di salita con pendenza media del 5,6%. Se Carapaz sarà lo stesso di Anterselva, per Nibali e Rogličsaranno i più classici “volatili per diabetici”.

Anche perché, e qui giungiamo al quarto fattore, l’ecuadoriano può contare su un Mikel Landa, attuale quarto in classifica a 3’03” che fino ad adesso ha dimostrato avere sia gambe in salita quanto fedeltà verso il suo giovane capitano. Se lo spagnolo dovesse confermare entrambe le caratteristiche nelle frazioni finali, la strada per Carapaz verso la Maglia Rosa di Verona potrebbe essere davvero spianata.

L’unico ostacolo per il Piccolo Diablo è rappresentato dal tappone dolomitico per sabato. Dove in programma vi sono da scalare Rolle, Manghen (nuova Cima Coppi del Giro d’Italia dopo l’annullamento del Gavia) e la doppia Croce d’Aune con arrivo in salita. In frazioni del genere, l’esperienza nel gestire lo sforzo è fondamentale e Carapaz, per ovvio difetto d’età, è svantaggiato da questo punto di vista. Ecco, quello potrebbe essere l’intoppo per l’ecuadoriano. Situazione che ovviamente e sportivamente non gli auguriamo, perché Richard sta scrivendo pagine importanti per sé e per una nazione intera, l’Ecuador, che lo sta seguendo incessantemente nonostante il fuso orario. Pagine importanti che lo stanno portando, è proprio il caso di dirlo, a un Manghen…dalla storia.

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Nato a Salerno il 3 maggio 1986, laureato in Fisica, ex arbitro di calcio FIGC. “Sportofilo” a 360° con predilezione per calcio e ciclismo, è un acceso e convinto fantacalcista.