Lugano, salvezza con vista Europa

Dal nostro inviato a Lugano (CH) 

Ieri sera, al termine dell’incontro Lugano-San Gallo, c’era un po’ di tutto: gioia, commozione, aspettative per il futuro. La gioia per il risultato sportivo, innanzitutto: a volte si sottovaluta la salvezza in un campionato che ha visto retrocedere, negli ultimi anni, squadre come Zurigo, Losanna e Grasshopper, tutte con budget più importanti di quello dei sottocenerini.

Quest’anno è stata ancora più difficile: con lo spareggio i posti caldi sono diventati 2 (con 10 squadre). Il bellissimo girone di ritorno dello Xamax ha alzato la quota salvezza in maniera incredibile: “Non è normale, in Super League” ci diceva ieri Celestini a fine partita “che con 41 punti non fossimo ancora salvi. Ce l’abbiamo fatta, e forse questa cosa andrebbe considerata per il suo effettivo valore, soprattutto tenendo conto da dove partivamo a febbraio. Questo gruppo ha lavorato tanto, e sta raccogliendo il frutto di uno sforzo fatto da tutti. Non era facile, e questo va riconosciuta ai ragazzi.”

Ieri sera si è rivisto il Lugano sceso in campo contro il Lucerna. Certo, il San Gallo è apparso un gradino più sotto dei confederati, dal punto di vista della qualità: ma il merito è stato anche dei bianconeri, che li hanno fermati con una grande organizzazione di gioco. Forse non sarà il Lugano di Celestini, inteso come filosofia tattica: il suo Losanna giocava in maniera diversa. Però è un dato di fatto che, a un certo punto, Zeidler ha dovuto provare a cercare il gol coi lanci lunghi per Rapp, subentrato nel finale (forse troppo tardi, ma il ticinese è apparso in effetti un po’ sotto tono rispetto al giocatore che avevamo ammirato a Thun, lo scorso anno), per assenza di spazi.

Dietro, i bianconeri hanno sbagliato pochissimo, concedendo agli avversari solo una vera palla gol nella ripresa. Yao, centrale al posto dello squalificato Marić, si è ben disimpegnato: ma, del resto, giocare assieme alla coppia Sulmoni-Daprelà dà sicurezza. Il ticinese ex Thun, in particolare, sta facendo ottime partite da parecchio tempio, dopo un periodo difficile, dove sembrava che il tecnico avesse deciso di metterlo da parte. Senza polemiche, senza alzare la voce, Sulmo ha risposto nell’unico modo possibile: con il lavoro. Ha riguadagnato il posto in squadra, la fiducia dei compagni e dell’allenatore, e oggi è un pilastro di una difesa che, finora, ha incassato 45 gol. Tanti? Beh, il grande Basilea, secondo in classifica, ne ha presi solo uno di meno. E parliamo di un torneo dove lo Young Boys vincitore ha segnato sinora 94 reti (record) e potrebbe arrivare addirittura alla quota simbolica di 100 gol. In 38 partite.

Per descrivere Gerndt, invece, non ci sono più parole. Non è appariscente, l’attaccante svedese. E neppure è un giocatore che va spesso in doppia cifra (ma forse, stavolta, potrebbe farcela: è a quota 9 centri). Però, quest’anno, ha fatto probabilmente la sua più bella stagione in bianconero. Attacca gli spazi, dà profondità, difende quando serve e sa essere letale sui calci piazzati: a Cornaredo, nelle ultime due partite, due sue punizioni sono valse 6 punti. E abbiamo ancora negli occhi quella con la quale, lo scorso anno, il Lugano espugnò il St Jacob-Park.

A fine partita, il giocatore si è fermato a parlare con i giornalisti. Nonostante il volto sorridente, non le ha mandate a dire all’arbitro: “Abbiamo giocato in 11 contro 12: non è facile vincere, in queste condizioni. Però alla fine ci siamo ritrovato con i tre punti, meritandoli. E tanto basta.” A causa, infatti, di un’ammonizione un po’ cervellotica, l’ex Young Boys non ci sarà a Neuchâtel mercoledì sera. Tuttavia, i bianconeri hanno tante altre frecce al loro arco, come ha sempre detto Celestini, che non vuole alibi per i suoi.

Il capitano Sabbatini era anch’esso soddisfatto: “Siamo stati felici della risposta del pubblico, e ringrazio la società per ciò che ha fatto. Vittoria sofferta: il San Gallo è una squadra tosta, ma noi in questo momento abbiamo qualcosa in più degli altri. Ora spetta alla squadra dimostrare che vuole qualcosa in più. Avevo detto già tempo fa che era fondamentale guadagnare prima possibile la salvezza per puntare più in alto: abbiamo ancora due partite molto importanti da giocare. Forse abbiamo perso per strada qualche punto nelle settimane passate, ma ora serve la volontà e la forza di fare quest’ultimo passo.”

“Gli arbitri? Magari ci hanno fatto perdere qualche punto, ma in alcune occasioni hanno sbagliato a nostro favore. Non sarà comunque facile contro Xamax e Grasshopper: ci hanno fatto soffrire in passato, a Neuchâtel si giocheranno le ultime possibilità, c’è il campo sintetico, tutte cose che rendono la sfida difficile. La situazione societaria? Non so cosa succederà: speriamo di andare in Europa, potrebbe essere un aiuto. Voglio bene al presidente: sono qua grazie a lui, è il nostro primo tifoso, una persona importante sotto tutti gli aspetti, non solo finanziari.”

Infine, il presidente Renzetti. In mezzo a tanti sorrisi, il Pres si è commosso: non è la prima volta che accade, del resto. “È dura, anche se è bello. C’è dietro tanto lavoro, ci sono tante aspettative, sacrifici. Aspetto come sempre alla fine per mettere la riga.” Abbiamo voluto rimarcare i tanti presenti (record di presenze stagionale, e seconda partita con il numero maggiore di spettatori dal ritorno del Lugano nella massima serie): “La società ci ha messo tanto, e devo ringraziare chi ha lavorato per ottenere questo risultato. Un grazie anche al nostro settore giovanile, che è una magnifica realtà. In Svizzera Romanda sarà durissima: speriamo di essere ancora in corsa per il terzo posto sabato prossimo, quando verrà a Cornaredo il Grasshopper: magari ci saranno anche più persone.” 

Sul futuro, il presidente non ha aggiunto nulla che non si sapesse: “Io farei il presidente a vita. Però non posso mettere a rischio la mia salute. Mi emoziono sempre pensando a quanto fatto, più che per il futuro: poi è chiaro che serate come questa, dove provi delle sensazioni di questo tipo, ti ripagano del lavoro fatto.”

Ultimi dieci giorni di passione, quindi. Il gruppo era già al lavoro oggi, in vista della trasferta di mercoledì. Sabato ci sarà un giorno di riposo, ma domenica i bianconeri saranno ancora sul terreno di gioco. C’è la volontà di farcela, si sente il profumo del grande risultato, come due anni fa: poi, sabato 25 sera, si tirerà la riga. E, a quel punto, molte cose saranno più chiare. O si chiariranno, nei giorni seguenti.

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.