Verso Basilea-Thun: le parole in esclusiva per MondoSportivo di Matteo Tosetti

Mancano ormai una manciata di ore al calcio d’inizio della finale di Coppa svizzera tra Basilea e Thun, inedito assoluto della storia della competizione. Le due compagini, infatti, mai si erano incontrate a questo punto. Per i bernesi, si tratta della seconda finale della loro storia (iniziata nel lontano 1898: un anno prima del Milan). Il precedente è datato 1955 quando, nel vecchio stadio Wankdorf, sulle cui rovine è sorto il modernissimo Stade de Suisse, dove andrà in scena domenica la finalissima, i biancorossi vennero sconfitti dal La Chaux-de-Fonds, oggi relegato in 1° Lega Promotion (all’ultimo posto, con sole 8 lunghezze) ma, all’epoca, grande dominatore della competizione.

Delle due protagoniste della partitissima di domenica (da sempre, la sfida più importante del calcio svizzero), il Basilea, come sappiamo è abituato a queste temperature (12 vittorie nella competizione delle quali 7 negli anni 2000, 27 finali disputate, 20 titoli svizzeri), e non ha bisogno di presentazioni.

I renani hanno avuto una stagione a due facce. Partiti male, con la sconfitta nei preliminari di Champions League in Grecia a opera del PAOK, i rossoblù hanno licenziato Wicky prima ancora della partita di ritorno (chiusasi con una secca sconfitta casalinga per 0-3, e conseguente eliminazione). Dopo la parentesi provvisoria di Frei, rimasto poche partite, i rossoblù si sono rivolti all’esperto Koller. Il nuovo tecnico, subentrato a colui che ancora oggi è capocannoniere assoluto della nazionale svizzera, ha subito perso la possibilità di partecipare all’Europa League per mano dei non irresistibili ciprioti dell’Apollon. Il resto è storia nota, con un girone d’andata in campionato zoppicante e concluso con 18 lunghezze di svantaggio da uno Young Boys stellare che, a settembre, si è preso anche il lusso di rifilare 7 reti ai rivali allo Stade de Suisse. Si è capito, quel giorno, che il torneo non avrebbe avuto più storia.

L’autunno, dopo quella batosta, è stato pesante, caratterizzato da dure polemiche tra Koller e il potentissimo direttore sportivo Streller. Un girone di ritorno più aderente al livello del club, mette così oggi i renani nel ruolo di favoriti. Nell’ultima di campionato, il tecnico ha schierato un po’ di seconde linee: e le buone prestazioni di alcuni di loro (uno su tutti l’ex interista Kuzmanović) potrebbero regalare qualche sorpresa nell’undici di partenza domenica pomeriggio (calcio d’inizio alle 14.00, diretta televisiva su RSILA2 per gli italofoni: il canale sarà ancora visibile sul DTT, in alcune zone oltreconfine, sino a domenica 2 giugno).

C’è sempre il rischio di cadere nella facile retorica quando si scomoda la parola Storia riferendolo a una partita di calcio, ma tant’è: questa volta abbiamo deciso di assumerci questo rischio, almeno per ciò che riguarda il Thun. Dei precedenti vi abbiamo scritto sopra: e quindi, per i protagonisti di oggi, un po’ di emozione è d’obbligo.

La squadra biancorossa ha avuto anch’essa una stagione a due facce: un girone d’andata condotto a ritmi forsennati e uno di ritorno, con qualche problema (una serie di 11 partite senza vittorie, interrotta sabato sera contro il Lugano). A discolpa dei biancorossi, l’assenza del capitano Hediger, fermato da un grave infortunio, e i problemi fisici di un altro punto fermo della formazione bernese, l’ex bianconero sottocenerino Matteo Tosetti, uomo dell’ultimo passaggio per il pericoloso attacco degli inquilini della bellissima Stockhorn Arena, e campione del mondo con la U17 svizzera nel 2009. A questo proposito, abbiamo fatto una chiacchierata al telefono col giocatore elvetico, che ringraziamo prima di tutto per la sua disponibilità.

Il centrocampista ticinese questa vigilia l’ha già vissuta nel 2016, quando appunto giocava in riva al Ceresio, agli ordini di Zeman“Beh, non è la stessa cosa” esordisce il giocatore. “A Lugano c’era più pressione: quella bianconera è una società che ha un passato di finali disputate e di vittorie in questa competizione, e quindi ci si aspettava molto da noi. Giocavamo tra l’altro contro lo Zurigo, un’avversaria alla nostra portata, con tutto ciò che ne conseguiva. Qua c’è attesa, ovviamente: ma nella consapevolezza, anche, che sarà difficilissima. Non sono il solo ad aver vissuto vigilie di questo tipo in squadra: Glarner ha vinto la Coppa con lo Zurigo nel 2014, e anche Schneider quando giocava nel 2005, e questo aiuta a mantenere armonia nel gruppo.”

“La gente di qua, ovviamente, è felice del fatto che domenica ci giocheremo la finale: non accadeva da moltissimo tempo, c’è un solo precedente nella storia del club. Comunque vada, sarà una domenica da ricordare. Siamo consapevoli che potremmo scrivere una pagina indelebile nella storia di questa società, e questo per noi costituisce una carica importante.”

“Stiamo bene: era un peso per noi non avere ancora la certezza matematica della salvezza, che era un obbiettivo fondamentale per il club. Ora che l’abbiamo ottenuta, possiamo finalmente mettere tutta la nostra testa sulla partita di domenica. L’ambiente a Thun è di festa. Saranno in molti, domenica, a sostenerci a Berna: ho sentito che sono già stati venduti tanti biglietti. Speriamo anche di avere il sostegno del pubblico neutrale dei bernesi di città: è vero che c’è rivalità tra noi e lo YB, ma credo che per molti di loro sia una maggiore soddisfazione veder perdere il Basilea.”

Abbiamo chiesto al centrocampista ticinese se pensa che il campo sintetico possa essere un aiuto per i suoi: in fondo, nell’unica sfida a Thun della stagione (le due compagini, per ironia della sorte, giocheranno ancora in campionato alla Stockhorn Arena mercoledì prossimo – ndr), i renani sono usciti sconfitti 4-2: “Quello di giocare sul sintetico potrebbe essere indubbiamente un vantaggio, ma non è l’unica nostra carta a favore: siamo una squadra veloce, con diversi attaccanti in grado di incidere, e giochiamo un calcio che potrebbe dar loro fastidio. Non siamo favoriti, ma questo potrebbe essere uno svantaggio per loro: il peso, dal punto di vista mentale, è tutto sul Basilea. Per loro la Coppa significa salvare la stagione, ma perdere sarebbe molto pesante. Se dovesse capitare a noi, in fondo, sarebbe nelle logiche del calcio, e questo ci permette di giocare con la mente più libera. Certo, vincere vorrebbe dire scrivere una pagina di storia di questo club, di quelle che si raccontano per tanti anni a venire: sarebbe bellissimo, e giocheremo con tutto il cuore per regalare questa emozione alla nostra gente, che ci segue sempre con affetto.”

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.