Il caso De Rossi scatena lo scontro tra calcio moderno e non

Il caso De Rossi sembra un film già visto qualche anno fa dalle parti di Trigoria. I tifosi si trovano a dover dire addio a un simbolo della romanità giallorossa fatta giocatore come lo era stato Francesco Totti. Un capitan futuro che è rimasto tale anche quando quella fascia gli è passata di conseguenza dopo il saluto del pupone. Una vicenda che ha scatenato le ire della tifoseria, che già da inizio anno contestava le scelte della società, o azienda, soprattutto in fase di mercato. Partenze eccellenti, mancati acquisti dell’ultimo momento e rinforzi dubbi che non avevano convinto e hanno portato a lungo andare all’addio a Eusebio Di Francesco.

La società ha sicuramente gestito male la situazione forse poco consapevole del tipo di giocatore chiamato in questione. Sarebbe stato più giusto discuterne con largo anticipo, magari trovare una soluzione comune che accontentasse entrambe le parti, da una parte la necessità di bilancio dall’altra la voglia di disputare ancora un anno in maglia giallorossa anche se non a regime continuo visti i problemi noti al ginocchio. La gestione Roma ha ragionato troppo da azienda non tenendo in considerazione l’atmosfera che si vive nella capitale da parte dei tifosi. Uno scontro tra il calcio moderno fatto di bilanci e gli amanti di ciò che è stato tra bandiere e passione. Non sappiamo come andrà a finire, ma qualcosa di rotto e irreversibile adesso c’è.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.