I fatti di Lucerna preoccupano il calcio svizzero

Il calcio svizzero è nella bufera, dopo i fatti di Lucerna. Come sappiamo, non è la prima volta che accade, in questa stagione (c’è il precedente di Sion, nel mese di marzo). Il club, come abbiamo scritto ieri nel nostro tradizionale riepilogo del lunedì, ha chiesto aiuto, attraverso un comunicato ufficiale, alla SFL e alle autorità. La partita, come vi avevamo già notiziato nell’immediatezza via Twitter, è stata sospesa, coi giocatori costretti a consegnare le maglie agli ultras: un gesto che avevamo già visto, anni fa, a Genova.

Uno dei responsabili, che ha agito a volto scoperto, secondo quanto riportato dal Blick, è stato individuato (si tratta di un noto capo ultras, conosciuto anche per le proprie simpatie politiche di estrema destra). La pubblica accusa di Lucerna sarebbe già al lavoro, e, secondo quanto previsto dal Codice penale federale svizzero, i responsabili rischiano pene detentive sino a tre anni. Sempre secondo il Blick, nelle ultime ore il capo ultrà del GCZ dovrebbe essere stato messo dalla polizia a disposizione dei giudici lucernesi.

La SFL invece ha emesso un comunicato ufficiale nella serata di ieri, attraverso il quale ha reso noto che, con la collaborazione della polizia, sono state identificate le 57 persone che hanno partecipato all’invasione di campo alla swissporarena. Per loro è quindi scattata la misura dell’interdizione all’ingresso in tutti gli impianti sportivi delle leghe maggiori di calcio e hockey su ghiaccio per 3 o 5 anni, a seconda della gravità dei singoli comportamenti. A tale proposito il CEO della SFL Claudius Schäfer ha dichiarato: “È nostro dovere espellere dai nostri stadi quelli che volutamente vogliono interrompere il campionato e non rispettano le nostre regole. L’attacco fisico e verbale a un giocatore di colore (Pinga – ndr) è stato particolarmente riprovevole. Dobbiamo combattere tutti gli atteggiamenti razzisti o le forme di discriminazione.”

Ieri mattina, il presidente Rietiker e l’allenatore Forte hanno incontrato i giornalisti a Zurigo. Sui fatti di Lucerna, il massimo dirigente delle Cavallette (sceso anch’egli in campo a parlamentare con i tifosi più esagitati) si è così espresso (SRF): “Dobbiamo distinguere tra tifosi e teppisti. A fronte di ciò che stava accadendo, era impossibile proseguire l’incontro. Da queste persone sono infatti arrivate delle vere e proprie minacce (gli ultras hanno preteso le maglie e i pantaloncini dei giocatori – ndr): purtroppo, considerata la scarsa presenza della polizia allo stadio, abbiamo preferito accontentarli per evitare problemi alle altre persone presenti. Il nostro obbiettivo era evitare incidenti: cosa avreste scritto se vi fossero stati 10 o 15 feriti? Ora spetta alla politica e alle istituzioni intervenire: non è possibile che le infrazioni commesse dagli automobilisti abbiano maggiori probabilità di essere punite rispetto a questi comportamenti violenti.”

La parola ora passa alle istituzioni. Il consigliere federale Amherd (citato da Rietiker nella conferenza stampa) ha ricordato al Blick che, dopo i fatti di Sion, aveva dato all’Ufficio federale dello sport (FOSPO) il mandato per incontrare sul tema i rappresentanti delle istituzioni calcistiche. Ci sono delle idee, rispetto a questo. Amherd, tuttavia, aspetta l’elezione  del nuovo presidente della ASF per discutere e assumere le decisioni definitive.

Certo, parecchi esponenti anche autorevoli della stampa (uno su tutti il capo redattore sportivo del Blick Felix Bingesser, forse il cronista sportivo più autorevole di tutta la Svizzera) hanno picchiato duro. Viene infatti rilevato (come fatto dal presidente del GCZ in conferenza stampa) che, in terra rossocrociata, si viene individuati e severamente puniti per infrazioni anche di lieve entità. Solo lo stadio sembra essere un territorio franco: l’autorevole commentatore si augura che i fatti di Lucerna possano costituire una svolta in tal senso. Il discorso è comunque complesso: il dibattito non è iniziato adesso, e molti argomenti sono stati sviscerati anche nella nostra Penisola, come ben sappiamo.

Anni fa ci eravamo occupati del cosiddetto “modello svizzero” legato alla prevenzione dei reati in ambito sportivo (qua il link all’articolo). Il sistema, tutto sommato, funziona nella maggior parte dei casi. Tuttavia, recenti episodi di cronaca anche legati all’hockey su ghiaccio rivelano che, evidentemente, va sviluppata anche la parte più propriamente repressiva. Le autorità sono in grado di farlo (tempo fa, in Ticino, destò parecchie polemiche l’azione di polizia successiva agli incidenti, alla Valascia, tra i tifosi dell’Ambrì e quelli del Losanna): bisognerà vedere se ci sarà o meno una precisa volontà politica al contenimento del fenomeno. Anche in Ticino, a Chiasso, sono di recente avvenuti episodi d’intolleranza, che hanno visto coinvolti alcuni tifosi rossoblù, in occasione della partita casalinga persa contro il Vaduz, poche settimane fa.

I mezzi ci sono: in questo campionato, per esempio, è stato individuato il tifoso dello Zurigo autore del lancio di una banana a Basilea all’indirizzo di Pululu (si è autodenunciato, ma perché sapeva che sarebbe stato rintracciato nel giro di pochi giorni). L’episodio venne molto ridimensionato dalla testimonianza dello stesso individuo, che specificò che non era assolutamente intenzionato a compiere un gesto di natura razzista. Tuttavia, è un dato di fatto che la tecnologia, oggi, in Svizzera come ovunque, è in grado di operare in tal senso per l’individuazione e l’identificazione dei facinorosi. Ciò che è accaduto in queste ultime ore lo testimonia in modo oggettivo.

Il vero problema riguarda il numero degli operatori di polizia disponibili: oltreconfine gli organici sono ridotti rispetto ai nostri, tant’è vero che la sicurezza preventiva all’interno degli stadi è delegata (come in Italia) a società private, a libro paga delle società calcistiche, con personale però molto più equipaggiato e addestrato rispetto ai nostri steward. È evidente che, invece, la fase repressiva e giudiziaria spetta all’Autorità, con tutto ciò che ne consegue riguardo alle risorse da impiegare. Servirà un accordo serio, con una suddivisione di responsabilità tra tutti gli autori in gioco: tutte cose che hanno dei costi, attualmente difficili da sostenere per molte società. In ogni caso, siamo certi che, a fine stagione, e con l’elezione del nuovo presidente dell’ASF qualcosa accadrà.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.