Lugano, l’Europa passa dai piedi di Sadiku

Punto guadagnato o punti persi? La domanda, rispetto alla partita di ieri del Lugano, è scontata. Certo, quando giochi a Basilea, uscire con dei punti è sempre buona cosa. Quest’anno i ticinesi, per i renani, sono stati sempre clienti difficili: 3 pareggi e una vittoria ottenuta per il rotto della cuffia. La tradizione non è stata cambiata neppure ieri: non solo, i rossoblù si sono trovati addirittura a dover inseguire il risultato.

Armando Sadiku, subentrato al 46′ a Bottani, infortunato, ha fatto finalmente la differenza, infilando Omlin da circa 25 metri: davvero pregevole. Ve lo mostriamo nel Tweet qua sotto.

Il giocatore ha poi festeggiato esprimendo tutta la sua rabbia. A fine partita, ai microfoni di Giacomo Moccetti della RSI, ha precisato di non avercela avuta con nessuno in particolare; Celestini, subito dopo, sempre parlando con gli studi televisivi a Comano, ha subito minimizzato l’accaduto.

Purtroppo per i bianconeri, la prodezza del centravanti albanese è stata vanificata da un errore di Da Costa, subentrato a Baumann (uscito dopo uno scontro con Balanta al 30′). L’ex capitano del Novara, infatti, al 73′, non ha saputo trattenere la sfera dopo una conclusione di Suchy: lo stesso giocatore ha quindi potuto facilmente insaccare la sfera.

Nel finale, comunque, a causa dell’abbassamento del baricentro dei ticinesi, sono stati i renani ad andare più vicini al gol (traversa di Ajeti al 90′), anche se, praticamente nell’ultima azione dell’incontro, Daprelà si è trovato sulla testa il pallone di una possibile vittoria, mandandolo fuori di un soffio. Ma, forse, sarebbe stato un premio eccessivo per i bianconeri.

A fine partita, Celestini era comunque soddisfatto della prestazione dei suoi (Fc Lugano): “La squadra è stata bene in campo: ho inserito Junior per dare maggiore profondità, e mi sembrava che la sfida potesse girare ulteriormente a nostro favore. A mente fredda, però, un punto va bene, visto che loro sono stati padroni del campo. Comunque, abbiamo rischiato poco, e questo è positivo. Un po’ di rammarico c’è; poi, a mente fredda, ti dici che un punto qui va bene, anche se non abbiamo rischiato moltissimo dietro.”

“Non ho visto Sadiku, stavo esultando coi ragazzi in panchina. In spogliatoio, comunque, non era certo arrabbiato. Del resto, a volte ci rimanete male quando un giocatore esce senza protestare: un po’ di grinta, da parte di chi non è partito titolare, ci sta. Da Costa? Difficile giudicare, è entrato a freddo, non giocava da tempo, e i suoi errori sono più gravi di quelli di un giocatore di movimento.”

“Sono soddisfatto della personalità messa in campo. Non mi piace giocare col baricentro basso, preferisco il pressing, ma i ragazzi hanno dimostrato di saper soffrire e lottare. Queste caratteristiche li rendono efficaci in difesa. Per quanto riguarda il futuro, ora ci aspettano due partite in casa contro due squadre che vogliono andare in Europa: dovremo assolutamente fare bene.”

Un buon Lugano, tutto sommato. Peccato i tanti palloni sbagliati in fase di ripartenza: ma la scelta di Celestini era stata quella di sacrificare la qualità ai chili, mettendo in campo giocatori prestanti e meno dotati tecnicamente. I renani, infatti, hanno provato a metterla sul piano fisico, oltre che su quello tecnico, vincendo, in questo modo, parecchi duelli individuali.

Tuttavia, specialmente nella prima frazione, non sono riusciti a concretizzare il maggior possesso palla, visto che gli avversari hanno saputo chiudere bene tutti gli spazi. Nella ripresa, i padroni di casa hanno fatto un po’ meglio, ma senza riuscire quasi mai a rendersi davvero pericolosi (a parte la traversa, colpita allo scadere da Ajeti, con Da Costa fuori causa).

Troppe volte le conclusioni non erano nello specchio della porta, o gli attaccanti non si sono fatti trovare puntuali per la deviazione vincente dei suggerimenti dei compagni. Inoltre, i rossoblù sono stati spesso molto rudi nei contrasti: l’arbitro ha lasciato giocare (solo tre cartellini gialli a loro carico), ma forse poteva essere un po’ più severo.

Del Lugano abbiamo già detto: una buona prestazione difensiva (che conferma il trend positivo: solo 4 le reti subite in 8 partite di campionato, davvero poche in un torneo come quello elvetico, dove si segna tantissimo) e, davanti, una rete da parte di uno dei due giocatori che ha nel repertorio questo tipo di colpi (l’altro è Gerndt, anche se più sulle palle ferme). Il futuro dei bianconeri passa soprattutto attraverso di lui: è anche vero, però, che il rebus sulla sua collocazione in campo, con questi schemi, resta sempre di difficile soluzione.

Tuttavia, l’albanese ha tiro, fiuto del gol e tanta voglia. A Zurigo aveva avuto un po’ di sfortuna; con lo Xamax è rimasto impigliato nella feroce morsa difensiva dei neocastellani, pur essendosi comunque procurato un’opportunità. Il rebus del quale dicevamo sopra riguarda la fase difensiva dei ticinesi, così efficace, ma che parte dal lavoro in tal senso anche degli attaccanti. Sicuramente, l’ex pupillo di Tramezzani fa molta fatica a fare questo tipo di gioco. Inoltre, questo dispendio di energie può tradursi in una scarsa lucidità nelle conclusioni.

A costo di ripeterci, continuiamo a pensare che il salto di qualità dei sottocenerini, e le loro possibilità di lottare fino in fondo per un piazzamento di prestigio, passino da lui. Un Sadiku che tornasse puntuale all’appuntamento con il gol, in un torneo equilibrato come quello svizzero, farebbe davvero la differenza, considerando il fatto che la difesa bianconera prende meno gol di quelle delle rivali dirette (a parte lo Zurigo).

Le due prossime partite casalinghe, contro il Sion e proprio lo Zurigo, saranno senza dubbio molto indicative. I tigurini scenderanno tra l’altro a Cornaredo pochi giorni prima di Pasqua, in piena vigilia della semifinale di Coppa svizzera, loro obbiettivo stagionale. I vallesani sono in un buon momento di forma, ma restano una formazione accessibile. In ogni caso, per arrivare in alto serve vincere: forse un’ovvietà da scrivere, ma l’unica verità oggettiva.

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.