Udinese, esonerato Nicola

L’Udinese continua a divorare allenatori. Dopo aver fatto fuori Velázquez, la dirigenza bianconera ha deciso di interrompere il rapporto professionale anche con l’ex tecnico del Crotone. La situazione di classifica dei friulani si è pesantemente aggravata con l’ultimo turno di campionato nel quale hanno vinto SPAL, Bologna, Cagliari e Genoa, tutte contro avversari di valore quali Roma, Torino, Fiorentina e Juventus. A queste quattro imprese va aggiunto il successo dell’Empoli contro il Frosinone e la concomitante sconfitta dell’Udinese a Napoli. I bianconeri si trovano ora al penultimo posto, a pari punti con i toscani e con un solo punto di vantaggio sul Bologna. Una classifica che mette a serio repentaglio la permanenza in Serie A dei bianconeri, dal momento che le altre contendenti sembrano nettamente più vive e frizzanti.

Paga l’allenatore, come sempre è capitato negli ultimi anni in casa Udinese. La famiglia Pozzo continua a cambiare compulsivamente guida tecnica, ricercando un mago della panchina che possa tramutare una squadra mediocre in qualcosa di più. Sono stati effettuati tentativi di ogni tipo: dal profeta in patria Delneri ad allenatori navigati come Colantuono, De Canio e Iachini, tentando il colpo a effetto con giovani di belle speranze come Stramaccioni, Oddo, Tudor e Velázquez, sino all’ingaggio di Nicola, artefice della miracolosa salvezza del Crotone che tutti ricordiamo. Nelle ultime tre stagioni la famiglia Pozzo si è resa protagonista di ben sette avvicendamenti in panchina, roba da far invidia a gente come Cellino e Zamparini.

Inutile girarci attorno: l’isola felice che rappresentava Udine per il calcio italiano non c’è più, si è persa. La dirigenza bianconera non ha più la lungimiranza che l’ha contraddistinta negli ultimi decenni, non riesce a mettere in piedi un progetto di medio-lungo periodo e continua a scaricare le colpe sugli allenatori che poco possono fare con il materiale messogli a disposizione. L’Udinese non è più in grado di scoprire talenti in giro per il mondo: l’ultimo grande giocatore che ha saputo valorizzare è Meret ma in questo caso il merito è relativo, dal momento che il giocatore è friulano e la società si è trovata questo talento tra le mani senza dover fare scouting.

I calciatori cresciuti nell’Udinese che si stanno mettendo in evidenza in giro per il mondo sono tanti: da Cuadrado a Muriel, da Bruno Fernandes a Zapata, da Allan a Zieliński, fino a Sánchez. Nella rosa attuale dei friulani non riusciamo a intravedere qualche futuro campione: sia nella sessione di mercato estiva che in quella invernale l’Udinese ha agito male, spendendo una cifra folle per Mandragora (20 milioni di esborso sono una novità assoluta per questa società). Se un cambio in panchina andava proprio fatto, questa era l’ultima data utile: la sosta permetterà al nuovo allenatore (si vocifera di Tudor) di lavorare con il gruppo grazie alla sosta per le nazionali. Più che gli 8 gol subiti da Juventus e Napoli, a condannare Nicola è stata l’assenza d’identità della squadra: anche quando ha vinto partite decisive (come quelle contro Chievo e Bologna), l’Udinese non ha mai dato l’impressione di essere squadra. La strada per la salvezza è in salita e tra due turni ci sarà lo scontro diretto con l’Empoli: un appuntamento da non fallire, probabile crocevia del campionato di entrambe le squadre.

Con la costruzione del nuovo stadio ci si aspettava un progressivo miglioramento di questa società che, invece, ha inanellato solo salvezze risicate, ottenute più per demerito altrui che per merito proprio. Il rischio di retrocedere è alto ma, anche in caso di salvezza, urge un netto cambio di rotta per la prossima stagione. Magari puntando su un tecnico e dandogli tempo di lavorare.

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Nasce nel 1987 a Udine, gioca a calcio da quando ha 6 anni. Laureato in Relazioni Pubbliche e Comunicazione Integrata per le Imprese e le Organizzazioni.