Il bilancio sulla stagione dello sci alpino

La tappa finale di Soldeu in Andorra ha messo la parola fine sulla Coppa del Mondo di sci alpino 2019. Anche quest’anno il circo bianco ha avuto la conferma da parte di due grandi specialisti delle prove più tecniche: l’austriaco Marcel Hirscher e la statunitense Mikaela Shiffrin. Il primo ha portato a casa l’ottava Coppa di fila segnando un dominio che non conosce rivali nonostante i tentativi quest’anno di Kristoffersen e del francese Noel. Per lui non sembrano ancora esserci voci di ritiro e questo fa pensare che l’austriaco possa allungare in futuro la sua striscia di trionfi. Una sciata fenomenale, potenza e tecnica da vero maestro della neve. Per la giovane Shiffrin, protagonista in un recente spot della Barilla con Federer, è stato un quasi en plein; ai trionfi in slalom, disciplina dove regna nonostante l’opposizione della Vhlova, si affianca anche il primato in Supergigante, segno di quanto stia diventando completa la sciatrice Made in Usa. Resta per lei solo un buco in discesa libera dove è l’Austria a festeggiare con un trittico sul podio formato da Schimdhofer, Venier e Siebenhofer.

Per i colori azzurri invece è stata una stagione agrodolce. Ai successi di Dominik Paris e alle medaglie mondiali si contrappongono i troppi infortuni e il deficit italiano nello slalom. Paris ha chiuso a 950 punti in classifica generale, ha riportato in Italia la Coppa di Supergigante che mancava da parecchio e ha ottenuto un brillante secondo posto in discesa. Se mantiene questa continuità di risultati in futuro forse si può sperare a ulteriori emozioni: un podio in Coppa del Mondo, ma volendo anche qualcosa di più se si combinano determinati fattori. Bene anche Sofia Goggia, tornata pienamente in forma a stagione in corsa. Senza quell’infortunio, che l’ha tenuta fuori nella prima parte, oggi potremmo parlare di un altro trofeo in bacheca per la squadra italiana. Piccolo appunto per Federica Brignone, capace di vincere l’unica prova di combinata della stagione, anche se in questo caso con c’era nessuna Coppa in ballo. E passiamo al lato scuro: gli infortuni. Quello di Emanuele Buzzi, finito contro le protezioni dopo aver ottenuto un buon piazzamento a Wengen è stato il più emblematico di un’annata dove la fortuna non si è fatta sentire molto. Tante assenze soprattutto tra gli sci più veloci, mancanze che hanno pesato nel computo finali dei risultati della pattuglia italiana. Ora abbiamo tempo di recuperare sperando che il prossimo anno il destino sia più benevolo. Infine un appunto sui nostri slalomisti. I tempi di Alberto Tomba sono lontani e si fatica a trovare degli sciatori all’altezza; va però riconosciuto che il livello dei big (Hirscher, Pinturault e Kristoffersen su tutti) è impegnativo e gli azzurri sicuramente faticano a stare al passo dei leader, però la mancanza di un atleta capace di farci emozionare è tanta e servirebbe per gli appassionati nostrani dello sci alpino.

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Nasce a Roma il 30 maggio 1979 mentre il Nottingham Forest di Brian Clough vinceva la sua prima Coppa Campioni. Radiocronista sui campi dell’Eccellenza laziale, adora il calcio minore ed il futsal.