Lugano, Celestini: “Grande amarezza, anche se ho rivisto la mia squadra”

Dal nostro inviato a Sion (CH).

È un Celestini deluso, quello che si presenta davanti a noi nella sala stampa del Tourbillon: “Non credo nella buona sorte, ma certe partite ti portanto quasi a convincerti del contrario. Un’autorete all’ultimo respiro ti porta a pensare a quello. Oggi ho visto però una squadra che aveva lo spirito giusto, che voleva riscattare la prova negativa di mercoledì sera. L’amarezza è grande, però dobbiamo trovare la forza di voltare pagina.”

“Abbiamo lavorato sulle piccole cose, non solo sulla tattica, e al 94′ avevamo la partita in mano. Però non posso non tener conto del fatto che negli ultimi dieci minuti abbiamo gestito male, sbagliando delle occasioni. Non è facile costruire se non porti a casa i risultati, e non posso certo sorridere dopo la partita di oggi. Non so se ho snaturato il mio calcio, non mi’interessa: oggi contava solo vincere. Devo capire cos’ha bisogno la squadra per fare risultato. La squadra in ritiro ha fatto bene, aveva fiducia. Ma se i punti non vengono, serve praticità, per fare girare la ruota dalla nostra parte. Per ora non basta, ed è un peccato, perché gli altri non è che fanno più di noi.”

“Abbiamo visto un po’ di fragilità, ma solo in alcuni momenti: mercoledì col Thun era durata 80′. Però, se non arrivano i risultati, non posso chiedere alla squadra di essere serena. Sbagliamo a volte le cose semplici, ma credo che questo dipenda dalla tranquillità, che oggi non c’è.”

Abbiamo quindi chiesto al tecnico bianconero se ha preferito la squadra disposta coi tre difensori nel primo tempo o a quattro nella ripresa: “Oggi mi è piaciuto lo spirito. Non andiamo troppo a riflettere sulle tattiche: ovvio che ci piaccia farlo, ma non è questo il calcio. Il calcio vuol dire metterci il cuore: oggi ho cambiato perché Lavanchy si è infortunato, e non avevo in panchina nessuno per sostituirlo. Però ero tranquillo, perché sapevo di potermela giocare come volevo, vista la grinta che i ragazzi hanno messo in campo. Ora dobbiamo andare a vincere a Lucerna: non importa come, ma dobbiamo portare a casa i tre punti.”

“La squadra ha fatto tutto ciò che doveva fare. Abbiamo lasciato qualcosa di evitabile, ma lo ribadisco: è una questione di fiducia, sbagliano anche gli altri. Conta cosa fa l’avversario, che magari mette cinque uomini davanti, che porta il portiere in area sulle palle ferme. Dobbiamo saper gestire queste situazioni, e non è facile. Serve comunque il cuore, quello messo stasera, sennò non se ne esce.” 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.