Allegri ritrova il sorriso, Ronaldo trascina una Juve “diesel”

La Juventus espugna il Mapei Stadium di Reggio Emilia, ritrovando il sorriso dopo le partite con Atalanta (in Coppa Italia) e Parma che qualche dubbio agli addetti ai lavori esterni alla realtà bianconera e qualche potenziale scoria dalle parti di Vinovo rischiavano di insinuarla, a pochi giorni dal delicatissimo incrocio con l’Atlético Madrid in programma il prossimo 20 febbraio.

A pagare dazio ai bianconeri è il Sassuolo di De Zerbi, che contrariamente ai bianconeri si rende protagonista di un eccellente avvio di gara ma si scopre troppo presto in riserva, patendo il ritorno dei Campioni d’Italia in carica che trovano in maniera anche un pò casuale la rete del vantaggio con il redivivo Khedira prendono in mano le redini di un incontro chiuso con autorità nella ripresa dai bianconeri.

Pronti via, e Rugani prova subito a complicare il piano-gara studiato da Allegri: vittima di un avventato passaggio in orizzontale di Pjanić lo stopper bianconero è bruciato da Đuričić, che si lancia a campo aperto verso la porta di Szczęsny ma è tradito da un secondo controllo infelice e dall’ottima scelta di tempo del portiere polacco, che gli sporca il pallone impedendo ai neroverdi di trovare il vantaggio evitando al contempo anche di commettere fallo da rigore. Sull’onda dell’entusiasmo i locali spingono anche in virtù del poco pressing dei bianconeri, che nel primo quarto d’ora di gara sembrano seguire nell’atteggiamento uno strascico del finale di contesa con il Parma; la sveglia suona di lì a poco, e come da decenni insegna la dura legge del gol a fronte di un avvio di gara migliore nell’interpretazione ma infruttuoso nei risultati gli emiliani incassano lo 0-1. Un’errata gestione del pallone da parte di Consigli regala alla Juventus un pallone sulla trequarti, con Ronaldo che spara una sassata che l’estremo dei locali respinge come può, trovando però il tap-in vincente di un Khedira in netta ripresa rispetto alle ultime apparizioni. Il gol inverte l’inerzia della partita, con il Sassuolo che scosso dallo svantaggio fatica a rendersi pericoloso dalle parti di Szczęsny, sciupando in avvio di ripresa una colossale occasione con Berardi “liberato” proprio da un errore del portiere polacco. Di lì a poco Ronaldo di testa scrive il doppio vantaggio di una Juventus oramai in controllo della partita su di un Sassuolo scosso oltremodo dal secondo gancio dei piemontesi, che non sazi nel finale trovano anche la terza marcatura con Emre Can a valle di un pregevole scambio tra Cristiano Ronaldo e Dybala.

Proprio Dybala rischia, in una Juventus apparentemente in graduale ripresa, di rimanere una delle poche “spine” nella stagione bianconera; adattato per mesi da Allegri a un ruolo da trequartista che ne sacrifica le caratteristiche individuali in funzione degli equilibri di squadra, pur performando in maniera tutto sommato positiva “la Joya” è costretto ad agire troppo lontano dalla porta per poter risultare decisivo anche in fase finalizzativa, nonché conseguentemente troppo lontano dagli standard cui ci aveva abituato nei suoi anni di militanza bianconera. Scavalcato da Bernardeschi nelle gerarchie “allegriane” (perlomeno nelle ultime due gare di Campionato), Dybala attraversa un momento non facile, come testimoniato dall’uscita anticipata contro il Parma, ma in un momento cruciale come quello che si apprestano a vivere i bianconeri non c’è cosa più importante che tenere coeso lo spogliatoio; ne è sicuramente ben conscio Massimiliano Allegri, che nelle prossime settimane sarà chiamato a recuperare quello che per la Juventus deve poter rappresentare un patrimonio tecnico, fondamentale nella conquista di un traguardo che, inutile nascondersi, deve essere per i bianconeri la vittoria in Coppa dei Campioni.

Tra le note positive del successo di Sassuolo la smagliante condizione fisica e mentale di Cristiano Ronaldo, protagonista di tutte le marcature dei bianconeri e sempre più centrale nel progetto Juventus, oltre che la forma fisica migliorata e in crescendo di Sami Khedira che dovesse riuscire a preservarsi per le gare più importanti del cammino bianconero da qui a fine stagione potrebbe rivelarsi un vero e proprio asso nella manica per Massimiliano Allegri. La gara di Reggio Emilia ha evidenziato ancora una volta però, qualora ce ne fosse bisogno, il peso specifico di Miralem Pjanić nell’economia della costruzione di gioco juventina; particolarmente evidente la crisi a centrocampo patita dai bianconeri in assenza del regista bosniaco contro la Lazio, con l’ex-romanista che pur potendosi alternare con Emre Can davanti alla difesa (con la possibilità in questa seconda accezione di poter dare a Cristiano Ronaldo una spalla più qualitativa nella gestione della transizione offensiva negli ultimi trenta metri) si conferma uno dei pochissimi inamovibili della compagine capolista.

Superato un gennaio a tratti allarmante, la Juventus esce dal Mapei Stadium rinfrancata nel morale da una prestazione convincente, al netto dei primi venti minuti, e da una classifica che vede la prima della classe guadagnare altri due punti sul Napoli, frenato dalla Fiorentina sullo 0-0. Perfettibile e ancora lontana dal 100% della propria condizione, la Juventus sembra aver superato il periodo più difficile di questo avvio di 2019; considerati i possibili recuperi di Chiellini e Bonucci l’Atlético Madrid fa forse meno paura di una settimana fa, ma come Allegri sa bene l’ultima cosa che i bianconeri si possono permettere è prendere sotto gamba i Colchoneros di Simeone.

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Nato a Roma nel 1989, si avvicina al calcio grazie all’arte sciorinata sui campi da Zidane. Nostalgico del “calcio di una volta”, non ama il tiki-taka, i corner corti e il portiere-libero.