In Pulgatorio: il cattivo della settimana

Torna, dopo la sosta natalizia, il Pulgatorio. Fin troppo facile, questa settimana, trovare i cattivi, visto quanto accaduto a Milano la sera di Santo Stefano. Tuttavia, non ce la prenderemo con gli ultras (o, meglio, non solo con loro). I fuorilegge esistono da sempre (lo furono anche Adamo ed Eva…). Nel calcio, in molti pensano che la soluzione possa essere lo stadio all’inglese. Noi, invece, non ne siamo convinti. Non sarà l’ennesima colata di cemento, magari pagata con denaro pubblico, a risolvere il problema.

La prima cosa che salta all’occhio è che, in fondo, le normative sui DASPO hanno funzionato: gli scontri, infatti, sono avvenuti lontano dallo stadio. Quindi, siamo già oltre. In molti hanno puntato il dito contro le società: ma, in fondo, tenere i violenti fuori dagli stadi è solo una parte della questione. Si è parlato dell’impossibilità di prevenire, della grande distanza dallo stadio. In realtà, il luogo dello scontro mortale si trova a circa un chilometro dal Meazza, nelle vicinanze di un’area di parcheggio utilizzata dai tifosi, specialmente nelle partite di grande affluenza, e a pochi metri da un Commissariato di Polizia.

La parola chiave è proprio questa: prevenzione. Probabilmente, qualcuno non ha colto del tutto le problematiche nuove che si aprono coi DASPO. I tifosi non entrano allo stadio, ma possono tranquillamente incontrarsi fuori. E questo comporta la necessità di monitorare il tutto con un fine lavoro d’intelligence. La Questura di Napoli, a quanto sembra, aveva avvisato i colleghi di Milano dell’arrivo di un gruppo di tifosi con alcuni mezzi privati. Probabilmente è mancato qualcosa sul fronte del coordinamento o, molto probabilmente, nessuno si aspettava un assalto di questo tipo. Evidentemente, non c’erano fonti idonee che potessero avvisare chi di dovere.

Probabilmente, bisogna rivedere qualcosa nella lotta contro la violenza attorno al calcio. I fatti, parlando delle curve, sono stati portati davanti al Parlamento, nella scorsa Legislatura, da questo rapporto, che vi invitiamo a leggere. Avvisiamo: è lungo, prendetevi il tempo che ci vuole. Però, il nostro scopo è darvi informazione, e farlo impegna tempo, non solo a noi che scriviamo, ma anche a voi che ci leggete. Crediamo sia più completo della pur interessante trasmissione televisiva Report, andata in onda alcune settimane fa. Forse, sarebbe il caso di cambiare l’angolo di visualizzazione del problema, che riguarda solo marginalmente il calcio. Poi, possiamo anche andare avanti a parlare dello stadio-salotto, del modello inglese, e di tutto il resto.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.