Milik e il suo sorriso. La forza di un campione

Arkadiusz Krystian Milik o semplicemente “Arek”, arrivato a Napoli nell’estate del 2016 dopo aver disputato un buon Europeo con la sua Polonia. Si era messo in mostra giocando alle spalle di Lewandowski, alto quasi 1,90 m ma agile e longilineo. Era un’estate calda quella lì per Napoli, il suo bomber Higuaín aveva “tradito” passando alla Juventus, dopo aver messo a segno il record assoluto di reti in Serie A in una sola stagione. L’intera piazza era sotto schock, nessuno si aspettava un voltafaccia del genere.

De Laurentiis, quindi, aveva puntato su diversi profili per sostituire il “Pipita”, grandi nomi che potessero incendiare nuovamente la piazza, ma non si chiuse per alcuno dei “big”. Uno di questi, Icardi, fu a un passo ma non se ne fece niente. Sarri spingeva per avere in ritiro al più presto il nuovo centravanti, Zapata non convinceva e fu dato nuovamente in prestito. E fu lì, dopo una trattativa meno complicata del solito per il club partenopeo, che si chiuse per Arek, 32 milioni all’Ajax ed ecco l’arrivo del polacco.

Molto scetticismo attorno all’allora 22enne, calciatore semisconosciuto al calcio italiano, qualcosina vista ma non certo da centravanti di razza. Ma Milik fa vedere subito di che pasta è fatto, è giovane e ha una buona personalità in area, deve affinare il suo istinto del gol ma dimostra che ha un gran tiro con il suo mancino ed è forte di testa. Subito le doppiette a Milan e Bologna, il Napoli è in testa alla classifica, sembra filare tutto liscio ma l’8 ottobre, in un maledetto Polonia-Danimarca valido per le qualificazioni mondiali, Arek si lesiona il legamento crociato anteriore sinistro, una grave botta per il processo di crescita dell’attaccante e per il Napoli. Da lì gli azzurri guidati da Sarri riscoprono Mertens falso nueve che non fa rimpiangere il polacco che a sorpresa brucia i tempi di recupero e torna a calcare i campi di Serie A il 19 febbraio successivo al Bentegodi contro il Chievo. Da lì a fine campionato non partirà mai titolare e andrà a segno una sola volta contro il Sassuolo.

Nelle gerarchie di Sarri non è più la prima scelta come punta centrale del 4-3-3 ma Arek non si lamenta, sa stare al suo posto e cerca di ritagliarsi un discreto minutaggio. Va subito in rete nella prima giornata del campionato 17-18 ancora al Bentegodi, ma stavolta contro l’Hellas. Il peggio sembra passato ma i fantasmi ritornano, dolorosi e scoraggianti, il 23 settembre: Milik gioca la sua seconda partita da titolare su sei in campionato ma dopo meno di 20 minuti una fitta tremenda al ginocchio lo fa accasciare al suolo dolorante, ancora un legamento saltato e stavolta al ginocchio destro. Una disdetta. Le voci su una sua fragilità e predisposizione agli infortuni si sprecano e le notizie non sono confortanti, stavolta è ancora più grave dell’anno prima.

Milik non perde il sorriso, la serenità. Con le stampelle, appena operato su un letto di ospedale, in tribuna a seguire i suoi compagni non ha mai il broncio, sempre tranquillo e placido a infondere tranquillità a chi gli è vicino e all’intero ambiente. Ci mette più tempo a risollevarsi, in molti credono che sia la svolta negativa di una parabola destinare a precipitare. E invece il polacco lavora sodo per tornare al meglio. Rientra il 3 marzo nella brutta sconfitta interna contro la Roma, su dodici partite che restano ne gioca solo due da titolare ma segna ben 5 reti fino a maggio.

Con l’approdo di Ancelotti sulla panchina azzurra in molti storcono il naso su Arek, il tecnico potrebbe portare a Napoli un centravanti di razza, un nome altisonante. Ma l’allenatore non insiste più di tanto con la società, a lui Milik e Mertens vanno più che bene. Con il nuovo allenatore Milik trova più spazio ma è meno pungente del solito, va in rete ancora alla prima giornata all’Olimpico contro la Lazio, poi fatica sciupando ghiotte occasioni nelle partite successive. Il minutaggio diminuisce ma, come sempre, la tranquillità del polacco non viene intaccata. Doppietta al Parma e due gol segnati in 15 minuti giocati: uno all’Empoli (subentrato a 7′ dalla fine) e uno importantissimo a Bergamo (entrato a 8′ dal 90′).

A fine gara, lunedì scorso all’Atleti Azzurri d’Italia intervistato perché uomo decisivo, lui che fa? Non reclama un posto da titolare, sorride, dà risposte serene. Un gigante buono, sfortunato ma tenace, giovane ma già maturo. Non è ancora un goleador di razza, forse lo diventerà, ma dopo ciò che ha passato, il peso della maglia che veste e il ruolo che ricopre, Arek ha dimostrato di essere un antieroe, uno che ha le spalle larghe e non solo fisicamente. Un calciatore che non ha perso mai il sorriso, a cui auguriamo grandi cose e di vivere una carriera al top.

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Telecronista e opinionista radio/TV, già a SportItalia e addetto stampa di diverse società. Non si vive di solo calcio: ciò che fa cultura è la fame di sapere, a saziarla il dinamismo del corpo e del verbo.