La linea verde del Chertanovo non si arrende mai

Per la prima volta in FNL, la squadra più giovane del campionato assieme al Krasnodar 2 ha ottenuto cinque risultati utili in sette giornate. Tutti in rimonta.

Spesso le nuove leve vengono accusate di scarsa dedizione, mancanza di grinta o voglia di lottare per crescere. Non è questo il caso del Chertanovo, compagine debuttante nella seconda serie russa: nove punti in sette giornate, conquistati tutti dopo essere passati in svantaggio. L’approccio non sarà quello giusto e c’è molto da lavorare ma la reazione sembra essere una dote innata in questi ragazzi. Sì, perché il Chertanovo non è altro che la diramazione finale di una delle scuole calcistiche più note di Mosca e nella rosa della prima squadra ci sono solo prodotti dell’accademia.

Vincendo il girone centrale di quella che si può definire come serie C, il Chertanovo ha dovuto fronteggiare diverse questioni per iscriversi al nuovo campionato. Innanzitutto, il club è ufficialmente una semplice scuola, non è quindi una società professionistica. Lo stadio, molto caratteristico ma allo stesso tempo troppo piccolo, sta subendo alcuni lavori di ampliamento e fino al 2019 le gare casalinghe si svolgeranno a Domodedovo. Il direttore, Nikolay Larin, non sembra però farsi scoraggiare. “Per quanto mi riguarda il futuro del calcio russo passa da qui, scommettendo sui giovani” spiega, “puntiamo a crescere senza stranieri e questo principio dovrà persistere in futuro, mantenendo un’età media vicina, al massimo, ai 21 anni. Saremo il bacino delle varie selezioni della nazionale russa”. E i risultati sono già concreti, con alcuni giocatori cresciuti nella scuola che hanno già esordito in RPL con le maglie di Rostov (Zuev) e Spartak (Timofeev).

Larin è entrato a far parte di questo progetto circa una decina di anni fa, ma il suo passato incuriosisce ancor di più. E’ stato un ultras della Dinamo Mosca, viaggiando per oltre 100 trasferte tra campionato e gare internazionali, senza lasciarsi sfuggire la possibilità di partecipare a delle risse con i rivali storici dello Spartak. Sarà un caso ma alla nascita i colori sociali del Chertanovo erano il bianco e il verde, ora, dopo un rebranding generale, blu e bianco, proprio come quelli della squadra allenata da Dmitri Khokhlov.

Ma torniamo all’attualità. Nel gergo tennistico si dice che una partita è vinta soltanto al momento della stretta di mano. Non c’è vantaggio che tenga, c’è sempre il rischio di essere recuperati. E il Chertanovo lo ha dimostrato in ben cinque occasioni, grazie soprattutto a Vladislav Sarveli, centravanti classe 1997 che con i suoi quattro gol ha di fatto regalato alla sua squadra cinque punti. Nell’ultimo turno la sua doppietta ha fermato addirittura lo SKA Khabarovsk, retrocessa dal piano superiore e desiderosa di salutare rapidamente questo “purgatorio”. Con Rotor e Armavir, sempre tra le mura amiche, sono arrivati due pareggi dal sapore opposto: se all’esordio le incognite erano numerose, il segno “X” agguanto con una delle principali candidate alla retrocessione, peraltro soltanto all’ultimo minuto, ha lasciato decisamente l’amaro in bocca. I due successi sono arrivati invece con il fanalino di coda Zenit 2 e l’ambizioso Baltika. La statistica è eloquente: il Chertanovo ha segnato soltanto una rete nei vari primi tempi, e ha poi perso quella partita, nell’avveniristico impianto di Nizhnij Novgorod. L’età aiuta a fornire prestazioni in crescendo, ma dopo un mese di campionato non può essere più un caso. Gli attributi non mancano, ma per fare il salto di qualità occorre limare i dettagli. Giocare le partite sin dal fischio d’inizio è tra questi: il tempo è dalla loro parte.

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Grande appassionato di calcio russo, tifoso dello Zenit San Pietroburgo. Estimatore del calcio giocato nei luoghi meno nobili e più nascosti, preferirebbe vedere un Torpedo-Alaniya rispetto a uno Juventus-Milan.