Brasile 2014, il personaggio: Neymar

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Un personaggio al giorno, dentro o fuori dal rettangolo di gioco, fino al 14 luglio: durante tutti i Mondiali vi regaleremo quotidianamente la biografia compressa di giocatori e non solo. Oggi è il turno di Neymar, mancato capocannoniere e mancato eroe del sesto mondiale per i verdeoro.

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Sarebbe stato bello parlare di James Rodríguez, delle sue lacrime a fine partita, e del suo (delizioso) vezzo di pronunciare “James” in spagnolo e non in inglese. Per fortuna ne abbiamo già parlato nei giorni scorsi, e l’assenza non sarà troppo grave.

A differenza di quest’altra mancanza: quella di Neymar nelle fasi decisive. Peserà per lo spettacolo, ma soprattutto per la sua squadra. I fatti sono brevi e chiari: da che mondo è mondo, i giocatori più forti tengono di più la palla, e sono più esposti a contatti anche rudi. Non particolarmente violento quello di ieri, con Juan Camilo Zúñiga; ma è bastato a estrometterlo dalla partita e dalla competizione.

In somma: Brasile 2014 e la Seleção perdono uno dei protagonisti annunciati. È come quando, girando un film, l’attore principale muore a metà delle riprese. Tutto da rifare, tutto da rivedere, tutto da ripensare. E molto da pensare. Ogni giorno, la stampa di tutto il mondo ha additato due cose, nei brasiliani: la continua preghiera, e le continue lacrime. Che uno, mettendo le due cose insieme, si vede piangere come una madonnina anche il Cristo Redentore.

Le lacrime di Júlio César, quelle di Thiago Silva, e anche quelle di Neymar durante l’inno; poi (dev’essere un vizio sudamericano) quelle di James Rodríguez, anche, sì. Precedute dall’uscita di scena, all’87esimo minuto, di Neymar: il leader e l’erede (di Pelé). E stavolta non lacrime di circostanza (tensione, sollievo), ma di dolore: una vertebra non è uno scherzo.

Per quella che è la squadra vista sin qui, c’è da pensare che l’organizzazione tedesca, la capacità di tenere il vantaggio e avere i nervi saldi, non dia scampo al Brasile nella semifinale che si disputerà martedì sera. Da questo punto di vista, l’infortunio di Neymar è quasi un toccasana: se i verdeoro fin qui hanno sempre detto chiaro e tondo di soffrire la pressione, senza la loro stella adesso ne hanno di meno.

Al Mondiale casalingo si è sempre obbligati a stupire (anche il Sudafrica, per dire, si sentiva obbligato a dover passare il turno… e con quella squadra lì non era possibile). Ma adesso c’è aria di sconfitta annunciata, e soprattutto c’è l’alibi. Proprio arrivando alla fase decisiva, quando la pressione sale sempre di più, il Brasile può permettersi di perdere. Niente Maracanaço bis.

Sono quei (rari) casi di addizione per sottrazione: togli il migliore giocatore, e il gruppo cambia. Mente più sgombra per tutti: da favoriti obbligati (ma non d’obbligo) a mina vagante. Da squadra aggrappata a un fuoriclasse a gruppo. Tutti più responsabilizzati, nessuno più così centrale. Anche per lo spettacolo: perché lo scontro tra eredi (Neymar-Messi) non ci sarà. Forse anche questo, per noi spettatori, potrà essere una liberazione salutare.

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14 giugno – Stefano Bizzotto
15 giugno – Gary Lewin
16 giugno – il sorteggio
17 giugno – Pepe
18 giugno – Guillermo Ochoa
19 giugno – Iker Casillas
20 giugno – Roy Hodgson
21 giugno – Giorgio Chiellini
22 giugno – Miroslav Klose
23 giugno – Fabio Capello
24 giugno – il parrucchiere (di Neymar)
25 giugno – Cesare… Maldini
26 giugno – l’esprit de l’escalier
27 giugno – Claudio Sulser
28 giugno – lo psicologo dimissionario
29 giugno – Mauricio Pinilla
30 giugno – Arjen Robben
1° luglio – Thomas Müller
2 luglio – Mario Ferri
3 luglio – Jürgen Klinsmann
4 luglio – Dunga

Pietro Luigi Borgia
Pietro Luigi Borgia
Cofondatore e vicedirettore, editorialista, nozionista, italianista, esperantista, europeista, relativista, intimista, illuminista, neolaburista, antirazzista, salutista – e, se volete, allungate voi la lista.

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