Cosenza, gli agnelli tolgono la maschera e diventano Lupi; metamorfosi compiuta

Appare semplice scriverlo adesso, ma lo sostenevamo già da tempo che il Cosenza fosse la squadra che più ci aveva convinto sia nella seconda parte di regular season, nonostante qualche passo falso come il pari casalingo contro il fanalino di coda Akragas, sia fin dalle primissime gare valide per i playoff. Non è nostra abitudine salire sul carro dei vincitori e i reiterati commenti nei nostri riepiloghi, nelle interviste e durante le conferenze stampa dimostrano che eravamo fortemente e sinceramente convinti che i Lupi avessero tolto quella maschera di agnellini che, a dirla tutta, poco gli si confaceva.

Perché parliamo di agnellini? Perché ricordiamo tutti che il Cosenza a inizio campionato fosse nei bassi fondi della classifica del Girone C di Serie C e ricordiamo ciò che si scrisse e si sostenne dopo la sconfitta per 2-1 nel derby di Catanzaro con le reti degli ex Zanini e Letizia che resero ancora più amara quella domenica. Il commento fu dei più offensivi per chiunque giochi a calcio, dalla Serie A alla Terza Categoria: al Cosenza mancavano gli attributi, i “cosiddetti” Lupi non erano altro che agnellini. Il mercoledì successivo i Silani giunsero a Catania per la sfida di Coppa Italia e prontamente reagirono: fu 2-1 e ai microfoni in sala stampa non si presentò Piero Braglia, ma Roberto Occhiuzzi. La nostra domanda fu chiara: cosa bisognava fare per far tornare la fame ai lupi? Il tecnico in seconda rispose che il Cosenza voleva diventare la squadra da battere e i risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Eppure, il miracolo del club e, in particolare di Piero Braglia, passa anche da certi passaggi a vuoto che hanno consentito una crescita esponenziale e un processo di crescente graduale fiducia dei calciatori nei propri mezzi. Tanto per citarne qualcuno: Umberto Saracco è un portiere che poco a che vedere ha con la Serie C per freddezza e tranquillità, le sue parate sono state sempre decisive e indimenticabili per noi saranno in particolare quelle compiute a Lentini; il “piccolo” metronomo Luca Palmiero, già da noi individuato l’anno scorso come uno dei centrocampisti più promettenti, perfetto nell’unire quantità e qualità; la splendida forma e fame di vincere di Corsi (giocatore con più minuti in campo, ben 3848) e D’Orazio vere e proprie spine nel fianco delle difese avversarie e fondamentali dal punto di vista tattico anche nei ripiegamenti e nel disegno tattico di Braglia; una difesa solidissima composta dai vari Idda, Camigliano, Pascali, Dermaku e Pasqualoni; Bruccini, Mungo e Calamai scudieri mai domi; infine, ma non per ordine di importanza la velocità di Okereke, la classe di Gennaro Tutino, che siamo certi ne farà di strada, e l’impavida arguzia di Alain Baclet.

Dei Lupi plasmati dalle sagge conoscenze di un tecnico come Piero Braglia, uno che non le manda mai a dire e che sa cosa fare per portare le proprie squadre al traguardo finale da vincenti. Montevarchi in C2, Catanzaro, Pisa e Juve Stabia in Serie B rispettivamente dopo quattordici, tredici e sessanta anni. Il “miracolo” di Cosenza è solo l’ultima perla di una carriera trascorsa tra la polvere della Terza Serie e le urla a bordo campo. La perla di un club che ha saputo, attraverso l’organizzazione, farsi spazio nel panorama calcistico con programmazione, idee chiare, bel gioco e un organico di alto livello.

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Appassionato di storia, letteratura, calcio e mediani: quegli “omini invisibili” che rendono imbattibile una squadra. Il numero 8 come fisolofia di vita: grinta, equilibrio, altruismo e licenza del gol.