A Viareggio ci siamo già dimenticati di Astori

La Viareggio Cup di quest’anno sarebbe dovuto essere il torneo di Davide Astori. È proprio all’ex giocatore viola, scomparso tragicamente pochi giorni prima l’inizio della competizione, che gli organizzatori hanno voluto giustamente dedicare la 70esima edizione dell’affascinante coppa riservata alle giovanili di club provenienti da tutto il mondo: doveva essere, insomma, l’occasione per tributare il calciatore bergamasco con minuti di silenzio, maglie commemorative, ma anche momenti di passione e solidarietà tra i giovani partecipanti e il pubblico arrivato per godersi con spensieratezza lo spettacolo che sa offrire a volte il calcio. Ricordandosi che, per quanto appassionante, si tratta pur sempre di uno sport, per di più con tanti ragazzi (e, spesso ce ne scordiamo, futuri adulti) come protagonisti. Sciaguratamente, invece, è proprio in questo torneo che il ricordo di Astori sembra essere cominciato a sbiadire, mostrando i primi, inesorabili segni di deterioramento e allontanandosi sempre di più dalla testa di alcuni tifosi che nemmeno tre settimane fa piangevano per il difensore.

L’ennesima, brutta pagina del nostro calcio è stata scritta proprio ieri pomeriggio, allo Stadio “Turri” di Scandicci, dove Empoli e Fiorentina si sono affrontate a viso aperto per conquistare un posto ai quarti di finale del Torneo di Viareggio. Un derby (vinto dalla Fiorentina 3-2, ndr) storicamente tanto sentito da queste due squadre, ma che nel finale di partita è sfociato in qualcosa di vergognoso, lontano da qualsiasi sana idea di sport: nel pieno di un’accesa discussione tra i giocatori dell’Empoli contro circa quaranta tifosi viola, dagli spalti vengono lanciate bottiglie di vetro contro la panchina azzurra e, soprattutto, un sasso, che colpisce in pieno volto il terzino Alessio Gianneschi, procurandogli una ferita allo zigomo. Un taglio diventato in un secondo una pugnalata al cuore, un vero e proprio colpo a tradimento in un momento in cui tutti avevano deciso di deporre le armi per pensare solo a giocare, nel ricordo di Astori.

In poche ore sono arrivate la multa del Giudice Sportivo alla Fiorentina (circa 3000 euro), così come la tempestiva e ferma condanna della vicenda da parte della società viola e dell’Empoli che, attraverso il direttore generale Butti, ha annunciato la decisione di non voler più prendere parte al torneo in futuro, anche a causa di una presunta mancanza di garanzie nella sicurezza da parte dell’organizzazione. Polemiche a parte, il peso del danno recato non cambia e difficilmente sarebbe cambiato anche in altre situazioni: il gesto di quei tifosi resta vile e ingiustificabile. E, soprattutto, macchia l’immagine del loro ex capitano, che in queste settimane è stato ricordato anche per la sua straordinaria sportività e correttezza in campo e che mai avrebbe perdonato un atto simile.

Abbiamo applaudito Astori in ogni campo d’Italia, dalla Serie A alla Terza Categoria, in sua memoria si è persino deciso di interrompere il gioco in Fiorentina-Benevento e anche ieri sera, alla Partita Mundial disputata all’Olimpico tra le ex leggende italiane e di tutto il mondo, il tredicesimo minuto è stato colmato dagli applausi. Si sono spese tante, meravigliose parole di solidarietà, dimenticando almeno per un momento i sentimenti di aspra rivalità tra tifoserie. Ma, appena si è iniziato a mettere un piede fuori dall’aura di tristezza e malinconia che ha circondato questi inizi di marzo, ci si è già dimenticati di rispettare il giocatore in un momento di potenziale tensione agonistica come un derby, seppur a livello giovanile. Si è tornati alle soliti, tristi scene a cui tanti sembrano ormai essersi abituati e che provengono tanto dagli stadi delle massime serie italiane quanto dai campi di periferia dove giocano la domenica mattina i nostri figli, fratelli o nipoti.

Si è rischiato di rovinare il sogno di un ragazzo di 18 anni che vuole ripercorrere la stessa avventura di Astori e di tutti quei campioni passati dal Torneo di Viareggio, una competizione nata proprio per lasciarsi alle spalle l’odio e la violenza della Seconda Guerra Mondiale e ricostruire un futuro di pace per le giovani generazioni; e che, almeno per quest’anno, avrebbe voluto dedicare la propria memoria solo alla sportività di un campione fuori e dentro il campo scomparso troppo presto.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.