I Pionieri del Calcio – I muscoli di Leonidas, Pimenta e una finale mancata

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16 giugno 1938

È il giorno più atteso, è il giorno di Italia-Brasile. Tattica contro fantasia, metodo contro istinto. L’Italia di Pozzo contro il Brasile di Pimenta: due scuole di pensiero opposte che si scontrano per l’accesso alla finale della seconda Coppa del Mondo di calcio. Lo stadio Vélodrome di Marsiglia, nuovo di pacca, trabocca di entusiasmo. Tutti sono ansiosi di assistere a una sfida che si preannuncia scoppiettante. Per entrambe le compagini il cammino verso la semifinale è stato più sofferto di quello che si potesse immaginare. L’Italia, dopo aver battuto solo ai supplementari la Norvegia al primo turno, ha superato 3-1 i padroni di casa francesi; il Brasile, vittorioso sulla Polonia 6-5 all’extra time, è stato costretto alla ripetizione del match contro la Cecoslovacchia dopo l’1-1 della prima partita.

Il doppio confronto con la Cecoslovacchia è stato duro, intenso, estenuante. Ma nel secondo match Pimenta, per preservare i suoi, ha fatto giocare quasi tutte le riserve. Al centro dell’attacco ha però confermato il suo giocatore più forte, Leônidas da Silva, assoluto mattatore del Mondiale francese. L’attaccante del Flamengo ha ripagato la fiducia segnando in tutte le partite disputate: una tripletta contro la Polonia e un gol in entrambe le sfide contro la Cecoslovacchia. È lui il calciatore sul quale i tifosi brasiliani confidano per inseguire il sogno, per battere i campioni del mondo. Ma Leônidas, contro l’Italia, starà a guardare. Il calciatore più atteso non ci sarà.

15 giugno 1938

Sulla scelta di lasciare fuori il suo attaccante più prolifico si creeranno speculazioni e dibattiti di ogni tipo. Molti ritenevano che il far riposare Leônidas sottintendesse una sorta di sottovalutazione della Nazionale di Pozzo. Ma in realtà Leônidas aveva sofferto di un affaticamento muscolare già durante la prima partita contro la Cecoslovacchia. Sarà lo stesso giocatore, qualche anno dopo, a fugare ogni dubbio: l’allenatore Adhemar Pimenta gli aveva chiesto di stringere i denti nella ripetizione della partita contro i cecoslovacchi per avere maggiori possibilità di passare il turno. In un’epoca in cui non erano ammesse sostituzioni a gara in corso, mettere in campo un giocatore mezzo infortunato, vista l’importanza della posta in palio, sarebbe stato un rischio eccessivo.

Nonostante l’assenza di Leônidas, in Brasile c’è grande ottimismo. Secondo la stampa e l’opinione pubblica i verdeoro non avranno problemi a sbarazzarsi dell’Italia. “São os favoritos” titola a caratteri cubitali A Noite, riferendosi ai favori del pronostico di cui godono i brasiliani. “Attaccano con più entusiasmo e sono più aggressivi”, affermano nei circoli sportivi brasiliani. L’attaccante Peracio, intervistato dall’inviato De Afranio Vieira sul treno per Marsiglia, è euforico: “Nessuno impedirà il nostro successo contro l’Italia”. Lo stesso Pimenta, elogiato per come ha gestito la squadra contro la Cecoslovacchia, è di ottimo umore. La vittoria non può sfuggire al Brasile.

17 giugno 1938

La stampa si interroga sui motivi della sconfitta contro 2-1 l’Italia. Le reti di Colaussi e Meazza hanno spianato la strada agli azzurri, a nulla è valso il gol della speranza siglato da Romeu all’87. “O Brasil não foi vencido” (=il Brasile non è stato sconfitto) titola la Gazeta das Noticias. L’attenzione maggiore viene riposta sul calcio di rigore discutibile che ha permesso agli italiani di trovare il gol del raddoppio. Il caso, si precisa sul quotidiano, verrà discusso dalla FIFA che deciderà se c’è stata una irregolarità e se la partita dovrà essere ripetuta. Il tecnico Pimenta, in un’intervista telefonica rilasciata ad A Noite, auspica che la FIFA faccia chiarezza sul penalty, ritenuto inesistente.

Al di là dello sviluppo della partita, in patria c’è delusione ma anche orgoglio. Prima del Mondiale la stampa francese aveva definito il Brasile una “squadra sconosciuta”. Il ct italiano Pozzo aveva lodato la qualità dei giocatori verdeoro, ma aveva sottolineato la mancanza di un ordine, di un metodo, tra le cause che li avevano portato alla sconfitta. Non è ancora giunto il momento giusto per vedere trionfare il Brasile, ma con i Mondiali del ’38 il mondo scopre un nuovo approccio al calcio, disincantato e fantasioso. Ancora acerbo, certo, e privo di tanti tatticismi. Ma quasi pronto per battagliare con il calcio europeo.

Sitografia:
A Copa de 1938 – artistas primitivos – Vermelho
A Noite (RJ) – 1930 a 1939 – DocReader Web (bn.br)

Simone Galli
Simone Galli
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.

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