Franz Beckenbauer (1945-2024), Kaiser inossidabile nel futuro

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Un altro colpo al cuore per gli appassionati di calcio, in particolare di quello con lineamenti vintage e colori accesi. Franz Beckenbauer, Der Kaiser, ha lasciato questa terra.

La scomparsa del campionissimo bavarese arriva a strettissimo giro di posta da quella di un’altra icona come Mário Zagallo: un pezzo consistente della storia dei Mondiali. Un palcoscenico che Beckenbauer ha frequentato in lungo e in largo nelle varie fasi dell’esistenza. Da centrocampista poi libero alle edizioni 1966, 1970 e 1974, come commissario tecnico nel 1986 (finalista) e 1990 (campione). Infine presidente del comitato organizzatore – con annesse polemiche – nel 2006 in patria.

Con la maglia del Bayern Monaco.

Ma chi è stato Franz Beckenbauer e, soprattutto, cosa lascia di sé del proprio passaggio?

Intanto un giocatore di grande classe ed eleganza, che come accennato iniziò ad affermarsi in mediana. Così fu nella Rimet inglese ’66, appena ventenne, che lo impose agli occhi internazionali. Gradualmente ha arretrato il raggio d’azione per diventare un direttore d’orchestra senza eguali: nel ruolo di libero baciato da tecnica e stile solo lui, l’olandese Krol, il nostro Scirea e il cileno Figueroa. Personalità e carisma fuori dal comune, così come l’invidiatissimo palmares costruito nell’amore di una vita. Il Bayern Monaco. Il calciatore tedesco è stato il primo difensore capace di vincere il Pallone d’Oro, nel 1972 e 1976.

Una maglia che ha deciso di “tradire” solo per accettare l’offerta dei New York Cosmos e della NASL statunitense, di cui fu per 3 anni uno dei vessilli del tentativo fallito di far decollare il soccer. Era tutta un’altra cosa quel calcio targato USA, figlio dello show-biz e giocato sul sintetico. Naturale che, dopo aver rimpinguato le finanze ed essendo ancora fisicamente integro, abbia deciso di rientrare in Bundesliga per un’ultima sfida.

L’eleganza del Kaiser.

Gliela concesse l’Amburgo nel 1980 e dimostrò, seppur non più intoccabile, di saper vincere anche con un’altra maglia il campionato. Il definitivo tramonto da calciatore avvenne con un ultimo saluto ai Cosmos nel 1983: la NASL avrebbe cessato di esistere l’anno seguente. Si ritirò dopo quasi 850 match ufficiali, di cui 103 (con 14 reti) in Nazionale. Già nel 1984 un rampante Franz fu chiamato a sedersi sulla panchina della Germania Ovest, dopo la gestione Derwall. Al Mondiale messicano di due anni più tardi trovò Maradona a sbarrargli la strada in finale, ma le cose si invertirono nell’edizione di Italia ’90 e Beckenbauer raggiunse Zagallo come unico iridato sul campo e in panchina. Una ristrettissima cerchia a cui si sarebbe aggiunto in seguito Didier Deschamps.

Il trionfo di Italia ’90 come ct.

Chiude l’avventura con la rappresentativa dopo la sconfitta nella finale di Euro ’92, ad opera della cenerentola Danimarca, lasciando il posto all’ex compagno di Nazionale Berti Vogts. Come allenatore visse tre esperienze, brevi o addirittura brevissime: nell’Olympique Marsiglia 1990-91 (18 partite tra campionato e Coppa dei Campioni); con il Bayern nella seconda metà della stagione 1993-94, conclusa con la vittoria in Bundesliga; sempre con i bavaresi nel finale del 1995-96, che fruttò il successo in Coppa UEFA. Fu l’ultima volta che si sedette in panchina.

Fiero e decorato rappresentante del Bayern e del calcio tedesco in tutto il mondo, ha vissuto un grande dolore familiare. Il figlio primogenito Stephan, che aveva tentato il percorso da calciatore senza successo in gioventù, è morto prematuramente nel 2015 dopo una lunga lotta contro un tumore al cervello. Aveva 46 anni. Ha fatto di tutto Franz Beckenbauer per cercare di salvare il figlio, ma purtroppo le migliori cure non sono bastate. Intervistato dopo il tragico evento, affermò: “Non sapevo cosa significasse responsabilità nei confronti della famiglia. Sono stato un cattivo padre perché non c’ero mai“. Con la maturità, si è impegnato per essere finalmente un punto fermo in famiglia, nonostante tutto il tempo ormai perduto.

Non sono mancate le polemiche attorno al suo operato. Come nel settembre 1990, quando lasciò l’incarico di ct per andare a Marsiglia. Oppure quando è stato travolto dalle accuse di corruzione per l’assegnazione del Mondiale 2006 alla Germania: il giornale Der Spiegel, in un reportage, affermò che avesse comprato 4 voti decisivi per consentire al proprio Paese di ospitare il torneo.

Gli ultimi anni.

Poi, i problemi di salute. L’ultima volta che si è recato allo stadio per seguire il Bayern è stato nell’agosto 2022. Le sue condizioni sono peggiorate sensibilmente, a causa di difficoltà cardiache e dell’insorgenza della malattia di Parkinson con demenza associata. Franz Beckenbauer si è spento serenamente nella sua splendida casa di Monaco domenica sera, circondato dalla terza moglie Heidi e dai figli Joel e Francesca.

L’Imperatore (der Kaiser) ha deposto la corona.

Fabio Ornano
Fabio Ornano
Cagliaritano, classe '81. Pazzo per Brera, Guerin Sportivo e Panini. Da anni membro di MP: principalmente ed inevitabilmente, per scrivere sulla storia del calcio. Italiano ed internazionale.

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