Il pugnetto di Sinner sul 15-40 contro Djokovic: il punto di svolta per conquistare la Davis

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Il gesto è passato quasi inosservato. Eppure quel pugnetto, mostrato a se stesso e alla panchina azzurra nel momento più drammatico del singolare contro Djokovic, meriterebbe un’attenzione maggiore. Perché è stato il simbolo della rinascita ma soprattutto della interminabile tenacia del tennista azzurro. La situazione era disperata, Sinner doveva scalare un Everest, annullare tre match-point contro il tennista probabilmente più solido di tutti i tempi. Uno che difficilmente sbaglia tre palle di fila, uno che mai aveva gettato al vento tre occasioni consecutive di vittoria.

Sarebbe bastato un piccolo dettaglio andato storto per stroncare le velleità di recupero di Jannik. E non avremmo vissuto la serata magica di domenica, con l’Italia tornata sul tetto del mondo dopo 47 anni. Pensieri e dubbi avranno pervaso la mente di Sinner nel momento di servire sullo 0-40. Anche un po’ di paura, perché dietro la glacialità dello sguardo, c’è pur sempre un ragazzo di appena 22 anni. Ma Jannik non ha tremato. Non ha esitato. Semplicemente, ci ha sempre creduto, fino in fondo, anche quando sembrava sull’orlo del precipizio.

Per Sinner il weekend andaluso è stato da incorniciare e ha mostrato un giocatore maturo, che si è caricato la squadra sulle spalle trascinandola al trionfo. Certamente Arnaldi e Sonego hanno contribuito in maniera decisiva alla conquista della Coppa Davis, ma senza Sinner staremmo parlando di un altro epilogo. La scioltezza con cui si è sbarazzato di De Minaur è stata quasi disarmante, ma il vero capolavoro lo ha compiuto un giorno prima. Non è un caso che dopo il 5-5 agguantato con fatica, recuperando da 0-40, Djokovic abbia perso le certezze che aveva e abbia ceduto il proprio servizio, aprendo un’autostrada al trionfo italiano.

Sinner ha dimostrato di essere un esempio. Non solo per i suoi compagni o per il suo capitano Volandri, ma per i milioni di italiani che lo hanno seguito in tv con rinnovato entusiasmo. Un entusiasmo che mancava da moltissimi anni. Sinner piace alla stragrande maggioranza delle persone perché è un campione silenzioso, umile, che preferisce raccogliersi nel silenzio che crearsi alibi. Nel suo vocabolario la parola “alibi” semplicemente non esiste. Ed è la sua forza.

Simone Galli
Simone Galli
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.

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