I Pionieri del Calcio – Garchitorena, il “caso” che mise nei guai il Barcellona

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Il “caso Garchitorena”, il falso oriundo

Prima di parlarvi del protagonista di questo articolo, occorre fare una premessa storica. Nei primi anni del Novecento in Spagna non c’era ancora un campionato nazionale, come lo è la Liga adesso. Oltre alla Copa del Rey, il trofeo più importante e ambito (tanto da conferire il titolo di Campeon de España), venivano disputati campionati di carattere regionale. Il Barcellona, ad esempio, al pari della concittadina Espanyol, giocava in quello catalano. All’epoca le regole erano molto ferree e non prevedevano il tesseramento di calciatori stranieri: fu proprio un “problema di passaporto” a creare il cosidetto “Caso Garchitorena” e a mettere nei guai il Barcelona e il suo presidente Gaspar Rosés.

Nel 1916 i club spagnoli erano alla ricerca di oriundi che rafforzassero i propri organici. Solo che spesso si trattava di “falsi oriundi”, calciatori il cui passaporto era stato contraffatto. In questa trappola cadde anche il Barcellona, reo di aver schierato un certo Juan de Garchitorena, nato nelle Filippine – all’epoca colonia iberica – ma in possesso del passaporto argentino, non di quello spagnolo. La dirigenza era quasi sicuramente ignara della cosa, anche perché si trattava di un calciatore molto giovane della cui infanzia si sapeva poco, ma finì per essere coinvolta a causa di quella che oggi potremmo definire “responsabilità oggettiva”.

La scelta del Barcellona e la squalifica del calciatore

Il caso nacque all’indomani di un derby vinto per 3-0 contro i cugini dell’Espanyol. Questi ultimi reclamarono i punti persi e si appellarono alla Federazione, la quale stimò che la decisione sarebbe spettata all’Assemblea dei Delegati dei Clubs. Il presidente del Barcellona, Gaspar Rosés, si appellò alla coscienza dei delegati, puntando sulla trasparenza e l’onestà che avevano sempre contraddistinto il club. Il rappresentante dell’Universitari propose che il Barcellona perdesse tutti i punti delle partite in cui Garchitorena era stato schierato (compresa quella del suo club) ma la mozione venne respinta per 11 voti a 7.

Per cercare di superare l’impasse, la Federazione stabilì che il Barcellona avrebbe dovuto rigiocare tutte le partite in esame, ma i vertici azulgrana rifiutarono categoricamente la decisione, rinunciando alla vittoria di un campionato già vinto con merito sul campo. A beneficiare della rinuncia del Barcellona fu proprio l’Espanyol, che si era classificato al secondo posto. Per il calciatore, invece, la pena fu più esemplare. Non si sa se perché era più facile colpire il singolo o sussistevano prove schiaccianti della sua colpevolezza. Fatto sta che Garchitorena subì una lunga squalifica, che terminò nel maggio 1918 quando la Federazione spagnola gli permise di partecipare alla Copa del Rey.

Juan, l’attore prestato al calcio

Juan era un ragazzo esuberante, dedito più alla bella vita, all’alcool e alle belle donne che alla carriera sportiva. Sebbene i campi dell’epoca fossero spesso fangosi, scendeva in campo sempre ben pettinato e in tiro come se dovesse calcare una passerella di moda. Per spiegare meglio il personaggio vale la pena raccontare un aneddoto. In una partita giocata sul campo dell’Espanyol gli arrivò una palla invitante, ma si scansò fallendo clamorosamente un gol già fatto a pochi centrimetri dalla porta. Al termine della partita, sollecitato da alcuni dei presenti, Garchitorena ammise candidamente che non aveva colpito di testa per timore di sporcarsi i capelli.

Il suo essere snob e presuntuoso lo rendevano più adatto ai salotti aristocratici che a un terreno di gioco melmoso. D’altronde per lui il calcio era un modo per mettersi in mostra, un trampolino di lancio da cui spiccare il volo. L’esperienza di Barcellona fu abbastanza fallimentare, dal punto di vista sportivo, ma rappresentò l’antipasto di un carriera alternativa, nel mondo del cinema. Dopo l’esperienza catalana Garchitorena si trasferì infatti a Hollywood, dove con il nome d’arte di Juan Torena, girò una trentina di pellicole in lingua spagnola e in lingua inglese.

Noto latin-lover (si diceva che quasi nessuna donna fosse in grado di resistergli), ebbe una relazione con l’attrice Myrna Loy, prima di sposarsi con la collega Natalie Moorhead. Nel 1954, ormai al termine della propria carriera cinematografica, ottenne la cittadinanza americana e morì a 85 anni, nel 1983, nella sua casa di Santa Barbara.

Simone Galli
Simone Galli
Empolese e orgoglioso di esserlo, ha cominciato ad amare il calcio incantato dal mito di Van Basten. Amante dei viaggi, giocatore ed ex insegnante di tennis, attualmente collabora con pianetaempoli.it.

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