I Pionieri del Calcio – Giuseppe Pirandello, la tragedia di un calciatore amatissimo al Sud

No, non c’è alcuna parentela con il ben più noto Luigi. Solo omonimia. Seppure fosse corregionale del drammaturgo agrigentino, Giuseppe Pirandello era infatti nato e cresciuto a Palermo. Nel capoluogo siciliano il calcio era stato ufficialmente introdotto nel 1900, grazie all’intuizione di Ignazio Majo Pagano, un ventiquattrenne che si era trasferito a Londra negli anni del boom del football e aveva deciso, una volta tornato in patria, di fondare la prima squadra calcistica di Palermo: l’Anglo-Palermitan Athletic and Foot-Ball Club. L’entusiasmo, così come nel resto della penisola, era accresciuto e aveva catalizzato l’attenzione di molti giovani.

Pirandello, il terzino di temperamento

Uno di questi era, appunto, Giuseppe Pirandello. Di lui si hanno notizie frammentarie, addirittura è ignota l’esatto anno di nascita. L’archivio comunale di Palermo parla di 1900, ma altri storici ipotizzano che fosse il 1903. Comunque è un aspetto che, nel nostro racconto, ha un’importanza relativa. Pirandello era un ragazzo volenteroso, con un preciso sogno nel cassetto: diventare un calciatore. Era un terzino di temperamento, uno di quelli che sapevano fare la differenza anche giocando in una posizione defilata del campo. La sua prima stagione (1921-22) in maglia rosanero fu esemplare: impegnato nel campionato di Prima Divisione siciliana, il Palermo arrivò primo e Pirandello fu uno dei calciatori a distinguersi maggiormente.

In breve tempo il giovane terzino divenne un punto fermo della squadra. Gli venne concesso anche l’onore di portare la fascia da capitano. Sembrava che a Palermo Pirandello avesse trovato la sua dimensione. D’altronde era quello sognava fin da bambino, giocare per la squadra della sua città. Ma nel 1926 una grossa crisi finanziaria mise in ginocchio le finanze del club: il Palermo fu costretto a cederlo al Napoli per la somma di 800 lire, una cifra molto alta per l’epoca. Pirandello entrò subito nel cuore dei tifosi. Grazie alla suo carattere genuino ma focoso divenne immediatamente uno degli idoli della piazza napoletana. Per due anni, nonostante vari cambi societari, Pirandello rimase un punto fermo del Napoli.

Un tragica fine

Fino al 30 gennaio 1928, il giorno in cui la sua vita venne spezzata. Si era appena disputata la partita con la Lazio, che il Napoli aveva vinto 2-0. Era un risultato importantissimo per la salvezza e, come spesso gli era accaduto, Pirandello era stato uno dei migliori in campo. Dopo la gara si recò dal medico sociale per un’iniezione endovenosa, che aveva già programmato. Ma appena il dottore cominciò a infilare l’ago, il giovane terzino venne colpito da sincope. A rendere nota la notizia della sua scomparsa fu la squadra: “L’Associazione Calcio Napoli partecipa costernata la fine del suo giocatore Giuseppe Pirandello, avvenuta oggi repentinamente. Napoli, 30 gennaio 1928”.

Alcuni mesi più tardi, su iniziativa del quotidiano L’Ora, in suo onore venne messo in palio un trofeo, la Coppa Pirandello. A contenderselo furono le uniche due squadre in cui aveva militato Giuseppe, il Napoli e il Palermo. La partita venne disputata allo stadio Ranchibile e vide la vittoria del Napoli. Con la raccolta fondi che era stata organizzata contestualmente, vennero raccolte 8.000 lire, da destinare all’anziano padre di Pirandello.