Sono le straniere il problema del calcio femminile in Italia? No (e vi spieghiamo perchè)

Dopo la qualificazione ai Mondiali Femminili del 2023 in Australia e Nuova Zelanda (ma anche prima) è tornata alla ribalta, insieme al professionismo in Italia, l’annosa questione del numero delle calciatrici straniere nella Serie A Femminile che “ammazzerebbe” il bacino per la Nazionale. Ma è davvero così? Secondo noi no, e vi mostriamo perchè numeri alla mano, paragonando la Serie A Femminile ai tre massimi campionati in rosa europei, ovvero Spagna, Germania e Francia.

Partiamo dall’Italia: la Serie A Femminile 2022-2023, alla sua seconda giornata, vanta 260 calciatrici divise in dieci squadre. La squadra con il maggior numero di straniere in rosa è il Sassuolo (ben 14 su 31 calciatrici) mentre la squadra con il minor numero di calciatrici straniere in rosa è il Pomigliano (6 calciatrici su 20). Le calciatrici di altre nazioni nel nostro massimo campionato sono 99 su 260, il 38,08% in percentuale. Quasi la metà della omologa serie maschile, che vanta invece il 62% di giocatori stranieri.

Veniamo all’Inghilterra: la Women’s Super League ha al suo interno 275 giocatrici divise in 12 squadre e la squadra con il maggior numero di straniere in rosa è il Chelsea, con ben 18 giocatrici su 25 che non sono inglesi, mentre la squadra più autoctona è il Leicester, con 7 straniere su 23 calciatrici. In tutto, e qui viene il bello, abbiamo ben 148 calciatrici straniere su 275 giocatrici totali, con una percentuale del 53,82%, numero che si avvicina molto al 66,5% della Premier League maschile. Eppure, guardando la rosa della Nazionale che ha vinto gli Europei, troviamo solo due giocatrici che giocano all’estero, Lucy Bronze al Barcellona e Rachel Daly agli Houston Dash: tutte le altre giocatrici sono titolari o quasi nelle rispettive formazioni di club. Un piccolo miracolo calcistico, se così si può dire.

Parliamo ora della Spagna: la Primera División de la Liga de Fútbol Femenino può contare su 16 squadre che schierano ben 410 giocatrici: di queste solo 117 sono straniere, il 28,54% del totale, un numero molto inferiori al 42,4% della Liga maschile, e troviamo picchi massimi come lo Sporting de Huelva che ha in rosa 13 giocatrici straniere su 22 e picchi minimi come l’Athletic Club, la cui unica straniera è il difensore tedesco Bibiane Schulze.

Chiudiamo questa piccola analisi parlando della Germania: nella Frauen Bundesliga ci sono 12 squadre che hanno tesserato 320 calciatri di cui 105 straniere, per un 32,81% sul totale. Anche qui troviamo squadre che schierano tantissime straniere (come Bayern Monaco, Turbine Potsdam e Colonia che hanno in rosa ben 12 giocatrici non tedesche in squadra a testa) e squadre che non schierano praticamente nessuna (come l’SV Meppen che ha in rosa solo due straniere di cui una è l’italiana Lukas Mazagg). Numero ben diverso rispetto all’omologa Bundesliga maschile, in cui gioca il 51,9% degli stranieri.

Questa piccola analisi ci permette di dire che non è il numero delle straniere ad influenzare la rosa di calciatrici a disposizione delle Nazionali femminili, ma che molto probabilmente è invece il livello qualitativo degli investimenti da parte di società e Federazioni a fare la differenza (altrimenti l’Inghilterra non avrebbe avuto la crescita che ha avuto negli ultimi anni, vincendo addirittura il suo primo Europeo contro una solidissima Germania). In seconda battuta bisogna anche forse ripensare al meccanismo dei prestiti delle calciatrici giovanissime, con poche squadre che “intasano” il mercato inondando le altre formazioni di proprie giovani in prestito che alla lunga non sbocciano e finiscono nei campionati minori, impoverendo gli altri settori giovanili che invece dovrebbero “resistere” e promuovere le proprie calciatrici. In questo senso, con il professionismo in atto, mi aspetto una regolarizzazione del calciomercato femminile, che altrimenti temo diventerà una giungla dove vigerà solo la legge del più forte economicamente. E non è di questo che ha bisogno il calcio femminile.