Pallone in Soffitta – Eugenio Brambilla: il Potenza insolvente in tribunale

Ci sono dei gesti che rappresentano pietre miliari nella società, nella concezione del vivere civile e nel rispetto delle regole: quando il giocatore Eugenio Brambilla decide di portare in tribunale la squadra che non lo paga, smuove l’ambiente calcistico italiano.

Eugenio Brambilla è una mezzala originaria di Cassano d’Adda (Milano), dove è nato il 19 luglio 1938. Concittadino del grande Valentino Mazzola, disputa due campionati di Serie A con il Messina (dal 1963 al 1965). Poi viene ingaggiato dal Genoa in cadetteria per ulteriori quattro annate, fino alla cessione al Potenza nel 1969. Tutto normale, fin qui: una carriera soddisfacente, sebbene lontana da grandi squilli.

La sua attività di calciatore prosegue regolarmente, finché nel luglio del 1971 accade qualcosa. Un evento destinato a sollevare un polverone nel calcio italiano, che scardina certi meccanismi omertosi. Brambilla si rivolge agli avvocati Invernizzi e Lavore, perché è esasperato dal proprio datore di lavoro. Appunto, il Potenza. Motivo? Non ha ricevuto una lira per le ultime due stagioni disputate con la società, nel 1969-70 e 1970-71. Tutto questo nonostante gli accordi stipulati al tempo tra l’atleta e il sodalizio lucano.

Il club si era impegnato a corrispondere a Brambilla 2.296.000 lire per la stagione sportiva 1969-70, tramite la consegna di sette effetti cambiari da 326.000 lire ciascuno, da riscuotere mensilmente dal 30 settembre 1970 al 30 marzo 1971: ovvero dopo il campionato disputato. Ma al calciatore non è arrivata una lira, nonostante i solleciti effettuati che cadono nel vuoto. Da qui la decisione, forte ma legittima, di agire diversamente alle consuetudini. Brambilla chiede il fallimento del Potenza.

Una notizia che fa rapidamente breccia su tutti i giornali dell’epoca: Il Corriere della Sera ricostruisce minuziosamente la faccenda, anche nei giorni successivi alla decisione del calciatore. Il quale, per tutta risposta, riceve delle lettere minatorie. La replica del Potenza non si fa attendere, a mezzo stampa, nelle ore successive alla denuncia di Brambilla. “Non ci sarà alcun fallimento“. Ma intanto viene esposta in tutta la sua drammaticità la situazione finanziaria del club, nei confronti dei quali l’ex allenatore Mannocci ha un credito di 15 milioni non corrisposti.

Brambilla, nelle pieghe della vicenda, viene dipinto quale “sindacalista” della squadra in quanto capofila delle proteste della rosa per i mancati pagamenti della società. Il Potenza non è dunque nuovo a certe dinamiche. Il vicepresidente Somma, al Corriere della Sera, cerca di buttare acqua sull’incendio con scarsi risultati. Il calciatore si sorprende del clamore: “Avrei preferito fare notizia sul campo. Sto solamente difendendo ciò che mi spetta: ho agito per il mio interesse, non per farmi pubblicità“.

Alla fine, il professionista riuscì a ottenere i suoi soldi. Ma si mise contro il Potenza, che colse la chance di penalizzarlo alla prima occasione. Mentre trascorreva le ferie estive a Cassano d’Adda, partecipò a un torneo “senza l’autorizzazione della società”, che lo multò di 220.000 lire: il ricorso del calciatore alla commissione d’appello federale fu respinta. Forte della lotta fatta in precedenza, Brambilla decise di rivolgersi alla magistratura ordinaria contro la FIGC, per farsi rimborsare la multa illegittima mentre disponeva del proprio tempo libero come da Costituzione.

Il giocatore non scese più in campo con la maglia del Potenza, chiudendo la carriera nella stagione 1971-72 con la Jesina. Eugenio Brambilla oggi ha 84 anni e il suo percorso nel dopo agonismo non è conosciuto. Di sicuro la sua vicenda rappresenta un evento significativo, che scoperchiò certe dinamiche interne al mondo del calcio.