Donne Azzurre: Elena Schiavo

Per la seconda puntata della nostra rubrica, in cui andiamo a scavare nel nostro passato cercando di parlare di quelle calciatrici che hanno fatto la storia del calcio femminile italiano e della nostra Nazionale, questa volta abbiamo deciso di parlare di uno storico capitano delle Azzurre, Elena Schiavo.

Centrocampista con il vizio del gol, Elena Schiavo nasce in Friuli, a Mereto di Tomba, il 14 gennaio 1949 (anche se c’è chi dice sia nata nel 1950) e comincia la sua carriera sportiva come mezzofondista (nel 1969 stabilì il record regionale sui 400 m e sugli 800 m ai Campionati Assoluti e viene poi convocata nella nazionale senior di atletica dove c’era anche Maria Stella Masocco, quella che sarebbe poi diventata la madre di Gianluigi Buffon). Di nascosto però coltiva in contemporanea la passione per il calcio e nel 1963 si unisce alle Furie Rosse di Cormons con le quali gioca fino al 1969, dove si trasferisce per breve tempo alla Roma Calcio Femminile e dove conquista il suo primo titolo, il campionato FICF del 1969.

L’anno dopo viene ingaggiata dal Real Torino dei fratelli Rambaudi, con la quale vinse nuovamente il campionato FICF, e l’anno successivo resta nella città sabauda ma si trasferì all’Astro Corsetterie Torino, mentre nel 1972 veste la maglia della Falchi Crescentinese, con la quale vince la sua prima Coppa Italia. Il trasferimento al Real Torino venne fatto tramite una scrittura privata da un notaio in cui era prevista una parte fissa, i premi partita e per le convocazioni in Nazionale, vitto e alloggio, le ferie e la copertura assicurativa, mentre in caso di inadempienza da una delle parti era prevista una penale. Per questo motivo molti considerano Schiavo la prima “professionista” del calcio femminile.

Nel 1973 la società crescentinese e l’Astro Corsetterie si fondono e danno vita alla Falchi Astro, la quale dovette trasferirsi a Montecatini l’anno seguente, a causa di una grave crisi dirigenziale. In maglia granata vince la sua seconda Coppa Italia, ma nel 1975 decide di trasferirsi all’ACF Juventus, ma nel febbraio di quell’anno, in una gara amichevole della Nazionale giocata a San Siro, si rompe menisco, crociati e legamenti e salta tutta la stagione in bianconero. Dopo lo scioglimento della formazione juventina nel 1976 da parte del patron Teresio Signoretto va al Valdobbiadene, con il quale vince lo scudetto, per poi vestire le maglie di Padova, Bologna e Gorgonzola. Purtroppo Schiavo fa sempre più fatica a recuperare da alcuni gravi infortuni e rischiando di perdere il posto da dipendente comunale al Comune di Udine, la calciatrice decide di abbandonare precocemente la carriera agonistica all’età di trent’anni.

Schiavo vanta 39 presenze nella nazionale italiana e rivestì il ruolo di capitano in occasione del “Campionato Mondiale Trofeo Martini & Rossi 1970“, siglando una doppietta che consentì alla nazionale italiana di vincere la semifinale contro la formazione messicana ma sbagliando un rigore contro la Danimarca in finale. Soprannominata “Capitano Coraggioso“, segnò due gol anche nella seconda ufficiosa Coppa del Mondo di calcio femminile, tenutasi nel 1971 in Messico, dove venne nominata “miglior calciatrice del mondo“. Il 24 settembre 1974, in occasione di una gara amichevole contro la Scozia giocata a San Siro davanti a 100.000 spettatori, le Azzurre vinsero 3-0 e toccò alla Schiavo ricevere un premio a nome delle compagne da parte di Adriano Celentano, mentre i giornali il giorno dopo titoleranno “L’Italia sembra l’Olanda, purtroppo sono donne“.

Nel 1986 il Comune di Udine propone Elena Schiavo per la nomina a Cavaliere per meriti sportivi, che nel mese di dicembre viene ratificata e firmata da Craxi e Cossiga.