La delusione dell’Italia e quel parallelismo con la Francia dei primi anni ’90

La ferita è ancora fresca e servirà del tempo per assimilare la delusione. La rovinosa caduta dell’Italia con la Macedonia ci pone dinanzi a domande, postulati, teoremi che non avremmo mai voluto affrontare. Rimarrà una macchia nel pur invidiabile curriculum degli azzurri, questo è certo. Saranno mesi duri, in cui staremo a guardare e a domandarci cosa non ha funzionato. Ma bisogna pur andare avanti.

Anche perché già in passato un’illustre Nazionale era passata da questo periodo infernale. Stiamo parlando della Francia, che non riuscì a qualificarsi per i Mondiali del 1990 e del 1994 e che dovette procedere a una vera e propria rivoluzione per superare questi fallimenti.

1984-1986: i galletti dominano la scena

Nel 1984 la Francia approfitta dell’edizione casalinga degli Europei e si laurea campione continentale. Nel girone eliminatorio il ruolino di marcia dei Blues è impressionante: dopo aver sconfitto la fastidiosa Danimarca all’esordio, travolgono il Belgio 5-0 e battono la talentuosa Yugoslavia per 3-2. La stella è naturalmente Platini, che segna in tutte le gare disputate. In semifinale e in finale sono il Portogallo e la Spagna a inchinarsi allo strapotere dei Blues, che conquistano così il loro primo titolo assoluto.

Nel 1986 i francesi – che nel frattempo hanno cambiato commissario tecnico passando da Hidalgo e Michel – volano sulle ali dell’entusiasmo e si presentano al Mondiale il Messico con grandi aspettative. Agli ottavi sbattono fuori proprio l’invecchiata e stanca Italia campione in carica, poi riescono a prevalere addirittura sul Brasile, vincendo la lotteria dei rigori nonostante l’errore di Platini. In semifinale sbattono contro la Germania Ovest, ma il terzo posto ottenuto nella finalina contro il Belgio viene considerato tutto sommato un buon piazzamento.

1988: la prima delusione, fuori dall’Europeo

Tutto fa pensare che la Francia non avrà problemi a qualificarsi per Euro ’88. Invece i transalpini cadono inopinatamente nel girone di qualificazione, venendo superati dall’Unione Sovietica e dalla non irresistibile Germania Est. Chiudono con una sola vittoria, ottenuta tra l’altro in casa contro una debole Islanda. La debacle induce la Federazione a correre ai ripari. Vengono spesi più di 100 milioni di franchi per costruire il centro tecnico di Clairfontaine, un’accademia del pallone nella quale formare e far crescere nuovi talenti.

Inoltre viene istituito un supervisore per le Nazionali – sarà il presidente del Bordeaux Bez – che avrà il compito di selezionare il commissario tecnico da cui ripartire. La scelta ricade su Platini, amato alla follia dalla sua gente e considerato l’uomo carismatico necessario per la riscossa.

1990: niente Italia ’90

Il sorteggio delle qualificazioni per Italia ’90 viene accolto con favore. Dall’urna escono Yugoslavia, Scozia, Norvegia e Cipro. Va bene, gli slavi hanno talento, ma scozzesi e norvegesi sono inferiori sul piano tecnico. Il fatto che passano il turno le prime dei sette gironi e le sei migliori seconde fa dormire sonni tranquilli. Invece sarà un calvario.

Il pareggio esterno con Cipro è il primo campanello d’allarme. Poi arrivano due sconfitte pesanti, entrambe fuori casa, contro Yugoslavia e Scozia. C’è tempo per recuperare, ma i due pareggi contro Yugoslavia (in casa) e Norvegia abbattono le speranze degli uomini di Platini. I due successi contro scozzesi e ciprioti non bastano, la Francia è fuori dal Mondiale 1990.

1992-1994: di male in peggio

Finalmente nel ’92 la Francia spezza il digiuno riuscendo a partecipare agli Europei in Svezia. Ma la campagna continentale è tutt’altro che soddisfacente: dopo i pari contro padroni di casa e Inghilterra, arriva la sconfitta con la Danimarca che la estromette dalle semifinali. L’eliminazione costringe Platini alle dimissioni e al suo posto viene promosso Gerard Houllier.

Qualificazioni per Usa ’94. “L’esperienza insegna” dice il saggio. Ma la Francia ricade negli stessi errori di quattro anni prima. Gli basta il secondo posto per qualificarsi, eppure riesce a suicidarsi, calcisticamente parlando. Il 13 ottobre 1993 i Blues perdono incredibilmente in casa (2-3) con il fanalino di coda Israele e sono costretti a rimandare il brindisi all’ultima partita, contro la Bulgaria.

Un mese dopo, sempre a Parigi, la Francia deve difendere il secondo posto. Alla Bulgaria, invece, serve necessariamente una vittoria. Il vantaggio di Cantona sembra archiviare la pratica, ma l’istantaneo pari di Kostadinov rimette tutto in discussione. La partita scorre, i francesi sperano, ma al 90′ arriva la doccia ghiacciata. Segna ancora Kostadinov, la Bulgaria è in paradiso, la Francia catapultata all’inferno. All’ultimo tuffo, proprio come l’Italia contro la Macedonia.