Pallone in Soffitta – Virdis, viaggio in taxi da… oltraggio

31 maggio 1978. La Juventus sta per disputare la gara di Coppa Italia contro il Taranto. Pietro Paolo Virdis, attaccante bianconero, si reca sul posto in taxi. Non sa che pochi minuti più tardi finirà dentro a uno spiacevole episodio, che avrà il suo epilogo in tribunale.

Trambusto

Una tranquilla sera torinese. Dall’altra parte del mondo, in Argentina, prenderà via il giorno dopo il Mundial con Germania Ovest-Polonia. In Piemonte invece Pietro Paolo Virdis, attaccante della Juventus, si sta recando allo stadio Comunale per prendere parte alla gara che la squadra di Trapattoni disputerà in Coppa Italia contro il Taranto. Per raggiungere l’impianto ha preso un taxi. Arrivato in prossimità del cancello d’ingresso, la Mercedes gialla deve fermarsi per la folla di tifosi. Il conducente usa il clacson con veemenza, per farsi largo. Nasce un po’ di confusione tra il tassista e i sostenitori juventini. Il “trambusto” attira l’attenzione di una pattuglia dei Carabinieri.

Parole che volano

Il tenente Defilippi contesta al conducente del mezzo l’utilizzo eccessivo del clacson, provvedendo a multarlo. A quel punto interviene Virdis che (da rapporto giudiziario inviato alla magistratura, come riportato dal quotidiano La Stampa) verrà accusato di aver pronunciato le seguenti frasi: “Ma che Stato di buffoni! Dedicatevi a cose più serie“. Il calciatore viene fatto uscire dal taxi per essere condotto in caserma. Virdis avrebbe rincarato la dose: “Voi non arrestate nessuno. Non sapete con chi avete a che fare“. In consegna con lui un inserviente dello stadio, Antonio Papello, che ne ha preso le difese apostrofando i Carabinieri dicendo “È un calciatore. Fate ridere“.

A piede libero

Il magistrato torinese Savio dispone per entrambi la denuncia a piede libero per oltraggio, mentre per i reati di vilipendio alla Repubblica e resistenza a pubblico ufficiale vengono sollevati dalle accuse. A Virdis viene quindi consentito di tornare allo stadio per disputare la partita (dove gioca titolare e segna il 3-1 finale al 75°), ma qualche mese dopo sarà chiamato in tribunale per difendersi dalle accuse. Sarà pure costretto a chiedere il permesso per espatriare, in occasione della trasferta della Juventus a Glasgow di Coppa dei Campioni.

Epilogo

Il 29 settembre inizia il processo nelle aule del tribunale di Torino. Virdis, difeso dagli avvocati Chiusano e Festa, si professa innocente e di essersi limitato a dire “Ma in che Stato siamo“. Tuttavia, il pretore Ronchetta non è dello stesso avviso e condanna il calciatore nel novembre successivo a sei mesi di reclusione con la condizionale, per il reato di oltraggio. Si chiude così una storia spiacevole i cui toni, forse, sono stati gonfiati oltremodo.