Copa Libertadores. Vince il miglior progetto, quello del Palmeiras

I tempi dell’Once Caldas campione a sorpresa della Copa Libertadores ormai non esistono più. Il Sudamerica non è più il Continente delle opportunità che conoscevamo. Oggi per vincere tale competizione servono investimenti lungimiranti e un progetto serio. Non è un caso che il Palmeiras l’abbia vinta per due edizioni consecutive, disputate però nello stesso anno per la questione Covid-19.

La truppa di Abel Ferreira, unico europeo nella storia a conquistare le Americhe in due occasioni, come a gennaio contro il Santos al Maracanã, ha superato anche il Flamengo al Centenario. Tutto è stato deciso ai supplementari dal gol di Deyverson, che poco prima del fischio finale ha pure trovato il tempo di simulare dopo una pacca dell’arbitro Nestor Pitana. La partita ha quindi premiato il club, e non la squadra, più forte e preparata.

La Gloria Eterna è andata nelle mani del progetto più solido, anche se non sembrerebbe, vedendo il calcio sudamericano da fuori. Il Flamengo è sicuramente più famoso in Europa, anche forse per il fatto di avere in squadra Gabigol, un fuoriclasse poco decisivo in Italia e Portogallo. La sua storia incanta molti amanti delle rivalse, ma oscura la crescita lenta e pianificata del Verdão.

Il non-progetto del Flamengo ha avuto un impatto molto forte nella cultura calcistica, incentivato soprattutto dal fascino che questo club porta con sé. Le recenti vittorie, gli acquisti e rinnovi milionari (parlando in euro o in dollari, non in reais) delle ultime due stagioni e il marketing internazionale hanno fatto il resto, facendo pensare che il club rubro-negro fosse finalmente tornato ai fasti degli anni ’90. Tuttavia sembrerebbe che l’onda vittoriosa stia calando poco a poco, mostrando le falle presenti nella dirigenza guidata da Rodolfo Landim e Marcos Braz.

Il Flamengo è da molto tempo che non ha una stabilità ai piani alti, come la maggior parte dei club brasiliani del resto. L’arrivo di Jorge Jesus non ha cambiato molto la situazione, malgrado i trofei nazionali e internazionali che mancavano dal 2013, quando Hernane Brocador e compagni alzarono al cielo la Copa do Brasil. Dopo l’addio del portoghese a metà 2020 cosa abbiamo visto? Disorganizzazione totale, tre allenatori cambiati, di cui il terzo, Renato Portaluppi, sotto pressione da almeno un mese e pronto ad andarsene a fine Brasileirão e un 2021 da zeru tituli, come direbbe Mourinho, connazionale di JJ, escludendo i campionati statali.

L’allenatore della Roma condivide la nazionalità anche con Abel Ferreira, condottiero di un Palmeiras fantastico, che finalmente sta raccogliendo i frutti della semina del 2013, quando venne rinnovata del tutto la società, appena dopo la seconda retrocessione in Série B. All’inizio l’ex Palestra Italia ha avuto grandi difficoltà, tanto da rischiare di nuovo la B nel 2014, sventata all’ultima giornata, ma esse sono state necessarie per poter bilanciare i conti e rilanciarsi verso nuove conquiste.

L’apparizione di Crefisa, main sponsor dal 2015, ha dato un’ulteriore mano a questo scopo. La banca brasiliana è ormai un socio, più che un patrocinatore, del club paulista, visto che ha una percentuale su tutti i guadagni a fine anno. Dal 2022 inoltre a capo del Palmeiras ci sarà Leila Pereira, presidentessa di Crefisa, succedendo così a Mauricio Galiotte. In cambio alla squadra vengono garantite ingenti somme di denaro per comprare nuovi giocatori e mantenere le infrastrutture al meglio.

Mentre il Flamengo punta a espandere il proprio nome acquistando giocatori importanti, cercando di ingaggiare allenatori famosi, il Palmeiras continua a credere nel lavoro duro, nella preparazione fisica della rosa, nella crescita ottimale dei giovani, nella pazienza. Anche nei peggiori momenti la dirigenza non ha mai smesso di ribadire la fiducia in Abel Ferreira, perché non c’è fretta di vincere titoli. Prima o poi quelli arrivano, se dietro c’è un vero progetto solido.

Il 90% dei vivai brasiliani, tra cui quello del Mengão, aspetta che il grande campione esploda, invece il Verdão lo accompagna in tutte le prime fasi della carriera. Un Gabriel Menino qualsiasi, quando entra in prima squadra, sa già muoversi come un veterano in campo, segue una dieta da professionista grazie ai nutrizionisti di primo livello, riesce ad allenarsi con gli stessi carichi di lavoro di Felipe Melo, Gustavo Gómez o Rony.

Il Flamengo invece spende molti soldi per assicurarsi Robert Kenedy Nunes do Nascimento, ex attaccante e promessa del Chelsea, che a 25 anni ha ancora più lettere nel suo nome (29) che gol in carriera (11). Quel denaro viene detratto direttamente dagli stipendi dello staff tecnico e non, che piano piano sta cercando nuove opportunità di lavoro.

Non dimentichiamo nemmeno il confronto nel calcio femminile, modalità dove il Flamengo, in affiliazione con la Marina Militare, non ha mai fatto il salto di qualità. Il Palmeiras in tre anni di fondazione ha agguantato la Série A1 ed è arrivato in finale, persa contro il Corinthians, qualificandosi quindi per la Copa Libertadores 2022.

Tornando alla finale di Copa Libertadores maschile, abbiamo visto tutto sommato una partita molto simile da entrambe le parti. Il Palmeiras ha dominato nel primo tempo con un Raphael Veiga molto fantasioso e onnipresente, mentre nella ripresa Giorgian De Arrascaeta, altro fantasista, si è fatto notare con le sue giocate. Le due difese si sono dimostrate più che all’altezza, fallendo solo in occasione dei gol di Veiga e Gabriel Barbosa.

Tutto è stato deciso da uno sfortunato errore individuale di Andreas Pereira, uno dei migliori in campo. Sarebbe potuto succedere anche a Patrick de Paula, per esempio, nulla sarebbe cambiato. Il Palmeiras anche perdente sarebbe uscito migliore del Flamengo da questo grande evento. I biancoverdi avrebbero versato qualche lacrima per la sconfitta, ma poi avrebbero cominciato a pensare a come trionfare nella prossima edizione. Anzi, lo stanno già facendo, nonostante la vittoria. I rossoneri avrebbero continuato senza meta, anche se con la terza Copa Libertadores in bacheca, poco utile alla stabilità nel lungo periodo.