Flamengo, l’esonero di Rogerio Ceni potevamo aspettarcelo?

Rogério Ceni è stato esonerato dal Flamengo con una chiamata alle 3 di notte del vice-presidente Marcos Braz. I tre titoli conquistati in meno di 9 mesi, Brasileirão, Supercopa do Brasil e Cariocão non sono bastati all’allenatore per convincere il club, visto il clima negativo creatosi nello spogliatoio e in dirigenza per la sua gestione non impeccabile. I primi risultati deludenti invece nell’attuale campionato hanno fatto da pretesto per l’esonero.

Amico, è una cattiva persona. Non c’è altra definizione. È una persona cattiva. Lui sembra perso, fa cag**e, critica lo staff. Non ha il sostegno delle alte cariche, ciò lo lascia un po’ perso qui. Ma è già qui da quasi un anno, non si è mai interessato degli analisti, i ragazzi delle tattiche et cetera, per vedere quali sono i loro compiti, cosa fanno.

In un audio trapelato e ripubblicato da varie testate brasiliane si possono sentire queste parole da parte di Roberto Drummond, analista di mercato del Flamengo, nei confronti di Rogério Ceni. Al funzionario questo audio è costato il licenziamento, ma in questo modo si è potuto capire quanto l’ex portiere-goleador fosse poco ben voluto da tutti.

Scendendo dalla dirigenza al campo si può leggere tra le righe che anche la relazione lavorativa con i giocatori non fosse delle migliori, soprattutto con Gabigol. L’attaccante lo scorso anno ha conquistato quasi da solo il Brasileirão con un Mengão non al meglio. Benché gli infortuni non lo abbiano lasciato in pace, giocando appena la metà dei minuti totali disputati dall’intera squadra in campionato, era riuscito a segnare 14 gol partecipando quasi a ¼ delle segnature della compagine rossonera nel Brasileirão 2020.

Queste grandi prove però non hanno convinto Ceni, che in questa stagione non ha cambiato filosofia. Come al solito ha continuato a sostituire sempre Gabriel Barbosa dopo 60 o 70 minuti in vari incontri e a qualunque condizione, sia che il Flamengo stesse vincendo sia che stesse perdendo. In 22 partite di Ceni al comando con Gabigol disponibile (si escludono quindi le partite in contemporanea con i periodi di convocazione in Seleção), il numero 9 rossonero è stato sostituito 19 volte.

Nel 2021 contro la Liga de Quito in Copa Libertadores il tecnico ha tolto Gabigol dopo la fine del primo tempo. Il giocatore irritato ha discusso con Ceni in campo e si è rifugiato per alcuni minuti negli spogliatoi, mentre la partita, poi vinta 2-1, era già stata ripresa. Nel campionato carioca invece il centravanti ha perfino scherzato su questi attriti, lamentandosi per finta dopo un cambio al 75′ davanti al Volta Redonda. Poi è andato subito ad abbracciare Ceni.

Sono certamente scelte dell’allenatore, un professionista, ma se ripetute queste scelte potrebbero non essere gradite agli atleti, generando allora del malcontento. Sta quindi al tecnico sapersi districare, omogeneizzando sostituzioni e minuti giocati da tutti i vari calciatori a disposizione, rispettando anche le gerarchie dello spogliatoio. Gabigol ha ormai un peso notevole nel Flamengo, è ben voluto da tifosi, compagni e dirigenza, che lo ritiene uomo immagine della società. Lasciarlo troppo spesso in panchina è stato rischioso e ora Ceni ne ha pagato le conseguenze.

Lui viene da noi e dice: ‘Voglio un giocatore del Fortaleza’. Rifiutiamo e gli diciamo che ce ne sono altri migliori. Ne ha già chiesti cinque, se non sbaglio. Ancora oggi sta forzando per acquistarne uno in particolare. Viene sempre per parlare dell’argomento del suo c***o di giocatore. ‘Ah, hai visto?’” continua Drummond nell’audio. “Così noi andiamo da lui con tre o quattro nomi buoni, europei, quelli arriverebbero gratis in prestito, ma lui dice: ‘Non li conosco’. Nemmeno si sforza di conoscerli.

Il suo amore per il Fortaleza, club portato da Ceni a vincere la Série B nel 2018 e la Copa do Nordeste nel 2019, è stato perfino vincolante per lui al Flamengo. In due avventure ha sempre garantito ottimi risultati in più di 100 partite, ma per due volte ha tradito il Leão. Nel 2019 aveva lasciato il Fortaleza, andando al Cruzeiro, per poi tornare dopo pochissime settimane. La scorsa stagione nel bel mezzo del campionato è arrivato un nuovo tradimento causa Fla.

Il cuore di Rogério Ceni è rimasto anche legato al Tricolor del Ceará, dove ha trovato un ecosistema perfetto per il suo gioco rinunciatario. Spesso l’ex leggenda del São Paulo non cerca nemmeno di vincere le partite, ma solo di pareggiarle. In una squadra da salvezza si può fare un ragionamento simile, mentre in una compagine vincente è un atteggiamento abbastanza controproducente. In questo modo si rischia di lasciare punti preziosi per strada, deludendo i tifosi, come è successo al Flamengo.

Nell’ultimo Brasileirão (vinto) il titolo stava per scappare all’ultima giornata proprio per questo stile rinunciatario. Il Flamengo, dopo aver vinto lo scontro diretto con l’Internacional ed essere passato in testa per la prima volta in stagione, ha perso contro il São Paulo per 2-1, rischiando di scendere dal trono.

Fortunatamente per loro, in contemporanea, il Corinthians ha fermato con un pareggio senza reti l’Inter, che per poco non si era portato in vantaggio. Il gol negli ultimi minuti di Edenilson stava per portare sul tetto del Brasile il Colorado dopo 41 anni, ma il VAR ha poi annullato giustamente la festa.

In questa maniera Rogério Ceni, nonostante la sconfitta, ha potuto festeggiare la vittoria del campionato, rischiando però troppo. Invece di cercare di sorprendere con velocità e con un attacco insistente, il Mengão si è limitato ad amministrare il pallone per mantenere l’equilibrio del pareggio, tirando appena una volta in porta e venendo beffato per due volte. La sconfitta per 2-1 li ha costretti a festeggiare dopo aver controllato il risultato dei rivali.

Nell’audio di Roberto Drummond non viene risparmiato nemmeno l’aiutante di Rogério Ceni, il francese Charles Hembert. I due si sono conosciuti durante il corso per allenatori in Inghilterra e da quel momento è nata una coppia affiatata. Il parigino ha seguito dappertutto Ceni, dal São Paulo al Flamengo, passando per Fortaleza e Cruzeiro. Malgrado il suo importante lavoro e le sue abilità di relazionarsi con tutti i giocatori mostrata in tutti i suoi incarichi in Brasile, al Flamengo non è stato apprezzato.

Quando Ceni aveva il Covid, lui non voleva lasciarlo andare in campo (parlando del suo aiutante ndr), perché il ragazzo è scarso, sa solo mettere a posto il campo di allenamento. Ha dovuto chiamare l’allenatore dell’under-20 per essere il suo assistente, visto che i suoi aiutanti sono così scarsi. Questo francese è scarso. Bravissima persona, questo è una brava persona, ma molto scarso.” termina così l’audio di Drummond.

Ora il Flamengo si affiderà a Renato Portaluppi, ex simbolo rossonero da giocatore negli anni ’90. Dopo le dimissioni date al Grêmio, ormai a fine ciclo, l’allenatore gaúcho cercherà di risollevare il morale. Oltre ad avere una preparazione tattica invidiabile, Renatão conosce bene l’ambiente e si immedesima molto nei panni dei calciatori. A livello caratteriale potrebbe dare quel qualcosa in più rispetto a Rogério Ceni.

Se Portaluppi però non dovesse fare bene e dovesse essere esonerato, il Flamengo non potrebbe più ingaggiare altri allenatori. In quel caso subentrerebbe un tecnico delle giovanili fino a fine stagione. Nel Brasileirão da quest’anno è possibile per i club licenziare solo un allenatore. La strategia della dirigenza probabilmente era quella di pressare così tanto Rogério Ceni tanto da obbligarlo a dare le dimissioni. Così il Flamengo non avrebbe speso il suo slot allenatori, ma onde evitare una denuncia per mobbing, è arrivato direttamente l’esonero.