EUROTONFI – #36: Lazio, un black-out privo di logica. Il Salisburgo ringrazia e vola in semifinale

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale.

Arrivato fortuitamente sulla panchina della Lazio, Simone Inzaghi (da qualche settimana nuovo tecnico dell’Inter Campione d’Italia) si dimostra subito uno dei giovani allenatori più interessanti del panorama calcistico italiano. Destinato a guidare la Salernitana e indirizzato verso Formello a valle del clamoroso affaire Bielsa (dopo un breve intermezzo all’indomani dell’esonero di Pioli nella stagione 2015/2016), il Campionato 2016/2017 di Inzaghi Jr. è notevole, con la Lazio capace di divertire e divertirsi centrando un 5/o posto finale. Nella stagione 2017/2018 i biancocelesti compiono ulteriori passi avanti, salvo centrare un clamoroso inciampo in Europa League: quello con il Salisburgo ai Quarti di Finale.

LA SQUADRA: LAZIO
Come anticipato, i Capitolini ripartono dal 5/o posto della stagione 2016/2017. Confermatissimo sulla panchina dei biancocelesti, il tecnico laziale vede salutare pezzi importanti nel corso dell’estate successiva: Keita vola oltralpe, al Monaco che riconosce 30 M € alla Lazio, mentre Biglia si accasa al Milan delle “cose formali” garantendo 19,5 M € alla Lazio e il Southampton investe quasi 17 M € per Wesley Hoedt. Come da tradizione il mercato della Lazio è parsimonioso, ma non manca di rinforzi (almeno sulla carta): Luiz Felipe torna a Formello dopo la parentesi Salernitana, mentre a conferire esperienza e qualità arrivano Lucas Leiva dal Liverpool, Nani dal Valencia e Caicedo dall’Espanyol, oltre a due giovani promesse portoghesi come Pedro Neto e Bruno Jordão e, in ultimo, David Di Gennaro reduce da un ottimo Campionato a Cagliari.

La stagione inizia alla grande per la Lazio, capace di strappare la Supercoppa Italiana alla Juventus di Max Allegri grazie al 3-2 griffato dal gol di Murgia al 95′ della sfida dell’Olimpico. In Campionato i Capitolini partono forte e, per lunghi tratti della stagione, militano ai piani altissimi della nostra Serie A: dopo il pari a reti inviolate con la SPAL alla 1/a di Campionato la Lazio centra 8 vittorie tra cui spicca il 2-1 inflitto a Torino alla Juventus, registrando invece una sola  sconfitta (il pesante 1-4 casalingo con il Napoli in una gara giocata in emergenza assoluta). Alla 10/a di Serie A la Lazio è a tre punti dal Napoli primo in classifica, con cui si tiene a contatto (in una classifica molto corta) chiudendo però in decrescita un girone di andata che vede i biancocelesti quinti in Serie A a pari merito con la Roma 4/a  a 40 punti; 9 le lunghezze di margine sulla Samp 6/a, ma otto quelle di ritardo sul Napoli di Sarri.

Nel girone di ritorno la lotta Scudetto diventa ben presto un testa a testa tra Napoli e Juventus, mentre i due biglietti per la Champions successiva diventano un problema di Inter, Roma e Lazio. La Lazio vive un momento interlocutorio, fatto di 8 punti raccolti in 8 partite, prima di tornare al successo con il 6-2 sul Benevento alla 30/a di Serie A; la fortuna di Inzaghi e co. è che l’Inter non sprinta, e prima della sfida al Salisburgo il 4/o posto è ancora a 2 lunghezze.

In Europa League il Girone si rivela una formalità per Immobile e compagni: Vitesse, Nizza e Zulte Waregem non riescono a impensierire i biancocelesti, che con 12 punti nelle prime quattro uscite mettono in cassaforte il primo posto nel proprio raggruppamento. Ai Sedicesimi di Finale l’FCSB (ex Steaua Bucarest) si impone 1-0 a sorpresa in Romania, ma è demolita 5-1 all’Olimpico; ancora est europeo negli Ottavi, con la Dinamo Kiev che strappa un pericoloso 2-2 alla Lazio a Roma ma i ragazzi di Inzaghi sono protagonisti di una ottima prova in Ucraina accompagnata dal 2-0 che vale il pass per i Quarti. Tra le ultime otto superstiti dell’edizione 2017/2018 di Europa League, i biancocelesti sono sorteggiati al Salisburgo in un Quarto di Finale che promette di essere affascinante.

L’AVVERSARIO: RB SALISBURGO
Centrato l’11/o titolo della propria storia, unitamente alla 5/a Coppa Nazionale, il Salisburgo saluta Óscar García e accoglie il tecnico delle giovanili, un certo Marco Rose (oggi neo-tecnico del Borussia Dortmund). Rispetto alle stagioni precedenti il mercato in entrata è meno scoppiettante: circa 2 i milioni di euro investiti sul mercato dagli austriaci, che portano a casa tra gli altri Marin Pongračić in difesa versando 1 milione al Monaco 1860, mentre per 250 mila euro dallo Zambia arriva Patso Daka (oggi al Leicester City). Il saldo della campagna trasferimenti è attivo, perché a salutare sono invece Wanderson (8 milioni dal Krasnodar), Laimer (7 milioni di euro dal Lipsia) e, tra gli altri, salutano la compagnia anche Oberlin e Lazaro.

La rosa a disposizione di Rose risulta nel complesso giovane e di talento come dimostra la scorsa di nomi oggi impegnati nei principali Campionati europei: Ćaleta-Car (oggi al Marsiglia), Igor (oggi alla Fiorentina ma passato anche per la SPAL) e Lainer (Borussia Monchengladbach) in difesa, Samassékou (Hoffenheim), Berisha (Reims, dopo una parentesi infelice alla Lazio) e Leitgeb a centrocampo oltre che Dabbur (Hoffenheim) e Minamino (Liverpool) in attacco. Tra i nomi oggi ancora in maglia Salisburgo, Onguéné e Ulmer in difesa, Haidara e Sboboszlai a centrocampo (il giovanissimo ungherese arriverà nel mercato invernale dal Liefering) e Hwang in attacco.

Come al solito la marcia del Salisburgo è perentoria: alla 10/a giornata i ragazzi di Rose sono secondi in classifica dietro allo Sturm Graz, unica compagine capace di sconfiggere i Campioni in carica nel primo scorcio di Bundesliga austriaca (1-0 a Graz grazie al gol di Alar in avvio di ripresa). Il testa a testa tra Sturm Graz e Salisburgo, separate da un solo punto in favore dei bianconeri, perdura fino alla 20/a giornata ma è poi compromesso dal crollo verticale accusato dallo Sturm dopo la sosta invernale: a febbraio del 2018 infatti la capolista mette insieme un solo punti in quattro uscite perdendo anche lo scontro diretto finendo per precipitare a distanza siderale dal Salisburgo, che allo scontro diretto con la Lazio arriva con 8 punti di vantaggio sulla prima delle inseguitrici.

In Europa nell’estate del 2017 la “maledizione Champions” è ancora da esorcizzare per il Salisburgo; nemmeno Marco Rose riesce a garantire la 1/a storica partecipazione alla massima competizione europea per club (arriverà solamente nel 2019/2020) e saluta ai Preliminari di Champions per mano del Rijkea. Davvero incredibile la “maledizione” playoff di Champions League per gli austriaci dall’arrivo del gruppo RedBull: nell’ordine sono Valencia, Shakthar Donetsk, Maccabi Haifa, Hapoel Tel-Aviv, Dudelange (Lussemburgo!), Fenerbahçe, Malmö (due volte di fila), Dinamo Zagabria, Rijeka e Stella Rossa a sbarrare la porta per la Fase a Gironi della Champions League agli austriaci che nel 2019 festeggeranno l’accesso tra le grandi d’Europa solo, forse, perché non costretti a passare per i playoff.

Retrocesso per l’ennesima volta in Europa League il Salisburgo ha agevolmente la meglio sul Viitorul Constanța (3-1 e 4-0) e accede a un Girone dove oltre al Marsiglia sono presenti i portoghesi del Vitória Guimarães e i turchi del Konyaspor. Il girone è chiuso in vetta dai ragazzi di Rose che centrano tre vittorie e tre pareggi, raccogliendo un paio di scalpi eccellenti nella Fase a eliminazione diretta: la Real Sociedad è stoppata sul 2-2 in casa e piegata 2-1 in Austria, mentre agli Ottavi il Salisburgo si regala l’impresa a Dortmund violando 3-2 il Signal Iduna Park per poi pareggiare 0-0 in casa centrando quindi il Quarto di Finale che lo vede contrapposto alla Lazio.

LA DOPPIA SFIDA
Lazio-Salisburgo promette spettacolo sin dal giorno del sorteggio: da una parte i biancocelesti di Simone Inzaghi, gradualmente capaci di imporsi come una realtà di primo piano in Italia e una squadra di sicuro valore per la Fase Finale di Europa League. Avversari di Immobile e co., gli austriaci si presentano all’Olimpico senza aver mai perso una partita in Europa, con l’ambizione di diventare la mina vagante dell’Europa League.

Per la gara d’andata, all’Olimpico, Inzaghi non sconfessa il proprio 3-5-2: davanti alla difesa titolare Leiva fà da frangiflutti con Milinković e Parolo ai lati; Basta e Lulić presidiano le fasce, mentre in attacco Luis Alberto è chiamato ad innescare Ciro Immobile. Nel Salisburgo di Marco Rose Dabbur è il pericolo pubblico numero uno, ma tra i motivi di interesse e preoccupazione figurano anche la spinta di Lainer come terzino destro e gli spunti di Valon Berisha sulla corsia di sinistra.

La partita, sulla carta molto complicata, comincia come meglio non potrebbe per i Capitolini: Basta affonda sulla destra, e crossa un pallone che Immobile non impatta facendo involontariamente le fortune di Lulić che trova tempo e coordinazione per la rasoiata che sblocca la gara. L’immediato vantaggio galvanizza i biancocelesti che comandano le operazioni, anche se di chances per il raddoppio non se ne vedono di nitide; passata la buriana il Salisburgo si scuote, e giunge al pari di metà tempo con un penalty concesso per una manata di Basta a Dabbur con Berisha a fare 1-1. Il gol nel finale di tempo potrebbe destabilizzare la Lazio, che invece torna in campo e si riprende subito il vantaggio: una vera prodezza quella di Parolo, che devia di tacco in rete un traversone dalla destra facendo esplodere di gioia l’Olimpico. Il Salisburgo questa volta non sembra riuscire a replicare, ma è bravo e fortunato ad azzeccare il cambio Marco Rose: Minamino rileva un impalpabile Gulbrandsen e un minuto dopo il suo ingresso in campo mette alle spalle di Strakosha il pallone che significherebbe uno scomodissimo 2-2 interno per la Lazio.

Il cambio, però, l’azzecca anche Simone Inzaghi: Felipe Anderson in cambio di Luis Alberto, e proprio il brasiliano un minuto dopo il 2-2 di Minamino riesce a scoperchiare la retroguardia austriaca e a presentarsi davanti a Walke insaccando con estrema fraddezza un 3-2 che sembra quasi facile. Sull’onda dell’entusiasmo i Capitolini trovano anche il 4-2 di Immobile, e nel finale straripano dalle parti di Walke non capitalizzando per con Immobile e Caicedo due ottime occasioni da gol: in Austria si vola con un 4-2 molto incoraggiante, ma non privo di insidie.

A Salisburgo, sette giorni dopo, Inzaghi presenta lo stesso Starting-XI mentre il Salisburgo perde per squalifica Samassaeku e lo sostituisce con un trequartista come Yobo, mentre in attaco Hwang è recuperato dopo il turno di stop e fa compagnia a Dabbur in attacco; chiamato a rimontare le due reti di svantaggio il Salisburgo ci prova subito con Hwang, ma sarà un fuoco di paglia per gli austriaci anestetizzati da un’ottima Lazio. Gli ospiti hanno un paio di ottime occasioni che Immobile però sciupa, salvo poi sbloccare la contesa al 10′ della ripresa: su filtrante di Luis Alberto l’attaccante campano fugge alla retroguardia locale e infila sotto l’incrocio il pallone dello 0-1.

Festeggiano i ragazzi di Inzaghi, convinti comprensibilmente che l’1-0 sia una severa ipoteca sulla qualificazione; troppo però l’entusiasmo dei Capitolini, che perdono di concentrazione e meno di sessanta secondi dopo subiscono il pari di Dabbur. Il gol dell’israeliano potrebbe passare per un inciampo ma, in realtà, è la chiave di volta della gara: il Salisburgo azzanna furiosamente la gara, la Lazio invece vive un inspiegabile black-out. Dall’ora di gioco in avanti dalle parti di Strakosha è un vero e proprio bombardamento, e dopo il palo colpito da Schlager arriva inevitabile il beffardo 2-1: Haidara infiamma la RedBull Arena con un destro da quasi 40 metri sul quale Strakosha è tutto fuorché perfetto.

In pochi minuti, il disastro: la Lazio, che comandava la partita, è sotto per 2-1 con un Salisburgo cui una rete basterebbe per centrare la remuntada. La luce in casa Lazio è spenta, e di riaccendersi non vuole saperne: due minuti dopo la rasoiata di Haidara è incomprensibile la dormita della difesa della Lazio su un pallone apparentemente innocuo, con Hwang che può involarsi verso la porta di Strakosha per infilare il 3-1. Il gol del sudcoreano capovolge le sorti di una gara dalla quale, senza un razionale comprensibile, i ragazzi di Inzaghi sono già mentalmente usciti: ne è la riprova il quarto gol degli austriaci, che arriva con Lainer su calcio d’angolo. In quattro minuti la Lazio incassa tre gol. Difficile assistere a tracolli del genere in campo europeo, a questi livelli; come (il)logico che sia, la Lazio in partita non ci rientra più. Alla RedBull Arena il Lipsia centra una rimonta pazzesca per tempi e modi, ma soprattutto per l’incomprensibile black-out biancoceleste; finisce 4-1 per i locali, che in semifinale sfidano il Marsiglia.

…E POI?
Definire drammatico il rovescio subito dalla Lazio in Europa League rappresenterebbe probabilmente un eufemismo; a rendere ancora peggiori le cose è il derby che aspetta Immobile e compagni al rientro in Italia, con una lotta Champions ancora tutta da decifrare. La stracittadina però termina 0-0, punteggio che a sei giornate del termine lascia le due romane a presidiare i due posti Champions forti dei propri 61 punti; attardata di una lunghezza segue l’Inter di Luciano Spalletti che alla 35/a perde 2-3 in casa con la Juventus (decide Higuaín al fotofinish) e vede allontanarsi Roma e Lazio distanti quattro punti a tre giornate dalla fine. Se la Roma terrà al sicuro la propria terza piazza, è negli ultimi 270 minuti che si concretizza lo psicodramma biancoceleste: l’Atalanta sfila due punti ai ragazzi di Inzaghi mentre l’Inter passeggia 4-0 a Udine, mentre incredibilmente alla 37/a la Lazio è fermata sul 2-2 a Crotone nel turno che vede l’Inter cedere in casa al Sassuolo. Si arriva alla 38/a giornata, quella che propone uno scontro diretto che è storia contemporanea del calcio nostrano: il Lazio-Inter dell’affaire de Vrij, e di un Inter che con i gol nel finale di Vecino e Icardi strappa il 4/o posto dalle mani di una Lazio tristemente rimasta  con un pugno di mosche in mano.

Come da tradizione, invece, il Salisburgo farà proprio il titolo nazionale, dovendosi invece arrendere in Finale di Coppa d’Austria allo Sturm Graz. In Europa il traguardo delle semifinali di Europa League è storico per i ragazzi di Marco Rose, che però si arrendono al Marsiglia dopo una vera e propria battaglia: il Salisburgo rende infatti tra le mura amiche al Marsiglia il 2-0 patito al Velodrome, ma al 116′ della gara giocata in terra austriaca l’ex-interista Rolando trova il 2-1 che in Finale ci manda i francesi.

La finalissima, tra  Atlético Madrid e Marsiglia, sarà vinta agevolmente dai ragazzi di Simeone capaci di imporsi per 3-0; detto della Lazio, buttatasi letteralmente via, il Milan di Gattuso si scioglie contro l’Arsenal agli Ottavi (5-1 in aggregato  per i Gunners), mentre ai Sedicesimi il Napoli imita la Lazio finendo per pagare più gli errori propri che i meriti del Lipsia. Chiude il contingente italiano l’Atalanta che, ancora agli albori del ciclo Gasperini, è beffata da un gol allo scadere con il Borussia Dortmund e saluta la competizione ai Sedicesimi di Finale.

EUROTONFI – L’Italia e la Coppa UEFA: ci eravamo tanto amati