Il gol dell’Ungheria ha mostrato il potenziale punto debole della difesa della Francia

È un pareggio che sa di impresa quello che l’Ungheria è riuscita a strappare nel pomeriggio contro la Francia, fermata 1-1 alla Puskas Arena. La potenziale vittima sacrificale del girone, dopo aver messo in difficoltà il Portogallo salvo crollare nel finale, stavolta ha alzato l’asticella, mettendo tanta intensità, cuore e capacità di resistenza nella gara potenzialmente più difficile del suo girone. La strategia del ct Marco Rossi, pur talvolta con il contributo della fortuna (i francesi hanno avuto almeno 2-3 colossali occasioni da gol non capitalizzate) ha funzionato ed è solo così che il pomeriggio di giocatori e tifosi si è trasformato in un’enorme festa: l’Ungheria, pur ultima nel girone, ha strappato un punto ai campioni del mondo in carica e, almeno matematicamente, restano in corsa per la qualificazione, dando un senso all’ultima gara contro la Germania.

L’Ungheria ha avuto soprattutto il merito di mostrare una potenziale vulnerabilità di una Francia che, oltre all’enorme talento offensivo, aveva mostrato anche una straordinaria solidità difensiva contro la Germania all’esordio. Ed è stato proprio l’azione del gol di Fiola, arrivato allo scadere del primo tempo e seguito da un’esultanza non esattamente composta e moderata, ad aver evidenziato una via per colpire i francesi, anche in ottica delle prossime gare.

Un ruolo fondamentale nella copertura difensiva della Francia viene giocato da Kanté, non casualmente emerso come uomo chiave nella gara inaugurale proprio per la sua classica capacità di coprire spazi in ogni punto del campo, strappare il possesso al portatore palla avversario e garantire una copertura fondamentale alla linea difensiva. In occasione del gol, la strategia di Marco Rossi ha funzionato perché ha messo fuori causa proprio il centrocampista del Chelsea nella fase di copertura: come si vede dalle immagini, sul lancio lungo di Gulacsi, Kimpembe appoggia in maniera un po’ troppo sufficiente di petto per provare a servire Kanté, ma su quest’ultimo si avventa alle spalle Sallai che, facendo valere il fisico, anticipa il giocatore dei Blues e resiste alla sua carica, conquistando così il possesso.

La strategia della squadra di Rossi entra in azione in quel momento: partendo da un cambio di gioco di Nagy sulla sinistra, l’Ungheria avvia un’azione estremamente rapida di contropiede, caratterizzata dal velocissimo uno-due tra Fiola e Sallai, con quest’ultimo che lancerà poi a rete l’esterno mancino, bravo a bruciare in velocità prima Pavard alle spalle e poi un troppo lento Varane (a sua volta, già colpevole dell’anticipo subito da Sallai poco prima). I padroni di casa, però, riescono a perforare la difesa francese con estrema semplicità soprattutto perché Kanté non è più nella sua classica posizione di copertura: dopo aver perso il possesso, il centrocampista del Chelsea è rimasto avanzato e, intanto, Sallai si è posizionato nello spazio alle sue spalle, costringendo così Varane a prendersi un enorme rischio nell’uscire in pressione. Il risultato è stato evidente a tutti: gol dell’Ungheria.

Si è tratta di un’azione tutt’altro che fortuita: per tutta la gara, i padroni di casa hanno spesso lasciato spazio a Kanté di avanzare in mezzo al campo e costruire, salvo poi cercare di rubargli il pallone e provare a ripartire velocemente con l’ex Leicester a quel punto fuori posizione. Una scelta voluta da Rossi, consapevole dell’importanza della copertura di Kanté per una difesa molto fisica, ma potenzialmente meno rapida come quella francese. Un punto di vulnerabilità che rende la squadra di Deschamps, almeno apparentemente, meno invincibile di quanto fatto emergere contro la Germania. E anche su una situazione così, l’Ungheria ha dimostrato di essersi meritata eccome questo punto.