Via le inglesi, via la Super League. Lo scacco matto di Čeferin

Qualcuno dubitava del potere della UEFA? Incassato il colpo a freddo, Čeferin ha aizzato il popolo, ha caricato il fucile, ha sparato dritto al cuore della Super League. Dopo neanche 48 ore, il primo passo indietro: il Manchester City annuncia di aver messo mano alle carte per uscire dal progetto, guarda caso neanche mezza giornata dopo che lo stesso Čeferin aveva lanciato un salvagente per chi volesse tornare a bordo: “Chi ci ripensa adesso è ancora in tempo”.

Nella tarda serata di martedì, MundoDeportivo ha sganciato un altro bombazo: la UEFA avrebbe promesso soldi alle squadre inglesi, per convincerle a uscire dal progetto Super League. Legittimo? Mah; elegante? No. Giustifica il mezzo, il fine? Nì; obiettivo raggiunto? Assolutamente sì. Perché Čeferin sapeva che in momenti come questi, con il golpe delle grandissime del calcio europeo in corso, non ci sarebbe stato spazio per dialoghi e buone maniere. Aveva iniziato subito ad alzare la voce, quasi minacciare. Serviva agire immediatamente, e in modo deciso. E ha aperto di Queen’s Gambet: riportando il Manchester City alla base. Perché proprio il City? Per ciò che rappresenta, per la fan-base in crescita esponenziale, per l’appeal che ha fuori confine, perché è attualmente la più forte squadra d’Inghilterra. C’è voluto relativamente poco, per attuare il piano: convincere il City (come?) ad abbandonare il progetto Super League, aprendo di conseguenza la crepa in cui si sono prontamente infilate le altre (inglesi). Il comunicato dell’Arsenal, piuttosto pesante: “We made a mistake, we apologize for it”. Un errore, capito con 48 ore di ritardo.

Cosa vuol dire tutto ciò? Che la UEFA ha vinto. Perché privare la Super League delle squadre più seguite dal principale target di riferimento (giovani, Premier-addicted) è un’atomica sganciata su quel progetto che puntava a stravolgere il calcio, renderlo più moderno e meno romantico.

Invece no. Invece, via le inglesi, e via qualsiasi possibilità di Super League. Checkmate.