I volti del basket – Stephen Curry, il miglior marcatore dei Warriors

Pilastro portante dei Golden State Warriors, Stephen Curry è già da tempo abituato al titolo di miglior giocatore dell’anno. Il 12 aprile 2021 è però diventato anche il più grande Warrior della storia.

La carriera. Nei Warriors dal 2009, superato Wilt Chamberlain

Curry fa i suoi primi rimbalzi nella Charlotte Christian School, nella Carolina del Nord, registrando già lì il primo record come miglior marcatore di tutti i tempi nella scuola. Il suo fisico poco sviluppato non gli apre tutte le porte, ma Steph persegue la sua strada con determinazione e approda al Davidson College, rialzando una squadra ormai assopita da anni.

Nel 2009 è dichiarato eleggibile per il Draft NBA. Nonostante le perplessità per la sua fisicità, i Warriors puntano ugualmente su Curry, che si rivela il cavallo vincente. Un sodalizio che va avanti ormai da più di dieci anni, tra gioie e dolori, tra MVP e infortuni. Nel 2011 arriva in squadra Klay Thompson e nasce il duo degli Splash Brothers; nel 2016 è il turno di Kevin Durant, insieme al quale crea un connubio vincente.

La stagione 2019-2020 si rivela buia per i Warriors, orfani di Durant e Thompson e vittime della rottura della mano sinistra di Steph nella gara contro i Phoenix Suns. Un breve stop forzato e Curry torna in campo, continuando a collezionare record.

Il 12 aprile 2021 mancavano solo 19 punti per superare la soglia raggiunta da Wilt Chamberlain (17.781) e Curry ha segnato ben 53 punti nella gara contro i Denver Nuggets, arrivando a quota 17.818 e diventando quindi il miglior marcatore nella storia dei Golden State Warriors.

L’uomo. Una superstar anche fuori dal campo

Curry ha dichiarato pubblicamente la sua fede cristiana, sottolineando più volte il ruolo che Dio riveste nella sua vita. Sulle sue scarpe da basket “Curry One” c’è un laccio con la scritta “4:13”, un voluto riferimento al versetto biblico Filippesi 4:13: “Posso fare ogni cosa per mezzo di Cristo che mi rafforza“. Inoltre, Curry ha al polso un tatuaggio in ebraico di I Corinzi 13:8, in cui si legge “L’amore non sbaglia mai…“.

Il volto dei Warriors è noto anche per il suo impegno nel campo della beneficenza. Dalla campagna per combattere la malaria della Fondazione delle Nazioni Unite Nothing But Nets alle scarpe con il nome di Deah Shaddy Barakat, una delle vittime della sparatoria a Chapel Hill del 2015. Nello stesso anno, dopo aver vinto un MVP, ha anche donato l’auto ricevuta in premio all’East Oakland Youth Development Center, un’organizzazione no-profit locale.

Primo giocatore NBA a essere eletto come Most Valuable Player, ha inoltre creato la casa di produzione Curry Unanimous Media, dedicata alla divulgazione di contenuti religiosi, sociali e familiari. In cantiere c’è oggi l’idea di produrre un revival animato della sitcom degli anni ’70 Good Times, insieme al produttore esecutivo originale, Norman Lear, e al creatore di Family Guy, Seth MacFarlane. La serie è stata approvata da Netflix nel 2020.

Le curiosità. Un nome, tanti omaggi (più o meno graditi)

Svariati artisti della scena rap contemporanea hanno dedicato alcuni brani musicali alla star dei Warriors. Primo fra tutti il rapper canadese Drake, che ha nominato Steph Curry nella sua 0 to 100/The Catch UP. Qui Drake infatti canta: “I been Steph Curry with the shot / Been cookin’ with the sauce, chef, curry with the pot, boy”. Curry e la moglie hanno apprezzato molto la citazione e hanno risposto al rapper con un divertente video di ringraziamento.

Un omaggio invece forse meno gradito è quello di Soulja Boy. Curry, infatti, ha affermato di aver ascoltato il brano a lui dedicato, in cui si ripete diverse volte il suo nome e che attualmente non si trova nella sua playlist. Quattro minuti di canzone e un campione di un’intervista di Curry nel finale, un pezzo incentrato sull’identificazione in Carry e sulla fiducia in se stessi. Che dire? Steph si è sicuramente aggiudicato anche il record come giocatore NBA con più reference nel rap.