La Norvegia è la regina del biathlon

A Ostersund, in Svezia, è andata in scena l’ultima tappa della Coppa del Mondo di biathlon. La prima edizione orfana del campione francese Martin Fourcade e con un totale dominio della squadra norvegese, che ha fatto la voce grossa in quasi tutte le discipline sia in campo maschile che femminile. L’ultimo appuntamento della stagione ha vissuto proprio sui fuochi d’artificio del derby tra Johannes Thingnes Bø e Sturla Holm Laegreid per la conquista della classifica generale; un testa a testa ricco di colpi di scena in cui ogni singolo errore al poligono ha fatto la differenza. A un solo anno di distanza dal suo esordio Laegreid si è saputo subito inserire a sorpresa nei quartieri alti portandosi a casa il titolo nell’inseguimento e nell’individuale e risultando ovviamente il migliore tra gli Under 25.

Il giovane norvegese è andato molto vicino al bersaglio grosso perché sabato si è aggiudicato in maniera rocambolesca la prova a inseguimento grazie agli errori del rivale; 24 ore dopo invece è stato lui a pagare la poca precisione in piazzola permettendo a Bø di lanciarsi verso la vittoria della mass start e della sua terza Coppa del Mondo consecutiva. Il più piccolo dei fratelli resta dunque sul trono del biathlon, autorità regale ottenuta tempo fa quando venne interrotta l’egemonia di Fourcade. Come detto in precedenza, la Norvegia ha vinto tutto ciò che c’era da vincere, dimostrando una competitività di squadra impressionante. L’unico passo falso è arrivato ai Mondiali sloveni quando lo svedese Ponsiluoma e il francese Jacquelin sono riusciti a strappare il titolo iridato rispettivamente nella sprint e nell’inseguimento.

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Dopo l’addio del suo più talentuoso atleta, la Francia ha mostrato la presenza di biatleti di livello, primo fra tutti Quentin Fillon Maillet giunto terzo nella generale ma autore di quattro vittorie individuali. La squadra transalpina il prossimo anno potrebbe dar vita a una interessante sfida con gli scandinavi. Interessante anche la crescita dei due svedesi Ponsiluoma e Samuelsson a cui è mancato con dispiacere un sigillo nell’ultima gara, quella disputata in casa. Scomparsa dalle prime dieci posizioni la Germania.

In campo femminile Tiril Eckhoff è stata superlativa nonostante una Svezia promettente nelle prime gare della stagione; per lei è arrivato il prezioso e meritato riconoscimento della prima Coppa del Mondo in carriera dopo averla persa lo scorso anno per una manciata di punti; vanno aggiunti anche i titoli in sprint e inseguimento. Tredici vittorie per la Eckhoff tra Coppa e Mondiali, decisivo in particolare il poker nel doppio appuntamento di Nove Mesto dove invece ha steccato la connazionale Marte Olsbu. La Norvegia ritrova una forte individualità in campo femminile dopo l’ultimo trionfo di Tora Berger nel 2013 e un periodo in cui erano state altre le nazioni a eccellere.

Capitolo Italia agrodolce. Dorothea Wierer non è riuscita nel tris dopo i titoli del 2019 e del 2020, ma sarebbe stato davvero troppo chiederle una replica. L’atleta di Brunico porta comunque a casa la Coppa dell’individuale seppur in condivisione con l’austriaca Hauser. Gli azzurri sono rimasti a secco ai Mondiali raccogliendo solo legno, sul finale di stagione però hanno avuto un buono spirito di orgoglio. Si è rivista Lisa Vittozzi con il terzo posto di Nove Mesto, ma soprattutto un Lukas Hofer indemoniato a Ostersund: capace di cogliere il podio più prestigioso nella sprint e di piazzarsi terzo il giorno dopo nell’inseguimento dietro ai due norvegesi alieni. Peccato solo che la stagione si sia conclusa con l’immagine della Wierer impiantata nell’ultimo bersaglio della mass start, mentre vicino la gara continuava a scorrere. C’è fiducia nel gruppo per il futuro soprattutto tra gli uomini dove hanno mostrato ottime potenzialità i classe 2000 Bionaz e Giacomel.

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