Il Sunderland ha interrotto dopo quasi 50 anni la maledizione di Wembley

Nella seconda stagione dell’ormai celebre serie “Sunderland ‘till I die”, il palcoscenico di Wembley compare per ben due volte. E, in entrambe le occasioni, quasi come fosse una sceneggiatura di un film, finisce sempre con le lacrime dei Black Cats e dei propri tifosi. Nell’anno della prima stagione in League One dal 1988, i biancorossi, usciti massacrati dalla disastrosa, doppia retrocessione da Premier League e Championship e l’abbandono di una dirigenza ormai stanca di fare investimenti, sognavano di potersi riscattare immediatamente, sperando di poter quantomeno gestire in maniera più tranquilla un campionato che poco aveva a che vedere con la blasonata storia della società. Senza entrare troppo nei dettagli in favore di chi ancora non avesse ancora visto la serie, la storia ha invece avuto anche in questo caso una piega del tutto inaspettata, nonostante l’entusiasmo della tifoseria: prima una sconfitta nella finale di English Football League Trophy (oggi, Papa John’s Trophy) contro il Portsmouth e poi nella finale playoff contro il Charlton. In entrambi i casi, appunto, nello stadio per eccellenza del calcio inglese.

Gli sguardi perduti nel vuoto dei tifosi e i commenti scoraggiati di chi sembra essersi ormai rassegnato a un destino di continue delusione sono le immagini perfette della storia recente del Sunderland. Su Wembley, anzi, ha iniziato ad aleggiare una vera e propria maledizione: negli ultimi 48 anni, i Black Cats hanno perso tutte e sette le finali giocate qui (una di FA Cup, due di League Cup, tre di play-off e una di Football League Trophy). L’ultima giornata di gloria risaliva ormai al 1973, in quella che è ricordata in casa Sunderland, e non solo, come una delle più grandi imprese della storia del calcio inglese: la vittoria della FA Cup come favola del torneo contro il Leeds di Don Revie, ai tempi una delle maggiori potenze del calcio inglese ed europeo. Era stato il grande momento del gol di Porterfield e dell’intervento miracoloso di Jim Montgomery, ancora oggi le fotografie più belle dei tempi gloriosi ormai andati. I più scaramantici tra i tifosi biancorossi facevano notare che nella finale del 1973 era stato loro riservato un posto nel lato Sud dello stadio, mentre nelle finali successive quello di Nord, come a voler trovare un potenziale nesso con le sconfitte subite in seguito.

Stavolta, il problema di questo presunto collegamento non si è nemmeno posto. Per la finale di Football League Trophy contro il Tranmere, spazio per i tifosi non ce n’è stato e l’inno inglese a inizio partita ha riecheggiato nel silenzio totale degli spalti vuoti. Quasi un peccato, perché queste tifoserie avevano avuto modo di festeggiare addirittura insieme in passato, per quella che, a ben vedere, è stata l’unica grande gioia avuta dai Black Cats in questo stadio dal 1973: una vittoria nel 1988 del Tranmere contro il Newcastle, storico rivale del Sunderland, in un torneo amichevole, con partite da 40 minuti e dedicato al Centenario della Football League. Ma, probabilmente, la mancata presenza dei tifosi allo stadio stavolta è passata in secondo piano grazie al risultato: 1-0 per i Black Cats e finalmente primo successo a Wembley dopo decenni.

Importa relativamente il fatto che il trofeo conquistato sia il modesto English Football League Trophy, una coppa che qualche anno fa sarebbe stata snobbata; che i giocatori si siano dovuti premiare da soli senza vedere in faccia i propri tifosi mentre festeggiavano; o che il successo sia arrivato al termine di una partita giocata abbastanza male dai Black Cats, salvata da un paio d’interventi di Burge e soprattutto dal gol di Gooch, su assist di McGeady: caso del destino, quest’ultimi due dei pochissimi giocatori rimasti in rosa dalla stagione della clamorosa retrocessione in League One, oggetto della prima stagione di “Sunderland ‘till I die”. La vittoria conquistata resta comunque un successo da festeggiare, un momento di emozione per una tifoseria che sembrava maledetta e che rompe questa lunga astinenza dall’ultima vittoria a Wembley.

Di sicuro, un ottimo auspicio per la nuova proprietà del giovanissimo miliardario Kyril Louis-Dreyfus, arrivato da nemmeno un mese e già con un trofeo in bacheca. Non è stato fatto ancora niente se si valutano le aspettative dei tifosi biancorossi, che sperano di aver trovato finalmente una dirigenza disposta a investire sul club e a riportarlo al più presto in Premier League. Ma intanto, i Black Cats continuano a correre in campionato per provare a ottenere l’immediata promozione in Championship: il Sunderland è quarto con 60 punti, meno 2 dal secondo posto del Peterborough United e gli ultimi risultati sono stati tutti complessivamente positivi. Si sogna di nuovo allo Stadium of Lights, sebbene senza più la magia di un tempo che legava insieme la storia della squadra con quella della città. Ma per il club, forse, stanno per cominciare tempi migliori e questa vittoria è già una boccata d’ossigeno per la fedelissima, e già troppe volte tradita, onda di tifosi dei Black Cats.

P.s. A rendere ancora più leggendaria questa giornata si unisce un’altra curiosità: il Sunderland ha vinto il Football League Trophy esattamente un giorno dopo la vittoria del Salford, ma in riferimento all’edizione dello scorso anno, visto che la pandemia aveva costretto a rinviare la gara. Quello del club di proprietà delle Leggende del 1992 del Manchester United (i fratelli Neville, Scholes, Giggs e Butt) è stato uno dei periodi da detentori del trofeo più brevi di sempre.