Il tifo ai tempi del Coronavirus nella finale storica di Libertadores

Rio de Janeiro è pronta per ospitare il Clássico da Saudade tra Palmeiras e Santos. Il Maracanã ha già chiuso i battenti da una settimana per preparare al meglio il campo e gli spalti in vista della finale di Copa Libertadores. Il Flamengo ha giocato in questo periodo al Mané Garrincha di Brasília, mentre il Fluminense al Nilton Santos di Botafogo. Il tappeto è insolitamente perfetto, mentre le seggiole coperte da un grande tendone con il logo e con i colori della competizione. Un peccato perché lì ci sarebbero potute stare quasi 80mila persone in verde e in bianconero.

Tuttavia il pubblico sarà apparentemente assente. Fuori dallo stadio si aspettano vari tifosi gridando, scoppiando fumogeni e sperando nella vittoria della propria squadra. Già in semifinale si sono visti dei fumogeni caduti da fuori nel campo della Vila Belmiro. Tanti bar apriranno i battenti a molti appassionati per guardare la partita in compagnia. Si spera che la festa sia all’insegna delle mascherine e dei distanziamenti. Inoltre i cancelli del tempio calcistico brasiliano faranno entrare i propri “socios” per sostenere i calciatori.

Come successo in Copa Sudamericana sabato scorso, anche qui un pubblico limitato sarà presente. I club hanno deciso di invitare alcuni tifosi “meritevoli”. Quelli con più presenze negli anni passati, quelli che sostengono di più economicamente la società. Per l’appunto i socios, tifosi paganti una quota annuale extra-biglietto che hanno così diritto a vari benefici. Il governo dello Stato federale di Rio de Janeiro ha acconsentito di accogliere all’interno queste persone fino a un massimo del 10% della capacità.

Il Santos ha avuto una brillante idea per far sapere ai suoi socios la notizia. Luan Peres, difensore del Peixe, si è messo ha videochiamare 25 di loro per invitarli all’evento. Un’idea carina per non mettere a rischio la salute di nessuno, rendendo tuttavia più normale un atto finale storico. Infatti questa è la prima finale tutta paulista della storia della Libertadores. I medici però storcono il naso all’idea di questa bomba epidemiologica. Questi tifosi dovranno percorrere quasi 500 km da São Paulo per arrivare in terra carioca. Controllando bene il viaggio si potrà lasciar vivere questa fantastica esperienza alle due delegazioni.

Ciò che deve preoccupare saranno le masse che si muoveranno in città. Come già detto molti andranno al bar o fuori dallo stadio. Quando i 90 o i 120 eventuali minuti avranno fine, cosa succederà tra le due torcidas? Ci potranno essere assembramenti? Quasi senza dubbio o ancor peggio potrebbero essere provocati scontri tra le fazioni più fanatiche. La polizia è preparata, ma ci si augura che non si faccia affidamento alla forza. Starà alla sensibilità di ognuno sfogare la propria gioia o frustrazione in modo responsabile e sicuro.

Perché si possa guardare la partita bisognerà ricorrere alla cara televisione. Infatti lo share in questa stagione per quanto riguarda la Copa è schizzato alle stelle in Brasile e in tutto il Continente. Questa è l’unica competizione continentale in mezzo alla pandemia a disputare tutte le partite, rispettando quindi diritti TV e il calendario. In Europa il fascino per la “final de otro mundo” è cresciuto in modo esponenziale. Il livello in Sudamerica è attualmente molto alto e le poche attività da fare in questo periodo di lockdown ha aumentato la curiosità a riguardo.

Questo va anche a braccetto con l’aumento dei premi per la Gloria Eterna. Il calcio non è solo gloria, ma anche business. Dallo scorso anno i proventi della finale sono aumentati da 12 milioni a 15 milioni di dollari. Contando anche il nuovo cambio real-dollaro, i milioni in valuta brasiliana salgono a 61. Tuttavia arrivando fin qui le due squadre hanno già racimolato 30 milioni di reais. Nel caso del Santos è stata la salvezza da una situazione finanziaria disastrosa. Invece per il Palmeiras è un bel gruzzoletto per mantenere un profilo alto sul mercato.