EUROTONFI – #9: black-out a Cracovia, il Parma dei giovani saluta l’Europa

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale.

Ancora una volta, la terza, il Parma è suo malgrado ospite di Eurotonfi. Amaro il legame tra gli emiliani e la seconda competizione europea per club all’indomani del trionfo sul Marsiglia del 1999; diversa però questa eliminazione per i gialloblù da quella con il Werder Brema alla quale arrivavano da detentori del trofeo, e più simile invece allo scivolone raccontato di recente contro l’Hapoel Tel-Aviv per una squadra che, nei primi anni Duemila, anche a seguito del ridimensionamento tecnico successivo alle vicissitudini extra-calcistiche della famiglia Tanzi ha messo da parte ampiamente le velleità di Scudetto.

LA SQUADRA: PARMA
Dopo la travagliata stagione precedente, con cambi di allenatore a ripetizione e un anonimo 10/o posto finale, nel 2002/2003 il Parma riparte da Claudio Cesare Prandelli aprendo con il tecnico di Orzinuovi a un forte rinnovamento o, in maniera più corretta, ringiovanimento.

Salutano Collecchio Fabio Cannavaro e Matías Almeyda che volano all’Inter per poco meno di 50 milioni di euro totali, e la rosa viene anche “svecchiata” con le cessioni di Boghossian (Espanyol), Micoud (Werder Brema) e Sensini (accasatosi a parametro zero all’Udinese) mentre il giovane Appiah si trasferisce a Brescia . L’addio più doloroso, però, è probabilmente quello del bomber emiliano Marco Di Vaio, che il 22 agosto 2002 disputa la Supercoppa Italiana contro la Juventus: è l’ultima apparizione in maglia gialloblù per il cannoniere del Parma, che a Tripoli contro i Campioni d’Italia in carica segna la sua ultima rete con i Ducali prima di vestire proprio il bianconero torinese.

I movimenti in uscita sono numerosi, ma in entrata il Parma si muove molto bene allestendo una squadra giovane e estremamente interessante: per dimenticare Di Vaio gli emiliani portano a casa Adriano (14 M € versati all’Inter per la comproprietà), Mutu (10 M €) e Gilardino (12 M €) prelevati entrambi dall’Hellas Verona  e alcuni altri giovani che si riveleranno utili alla causa emiliana come Bonera (dal Brescia), Bresciano (dall’Empoli), Donati (Milan) e Matteo Brighi.

Giovani e talentuosi, i ragazzi di Prandelli si disimpegnano subito abbastanza bene in Campionato: al pirotecnico 4-3 casalingo all’esordio con il Brescia seguono nelle prime giornate 2 vittorie, 3 pareggi e 1 sola sconfitta (in casa del sorprendente Modena) che collocano gli emiliani di Prandelli al 7/o posto di una classifica ancora molto corta che vede la zona Champions distante solo 3 lunghezze. Di rilievo la prestazione del Parma a Torino contro la Juventus di Lippi: i gialloblù si fanno preferire nettamente ai bianconeri e vanno sul 2-0 al Delle Alpi con i gol di Nakata e Adriano, venendo però ripresi per i capelli dai locali che riaprono il match con Tudor al minuto 87 e strappano un’insperato 2-2 al 95’ con Del Piero tra le polemiche destate da un controllo “sospetto” del capitano dei bianconeri.

In Coppa UEFA il Parma di Prandelli è più titubante sin dalle prime battute: il sorteggio accoppia gli emiliani al CSKA Mosca, che blocca sul 1-1 i Ducali in Russia e al Tardini si vede rimontato da 1-2 a 3-2 solamente da una doppietta di Mutu che al minuto 89 evita una clamorosa immediata eliminazione ai gialloblù.

Un’altra trasferta nell’est-Europa attende i gialloblù nel Secondo Turno di Coppa UEFA: ad attendere i ragazzi di Prandelli c’è il Wisla Cracovia.

L’AVVERSARIO: WISLA CRACOVIA
Il Wisla Cracovia che incrocia il cammino con i Ducali di Cesare Prandelli è una squadra che, dopo il 2/o posto della stagione 2001/2002, parte con alla guida tecnica l’allora 56enne Henryk Kasperczak subentrato nel corso della stagione a Franciszek Smuda. Curiosamente, per la bandiera dello Stiel Melec, è la prima panchina in patria dopo venti anni passati tra la Francia e le Nazionali africane.

I polacchi in estate ingaggiano l’esperto estremo difensore Angelo Hugues dal Lione, e in generale possono contare su buone individualità come il 24enne Kosowski (che in divenire giocherà anche con Kaiserslautern, Southampton, ChievoVerona e Apoel Nicosia), il 19enne Paweł Brożek e il nigeriano Uche ma a far paura sono in particolar modo le due bocche da fuoco, Marcin Kuźba e Maciej Żurawski: il primo è arrivato in estate dal Saint-Étienne (Ligue 2), il secondo è ormai da qualche anno il terminale offensivo principe del Wisla e anche nell’ultima I Liga con 21 centri è stato il Capocannoniere del Campionato polacco.

Il Wisla che arriva alla doppia sfida con il Parma ha il vento in poppa in Campionato: i ragazzi di Kasperczak, che il torneo Nazionale l’hanno iniziato ad agosto, in 11 partite mettono insieme 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte navigando al secondo posto in patria a distanza ravvicinata dal Legia Varsavia capolista.

In Europa il cammino dei polacchi parte nei preliminari: i nord-irlandesi del Glentoran sono schiantati 6-0 nell’antipasto di Coppa UEFA (2-0 e 4-0), e destino simile è riservato agli sloveni del Primorje che cedono 2-0 tra le mura amiche prima di essere demoliti 6-1 in Polonia.

LA DOPPIA SFIDA
Per la gara di andata, al Tardini di Parma il 31 ottobre del 2002, Prandelli non può contare sull’indisponibile Adriano e schiera Bonazzoli nel centro di un tridente completato da Mutu e Nakata; poco turn-over per il resto, con il solo Diana schierato terzino destro nel 4-3-3 del tecnico di Orzinuovi. Nel Wisla trovano posto in campo contemporaneamente Zurawski e Kuźba, ulteriore segnaledi un Wisla che non vuole fare da spettatore e che parte decisamente meglio dai blocchi rispetto ai gialloblù: le prime occasioni della gara sono per gli ospiti, con Cantoro, Kosowski e Kuźba poco cinici dalle parti di Frey.

Il Parma ringrazia, e al 26’ trova il vantaggio: bello il palleggio di Donati, che si libera sulla trequarti e scarica un destro che Hugues non riesce a intercettare. 1-0 e partita in discesa per il Parma, che chiude in crescendo la prima frazione e flirta con il 2-0 non riuscendo però a regalarsi il doppio vantaggio; a trarre beneficio dalle circostanze è questa volta il Wisla, che riparte come meglio non si può e sfruttando una dormita della retroguardia emiliana, trova con Żurawski una pesantissima rete in trasferta.

Bonazzoli prova a riportare avanti il Parma, ma è il Wisla a mordersi le mani: Kosowski e Cantoro da due passi hanno una volta a testa una chance colossale ma la sprecano a pochi metri dalla porta di Frey. I locali tirano un sospiro di sollievo, e a quel punto colpiscono: manca un quarto d’ora al termine quando, su calcio di punizione, Mutu disegna una traiettoria imprendibile per Hugues regalando ai gialloblù un successo da prendere con le molle.

Da prendere con le molle, perché il 2-1 è un risultato pericolosissimo da portarsi in Polonia. A rendere ancora più inquietante il cielo sopra gli emiliani sono le due partite di Campionato prima del viaggio a Cracovia: arrivano infatti lo 0-1 casalingo con il ChievoVerona e il pari senza gol dell’Olimpico contro la Roma. Tra le buone notizie in casa Parma, all’indomani del pari a reti inviolate con la Lazio, il ritorno in campo dal 1’ di Adriano che Prandelli lancia nello Starting XI anche in Polonia assieme al gemello Adrian Mutu.

Il 14 novembre del 2002 all’Henryka Reymana va in scena l’atto II: la gara sembra mettersi subito bene per i gialloblù, perché passano solo cinque minuti quando Emanuele Filippini pesca di prima con un brillante filtrante Adriano che si incunea tra le maglie della difesa locale e incenerisce Huegues trovando il primo gol al rientro in campo. Non potrebbe mettersi meglio per i ragazzi di Prandelli, che nel primo tempo devono fronteggiare solamente qualche sfuriata di Żurawski alla voce “reazione dei padroni di casa”. Il numero 9 del Wisla è scatenato, e sullo scadere del tempo serve a Uche una ghiottissima palla gol che il nigeriano però spara a lato.

Costretto a trovare almeno due reti il Wisla parte forte nella ripresa, con Szymkoviak che scarica una cannonata che timbra il legno della porta parmense; è però uno dei pochi brividi corsi per una buona mezz’ora dagli ospiti, che al contempo non pungono in avanti anche quando Bonazzoli sostituisce uno stanco Adriano.

Il forcing polacco si intensifica ma il Parma regge, fino a quando a venti minuti dal termine accade il patatrac: Kosowski scarica una rasoiata da trenta metri apparentemente innocua, che però inganna Frey forse per un rimbalzo e si insacca incredibilmente alle spalle del giovane francese. E’ la scarica di adrenalina che il Parma doveva evitare di trasmettere al Wisla, che ritrova entusiasmo e pochi minuti dopo la utilizza per capovolgere la partita: capitan Lamouchi perde un pallone sul quale si avventano gli assatanati ospiti, con Żurawski che dal limite dell’area si fa beffe di Ferrari e con il destro buca nuovamente Frey mandando in visibilio il pubblico locale.

Si va a quel punto ai tempi supplementari, ma l’inerzia della gara è oramai purtroppo totalmente nelle mani del Wisla Cracovia: pronti via e Kosowski arma il piede di Żurawski che copia-incolla la conclusione del 2-1, ancora una volta con la grave complicità di Frey. 3-1, e a questo punto il gol servirebbe al Parma: entra Gilardino per Brighi, ma la rete la trova ancora il Wisla in contropiede con Dubicki.

Al fischio finale è 4-1 per il Wisla Cracovia: un risultato incredibile per lo sviluppo della gara lungo la prima ora di gioco, che sbatte fuori dall’Europa un Parma forse troppo poco maturo al cospetto di un Wisla che si regala una delle notte europee più brillanti della propria storia.

…E POI?
La serata di Cracovia, a posteriori, sarà solo una bruttissima sbandata per i ragazzi di Prandelli: in Campionato i gialloblù, lontani parenti del Parma che a fine anni ’90 puntava allo Scudetto, si confermeranno come una delle squadre più piacevoli e sorprendenti del Campionato chiudendo al 5/o posto una Serie A nella quale con 39 reti in tutte le competizioni Adriano-Mutu si dimostreranno una delle coppie gol più affiatate e devastanti del panorama calcistico italiano.

La stagione 2002/2003 si rivelerà magica anche per il Wisla Cracovia. Al terzo turno di Coppa UEFA i polacchi incrociano le lame con lo Schalke 04 (carnefice del Legia Varsavia nel turno precedente) e se possibile si regalano una notte ancora più da urlo in Germania vincendo 4-1 in trasferta dopo aver impattato sul 1-1 casalingo nella gara di andata. Sugli scudi ancora Żurawski che a Gelsenkirchen referta una doppietta, decisiva per le sorte dei polacchi che al turno successivo affrontano la Lazio di Roberto Mancini: doppietta anche all’Olimpico nell’andata degli Ottavi per lo scatenato numero 9 del Wisla nel pirotecnico 3-3 di Roma nel quale Chiesa riacciuffa il pari per i biancocelesti poi capaci di imporsi 2-1 in rimonta a Cracovia (gol di Couto e Chiesa) spegnendo le velleità di un insidiosissimo Wisla Cracovia.

I polacchi avranno modo di consolarsi in patria, con Kasperczak capace di centrare il Double con Campionato e Coppa Nazionale in finale con il Wisla Płock; arriveranno, per quel Wisla, altre due affermazioni consecutive in Polonia senza però riuscire a ripetersi nella stessa maniera della stupenda cavalcata 2002/2003 in Europa.

L’edizione 2002/2003 della Coppa UEFA sarà quella capace di consacrare ai massimi livelli il Porto di José Mourinho: alla guida del Porto l’allora 40enne tecnico lusitano stupirà l’Europa (e la Lazio, suo malgrado, lo scoprirà a sue spese) vincendo la Coppa UEFA nella pirotecnica finale termina 3-2 contro il Celtic Glasgow. I Dragões lungo il proprio cammino demoliscono anche la Lazio di Mancini, arresasi in semifinale ai futuri Campioni con la disastrosa notte di Oporto (4-1 per i ragazzi di Mourinho) a rendere praticamente impossibile una rimonta a Roma (il return-match termina 0-0). Il contingente tricolore è completato dal ChievoVerona, al suo esordio nelle Coppe europee dopo la stupefacente stagione d’esordio in Serie A, ma l’Europa è un affare ancora troppo grosso per i clivensi: il sorteggio del Primo Turno regala la Stella Rossa ai ragazzi di Delneri, che impattano 0-0 a Belgrado ma sono piegati 2-0 dagli più scafati serbi nella gara di ritorno al Bentegodi.

EUROTONFI – L’Italia e la Coppa UEFA: ci eravamo tanto amati