EUROTONFI – #3: l’Udinese si ferma al palo, lo Slavia fa festa in Friuli

Seconda competizione europea per club, per un decennio la Coppa UEFA ha avuto le sembianze della Coppa Italia: 8 vittorie, 10 finali, 4 “derby” in finale tra l’89 e il ’99 per il calcio tricolore, che in Coppa UEFA sprigionava lo strapotere di un Campionato all’epoca saldamente ai vertici del calcio continentale.
Nel nuovo Millennio, però, questo feeling si è bruscamente interrotto: da doppione della Coppa Italia, la Coppa UEFA si è tramutata in genitrice di amarezze e cocenti delusioni, che ci apprestiamo a raccontare nella speranza di vedere presto interrotto un digiuno divenuto oramai ventennale.

Terza puntata del nostro viaggio tra gli Eurotonfi delle squadre italiane in Coppa UEFA all’indomani del successo del Parma nel 1999; il primo racconto non dedicato a una delle “sette sorelle” presenta tinte bianconere, quelle dell’Udinese della famiglia Pozzo. A far piangere i friulani è una compagine, lo Slavia Praga, che già nel 1996 aveva regalato una grande delusione alla Roma di Mazzone nei Quarti di Finale di Coppa UEFA; come successo con i giallorossi i cechi faranno piangere lacrime amare davanti ai propri tifosi anche ai friulani, in una tornata di ritorno della Coppa UEFA 1999/2000 che per il calcio italiano fu un vero e proprio disastro.

LA SQUADRA: UDINESE
L’Udinese che approccia la stagione 1999/2000 è un club che, sorprendentemente, è riuscito in pochi anni a scalare le gerarchie del calcio italiano passando nell’arco di un paio di stagioni dal rango di neopromossa a quella di borghese determinata a pestare i calli alle sette sorelle. Reduci da un paio di stagioni a dir poco esaltanti tra Zaccheroni e Guidolin, i bianconeri della famiglia Pozzo hanno però un problema non da poco all’alba della stagione che condurrà nel nuovo Millennio il calcio italiano: l’allenatore. Separatisi sorprendentemente da Francesco Guidolin, infatti, i friulani rischiano di subire il contraccolpo dovuto all’inaspettato cambio di guida tecnica, ma come successo con Zaccheroni i Pozzo dimostrano un grande “fiuto” nel pescare l’asso nella manica: la panchina è infatti affidata al 40enne Gigi De Canio, privo di esperienza in Serie  e reduce da un bel Campionato con il Pescara tra i cadetti, con un 5/o posto e una promozione sfiorata in Abruzzo.

Durante il calciomercato estivo saluta Márcio Amoroso, che vola al Parma assieme al belga Walem; chiude una militanza di sette stagioni e saluta il Friuli anche Alessandro Calori, che firma per il Perugia concludendo un trasferimento che si rivelerà sorprendentemente rilevante per la lotta Scudetto. I Pozzo non rimangono con le mani in mano: salutato Amoroso, in Friuli arrivano Roberto Muzzi, Stefano Fiore e un giovane Massimo Margiotta.

Pur mancando di continuità, i friulani di De Canio si disimpegnano discretamente in Campionato e, come anticipato in apertura, si confermano alle spalle delle grandi storiche più in erba; la dimensione dei friulani è certificata anche dal gramo bottino contro le sette sorelle, composto da soli tre pareggi per 1-1 (due con la Fiorentina e uno con la Juventus in casa) a fronte di sette sconfitte, ultima delle quali con la Lazio proprio alla vigilia della trasferta di Praga.

Alla sfida con lo Slavia i ragazzi di De Canio arrivano a valle di un cammino faticoso, ma positivo: l’Aalborg nel primo turno è piegato steso da un gol di Sottil in casa, e dalle reti di Muzzi e Locatelli che in Danimarca scrivono il 2-1. Si fa poi sotto il Legia Varsavia, messo al tappeto dal gol di Sosa che scrive l’1-0 dell’andata replicando poi a Czereszewski nell’1-1 in terra polacca. Terzo turno, e arriva una di quelle partite che ancora fanno luccicare gli occhi ai tifosi bianconeri: avversario è il Bayer Leverkusen, che nell’edizione precedente della Coppa UEFA aveva estromesso l’Udinese dall’Europa. Un giovane Michael Ballack decide la contesa del Friuli, e condanna l’Udinese a dover cercare una vera e propria impresa: è però quello che succede in Germania, dove con una grandissima partenza dai blocchi l’Udinese ribalta lo svantaggio con una doppietta di testa di Margiotta, con Ballack in gol per il Bayer senza però riuscire a cancellare quello che resterà nella storia come il “Miracolo di Leverkusen”.

L’AVVERSARIO: SLAVIA PRAGA
L’avversario designato dall’urna dell’UEFA per gli Ottavi di Finale per l’Udinese, reduce dall’impresa di Leverkusen, sembra abbordabile per i bianconeri: trattasi dello Slavia Praga. Quello dello Slavia non è un nome sconosciuto al calcio italiano nel 2000, considerato che nella precedente edizione della Coppa Uefa i cechi incrociarono il destino del Bologna, vittoriosi però sia al Dall’Ara (2-0) che in trasferta. Una bella rivincita per l’allora tecnico dei felsinei Carlo Mazzone, che contro lo Slavia dovette digerire un’amarissima eliminazione ai Quarti di Coppa UEFA nel 1996 ai tempi in cui allenava la Roma: sconfitti 2-0 in Repubblica Ceca, i giallorossi si imposero all’Olimpico ma il 3-1 maturato dopo i tempi supplementari finì per premiare lo Slavia.

Quello Slavia Praga, capace di centrare una clamorosa semifinale UEFA persa contro il Bourdeaux, riuscirà in patria in un’altra impresa degna di nota: quella di interrompere nel ’96 la striscia di successi nazionali dello Sparta Praga, capace di vincere i primi due Campionati della neonata Repubblica Ceca nonché otto degli ultimi dieci disputati in Cecoslovacchia. Il tecnico di quella memorabile stagione, František Cipro, torna in sella allo Slavia nel 1999/2000 dopo due anni di assenza; la squadra, che in Ivo Ulich, Tomáš Došek e Pavel Horváth ha i propri giocatori più rappresentativi, con il ritorno di Cipro sembra potersi nuovamente issare sul trono di Repubblica Ceca e per lunghi tratti della stagione mantiene il primato della classifica.

Come già due in occasione dell’ultima esperienza, all’ottima cavalcata in patria lo Slavia affianca un entusiasmante percorso in Europa: il Vojvodina cade 3-2 a Praga dopo lo 0-0 dell’andata, così come capitombola lo Zurigo che in trasferta cede 3-1 non andando poi oltre l’1-0 in Svizzera. Nel turno successivo lo scalpo raccolto dallo Slavia è quello della Steaua Bucarest (4-1 e 1-1), prima che sul finire di febbraio i cechi incrocino con l’Udinese il proprio destino.

LA DOPPIA SFIDA
La gara di andata si disputa il 29 febbraio del 2000, in casa dello Slavia: l’ Eden Aréna, che di paradisiaco avrà ben poco per i friulani. De Canio è costretto a rinunciare a Sottil e Bertotto, ma sul fronte offensivo torna tra i titolari Thomas Locatelli chiamato a supportare Sosa e Muzzi. I tre, in realtà, la palla la vedranno ben poco perché a Praga l’Udinese cerca più che altro di limitare lo Slavia; ne scaturisce una partita nella quale i friulani riescono a mettere la museruola ai padroni di casa, pur correndo qualche brivido figlio di una pressione costante che vede i biancorossi lamentare due calci di rigore (mano di Zamboni e atterramento di Došek) sfiorando il vantaggio nella ripresa con Koller.

Pur con qualche sofferenza di troppo, sembra fatta per i friulani con la contesa che a una decina di minuti dal termine è ancora ferma sullo 0-0: sembra, perché l’Udinese perde banalmente il pallone su una rimessa laterale in proprio favore, con Horvath che conduce il pallone per 70 metri prima che lo stessi transiti per i piedi di Ulich che dalla destra mette un cross che Zanchi, per anticipare Došek, infila il pallone all’incrocio dei pali. Se lo 0-0 costringeva l’Udinese a una partita perfetta, l’1-0 di Praga richiede una prestazione maiuscola all’Udinese al ritorno ma, in Friuli, c’è la convinzione di poter ribaltare il risultato.

Il 7 marzo del 2000 il Friuli ribolle di carica e di entusiasmo, per la sfida di ritorno contro lo Slavia. Rispetto alla gara di andata De Canio recupera Bertotto e Sottil, mentre in porta va un giovane De Sanctis e in attacco Margiotta scalza Roberto Sosa. I friulani, come è lecito immaginarsi, partono forte e il gol lo trovano al 23′ con Fiore che sfrutta un pallone un po’ casuale che Gargo riesce a trasformare nell’assist per il destro del giovane centrocampista bianconero. I locali spingono, ma è lo Slavia a trovare un gol che fa calare il gelo a Udine: è Koller a sbucare su una punizione tagliata di Horvath, e inchiodare De Sanctis con la rete dell’1-1.

Di gol all’Udinese ne servono altri due, e il primo arriva subito in avvio di ripresa: è Sosa, appena entrato al posto di Margiotta, a incornare in porta una punizione battuta da Fiore. Ci sarebbero quasi tre quarti d’ora per cercare il gol-qualificazione, ma gli deì del calcio hanno deciso di voltare le spalle ai friulani: Fiore cestina un’altra ghiotta occasione, mentre Locatelli centra un’incredibile traversa imitato da capita Bertotto che timbra il legno orizzontale di Černý al 93′ lasciando attoniti, sgomenti e increduli compagni e tifosi al triplice fischio di Terje Hauge. A qualificarsi è lo Slavia Praga, ancora una volta fatale a una compagine italiana; come già successo nella stagione precedente con l’Ajax (0-1 ad Amsterdam e 2-1 in casa con gol qualificazione dei Lancieri al minuto 80) l’Udinese è eliminata dall’Europa in maniera assai atroce.

…E POI?
A Reggio Calabria, il 12 marzo del 2000, l’Udinese riparte dal campo della Reggina e da un pareggio per 0-0. In Campionato i ragazzi di De Canio riusciranno a scrivere una buona striscia di risultati, con l’acuto rappresentato dalla vittoria per 3-0 sull’Inter grazie a una tripletta di Roberto Sosa; l’epilogo è un 4-0 subito a San Siro dal Milan, ininfluente per un ottavo posto finale già blindato dai bianconeri prima della trasferta meneghina. Il piazzamento ottenuto permetterà ai bianconeri di giocarsi la qualificazione alla Coppa UEFA 2000/2001 tramite un Intertoto che, piccola consolazione, i friulani vinceranno battendo in finale un’altra compagine ceca: il Sigma Olomuc.

Lo Slavia Praga ai Quarti di Finale incrocia il proprio destino calcistico con il Leeds, che agli Ottavi aveva eliminato la Roma: a Ellis Road gli inglesi di un giovane Harry Kewell ipotecheranno la qualificazione con un 3-0 robusto al punto da rendere ininfluente il 2-1 che lo Slavia centrerà al ritorno togliendosi il piccolo sfizio di salutare l’Europa con una vittoria. L’amarezza peggiore i biancorossi la vivono probabilmente in patria, perché dopo aver guidato la classifica per lunga parte del Campionato lo Slavia crolla improvvisamente sul rettilineo un po’ come succederà alla Juventus di Ancelotti in Italia: i biancorossi conquistano ad aprile un solo punto traViktoria Žižkov, Jablonec e Teplice facendosi sorpassare dallo Sparta, che il 6 maggio umilia 5-1 nello scontro diretto i rivali e si lancia verso la conquista del titolo nazionale.

La Coppa UEFA, come già raccontato, procede senza squadre italiane ai Quarti di Finale. Detto dello Slavia Praga, arenatosi contro il Leeds, non va meglio alle altre carnefici delle italiane di cui abbiamo raccontato: Celta Vigo e Werder Brema, responsabili delle eliminazioni di Juventus e Parma, sbattono rispettivamente su Lens e Arsenal. L’atto finale si disputa a Copenaghen il 17 maggio del 2000 tra il Galatasaray di quello che diventerà l’“Imperatore” Fatih Terim e l’Arsenal di Arsène Wenger; sorriderà il turco Terim, che trionfando ai calci di rigore sui Gunners regalerà il primo titolo continentale a un Galatasaray che di lì a qualche mese centrerà anche la Supercoppa Europea addirittura ai danni del Real Madrid.