I volti del basket – La coraggiosa guardia Drake Diener

Classe ’81, Drake Diener è un guerriero dentro e fuori il rettangolo di gioco. Nato a Fond du Lac e cresciuto a pane e basket, dopo un’intensa carriera in Italia oggi è tornato nella terra natia come allenatore della squadra collegiale Marian University. Guardia tiratrice che al bisogno si trasforma anche in play, Drake è uno specialista nel tiro dalla distanza. Nel 2016, in occasione del suo ritorno in Sicilia, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con lui in un’intervista.

La carriera. La conquista dell’Italia e il ritorno a Fond du Lac

Cullato dal basket sin dall’infanzia, appartiene a una nota famiglia di cestisti. Si forma nella Goodrich High School, allenato dal padre Dick, per poi passare alla DePaul University. Alcuni problemi di salute lo costringono a un periodo di stop forzato, ma la guardia statunitense non si arrende e nel 2006 torna in campo, conquistando l’Italia con la sua instancabile determinazione.

È in Legadue con la neopromossa Castelletto Ticino guidato da Meo Sacchetti, l’anno seguente firma insieme al coach con l’Orlandina in Serie A. Quello tra Diener e Sacchetti è un legame fiorente, uno scambio di ideali e di principi, un percorso di crescita professionale e umana. Alcuni anni separati e nel 2011 torna il sodalizio tra i due, Drake passa alla Dinamo Sassari, squadra in cui rincontra anche il cugino Travis Diener.

I problemi di salute si ripresentano, è costretto a un altro fermo. La stagione successiva ritorna a giocare con l’Orlandina. Qui supera i 4.000 punti segnati in Serie A. Il lottatore Drake è richiamato da Meo Sacchetti alla Vanoli Cremona. Il 30 aprile 2018 il cerchio del basket giocato si chiude e inizia il percorso come allenatore. La Marian University di Fond du Lac chiede a gran voce il suo ritorno. Come un vero guerriero, Diener non si tira indietro e accetta, pronto a scendere in campo in questa nuova sfida.

L‘uomo. La determinazione di Diener

Drake è la fusione perfetta tra grinta, spirito di sacrificio e dedizione per lo sport. Nel 2005, in pieno sogno NBA, un ostacolo gli blocca il cammino. Il morbo di Crohn entra a far parte della vita del cestista americano, costringendolo a varie operazioni e ad alcuni periodi di stop, ma Drake è determinato a giocare e la stanchezza generata dalla malattia è vinta dalla passione per il basket.

Il riposo assoluto non è contemplato dalla guardia di Fond du Lac. Un anno è abbastanza, si torna in campo. A distanza di dieci anni, però, la ricaduta. Drake sa come convivere adesso con il morbo di Crohn e si fa trovare pronto a tenergli testa.

Ho sempre guardato avanti e, giorno dopo giorno, con il supporto della mia famiglia ho affrontato i problemi. Nel mondo ci sono persone con condizioni di salute molto più gravi delle mie e io mi sento fortunato; gioco a pallacanestro come professionista e questo è un privilegio. Il mio consiglio per i ragazzi fermi a causa di un problema di salute è di continuare a combattere, di vivere e di guardare avanti; con la forza si può superare tutto.

Le curiosità. Il fratello maggiore di Stojanović

Un grande uomo fuori e dentro il campo, Drake è la spalla, il mentore, l’esempio per i suoi compagni. Crede nel vero spirito del basket e sa sostenere e incoraggiare i giovani, come un fratello maggiore. Nel 2016, in Sicilia, conosce il promettente cestista serbo Vojislav Stojanović. Ne diventa la spalla, crede in lui e nasce un sodalizio professionale e umano, simile a quello tra Diener e Sacchetti.

Stojanović è un ragazzo di 19 anni, è difficile dire cosa gli riserverà il futuro, ma è un giocatore molto forte e di qualità.

Questo diceva nell’intervista del 2016. Oggi Stojanović ha 23 anni, è cresciuto nel mondo del basket e, nonostante la distanza, è rimasto il legame sincero con l’ex compagno di squadra. La scorsa estate i due hanno infatti trascorso insieme un periodo di vacanza. In quell’occasione, Diener ha sottolineato sul proprio profilo social come Vojislav sia un ragazzo che si preoccupa veramente di migliorare.

L’atteggiamento di Drake, anche davanti alle difficoltà, fa capire quanto per lui sia indispensabile la pallacanestro. Non è solo uno sport, è una missione. Crede in questo mondo, le nuove leve lo vedono come un modello e lui è nato per essere un esempio. Il basket è la sua vocazione.