La resurrezione dello Zurigo

In un inizio stagione condizionato, in Svizzera come altrove, dalla presenza del Coronavirus, è sinora degna di attenzione anche la corsa dello Zurigo: 3 vittorie nelle ultime 3 giornate, per una compagine partita malissimo (2 sconfitte e solo un pareggio nelle prime 3 partite di campionato e, soprattutto, l’eliminazione in Coppa svizzera per mano del Chiasso).

Per quanto il cambio di allenatore sia da sempre la soluzione, in questi casi, si pensava che il presidente Canepa avrebbe comunque dato ancora fiducia al suo tecnico. Vuoi perché era stata una scelta sua, come ricordiamo, e vuoi perché la stagione è ancora lunga, anche se, ovviamente, l’esclusione dalla Coppa svizzera (dove i tigurini hanno sempre tradizionalmente fatto bene) è stato sicuramente un boccone indigesto da mandare giù.

Il presidente plenipotenziario (assieme alla moglie) dei biancoblù, ha infatti inizialmente protetto il proprio allenatore, passato indenne in passato da altre burrasche. Del resto, non è un mistero che l’ex nazionale rossocrociato si sia fatto le ossa nelle giovanili, acquisendo un certa pratica in tal senso. E le cessioni milionarie di alcuni dei piccoli gioielli del vivaio zurighese (Sohm e Rüegg su tutti) sono lì a dimostrarlo.

La pesante sconfitta a Losanna (4-0, ma contro una compagine di ottimo livello, come abbiamo avuto occasione di constatare di persona la settimana scorsa) è però stata considerata da Canepa come un punto di non ritorno. Si diceva, in ambienti zurighesi, che la squadra, ormai, non lo seguisse più, e tale ipotesi è stata confermata, come leggeremo più avanti, dallo stesso massimo dirigente del club.

La società ha così trovato una soluzione interna assegnando la panchina tigurina a Massimo Rizzo, 46 anni, già allenatore dell’U18 e assistente non solo di Magnin, ma in precedenza di diversi altri tecnici. Un interim, insomma (come accadde nel 2016 con Manzo a Lugano, per esempio).

Per ora non abbiamo ancora visto dal vivo la squadra biancoblù nella sua nuova versione. Di sicuro i numeri parlano di 7 gol segnati e uno solo subito. Vero che i tigurini hanno giocato contro le ultime due della graduatoria; tuttavia, sono anche tornati a vincere il Clásico contro il Basilea, di misura e senza subire reti, con solo il 37% di possesso palla, a conferma di una buona stabilità difensiva.

Prima della partita di Vaduz (che ha visto i biancoblù vincere 1-4), il presidente, in un’intervista televisiva ripresa dal Blick, aveva chiarito la propria posizione in merito al problema panchina: “Massimo potrà giocarsi le proprie carte, gli ho dato possibilità. Aspetteremo due o tre partite, e vedremo cosa succederà. Non voglio metterlo sotto pressione, lo lascerò lavorare in pace. Ne parleremo più avanti, alla pausa invernale.” Lo stesso Rizzo è stato laconico: “Contratto? Mi concentro sulla squadra, sugli allenamenti e sulla prossima partita. Poi, come tutti, ho i miei obbiettivi e le mie ambizioni.” (Blick)

Sempre l’influente quotidiano zurighese ha poi parlato con il presidente Ancillo Canepa, dopo la vittoria casalinga della scorsa settimana con il Lucerna, chiarendo alcuni aspetti della vicenda, e molto altro. Vale la pena di riportarne alcuni stralci dell’intervista, perché chiarisce cos’è accaduto da queste parti negli ultimi mesi.

“Non ho parlato subito dopo il licenziamento di Magnin perché non volevo turbare troppo l’ambiente. So che voi giornalisti la vedete diversamente, ma credo che non si debba sempre commentare pubblicamente tutto e tutti. Per me, era importante che il messaggio alla squadra passasse correttamente.”

“Tutto ciò che di buono ho sempre detto su Magnin è ancora valido: però bisogna tenere conto degli umori all’interno del gruppo. Avendo preso atto dell’esistenza di attriti e incomprensioni, assieme a Ludo abbiamo concordato la decisione di cambiare. In fondo era alla sua prima esperienza come primo allenatore a questi livelli.”

“Forse avrebbe dovuto essere più flessibile tatticamente, ma è una questione di carattere. C’è chi si impunta, chi cambia subito invece d’insistere, chi lo fa troppo tardi. Sicuramente avevamo problemi in retroguardia, e questa idea di giocare la palla partendo dalle retrovie non ci aiutava.” 

“Sinceramente, questo gioco, anche se lo vedo adottato in molte realtà, non mi convince. Le statistiche dicono che, sette volte su dieci, l’avversario riguadagna palla, oltre al fatto che, se tieni il baricentro basso, perdi carica davanti. Sono un uomo di calcio da mezzo secolo, ho visto tante evoluzioni tattiche; questa, però, non la capisco. Prendo atto del fatto che metà mondo del calcio la prende a esempio ma, a parer mio, può funzionare solo se hai undici Messi in squadra.” 

“Ludo è stato definito il mio figlio adottivo: seguendo la stessa logica, Massimo allora lo è. Ci conosciamo da quando ho iniziato a lavorare per il club, da oltre 15 anni. È stato assistente, team manager, ha lavorato in ufficio. La decisione di affidargli la panchina della Prima squadra l’abbiamo assunta assieme. Sono persone diverse, Massimo sembra più timido, ma penso sia positivo che, nel calcio, ci siano ancora persone le quali, prima di parlare, vogliono ottenere risultati.”

“Stiamo lavorando a lungo termine. L’obbiettivo è affermarci come un club di alta formazione di giovani, con ambizioni di arrivare al vertice nazionale (qualcosa di simile a ciò che ha fatto il Basilea nel decennio scorso – ndr). Ciò richiede le persone giuste, in panchina e nei ruoli chiave della dirigenza. Siamo un club ambito: ho ricevuto 75 candidature per il posto di allenatore, compresi alcuni grandi nomi passati dalla Bundesliga e in altri tornei di tutta Europa.”

In definitiva, la squadra sembra avere trovato una propria dimensione. I talenti ci sono, dal ticinese Marchesano all’ex Lugano Ceesay, che sta maturando anche tecnicamente (suo l’assist proprio per Marchesano in occasione della sfida contro il Basilea). Poi alzano il tasso tecnico della compagine tigurina Kololli, l’esperto Winter, il giovane Tosin.

Dove può arrivare lo Zurigo? È presto per dirlo. Però, di sicuro alle spalle c’è una società solidissima, influente (che non guasta…) e con alle spalle un buon bacino d’utenza, anche se (ovviamente) la crisi del Coronavirus sta picchiando forte anche qua. La stagione, quest’anno, ha dimostrato di essere imprevedibile, per tanti motivi.

Non è un caso che una squadra ben organizzata come il Lugano di Jacobacci si trovi in testa alla classifica, seppure in coabitazione. Quindi, attenzione a questo Zurigo in ripresa: qua c’è voglia di stare al sole. E ci sono tutti gli elementi per poterci stare. Appuntamento, quindi, alle prossime settimane.

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.