Casarano e Notaresco, la storia delle due sorprese del primo turno di Coppa Italia

È ufficialmente ripartita anche la Coppa Italia, come di consueto con un primo turno a cui partecipa un mix tra squadre di Serie C e nove “prescelte” (iscritte, di fatto, dando semplicemente la propria adesione) dalla Serie D. Ma se l’anno scorso non avevamo assistito a grosse sorprese, fatta eccezione per la vittoria del Mantova (allora ancora in D, ndr) contro il Siena, quest’anno sono stati ben due i colpi di scena: l’eliminazione di Carpi e Catania per mano del Casarano e Notaresco.

Due grossi nomi del calcio italiano, insomma, hanno già abbandonato la coppa nazionale, facendosi sorprendere da due squadre di Serie D che, tuttavia, hanno alle proprie spalle storie completamente diverse. In una competizione che, per come strutturata, favorisce ben poco sorprese e sfide da Davide contro Golia come accade in altri Paesi, finalmente (non ce ne vogliano i tifosi di Carpi e Catania) abbiamo assistito a dei ribaltamenti di pronostici che mettono un po’ di pepe alla Coppa Italia.

La prima sorpresa è arrivata nel pomeriggio al “Cabassi”, dove il Carpi è stato sconfitto per 3-1 dal Casarano ai tempi supplementari. Un colpo di scena, ma fino a un certo punto, perché la squadra ospite, pur essendo di Serie D, sta costruendo una rosa che ambisce a ben altri palcoscenici. I rossoblù, tornati nella massima serie dilettantistica soltanto nel 2019, sono infatti reduci da un calciomercato ricco di colpi pesanti e spiccano oggi come una delle potenziali candidate alla promozione nel Girone H.

I nomi arrivati al “Capozza” sono stati tanti: dagli interessanti portieri Guido (in prestito dal Monopoli) e Pitarresi (ex Acireale), passando per il difensore Benvenga e i centrocampisti Bruno (una carriera tra Serie B e Serie C) dal Pescara e Tascone dal Savoia, fino al triplo colpo messo a segno prelevando dall’Audace Cerignola elementi meritevoli di ben altra categoria come Longhi, Rodriguez e Sansone. E anche l’allenatore Vincenzo Feola è un nome stimato tra i dilettanti: lo scorso anno, è stato lui a far rinascere il Cerignola dopo il disastroso inizio con Potenza, dando alla squadra un ritmo da promozione (dal suo arrivo al blocco a causa del lockdown, ha ottenuto 12 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte).

Il Casarano ha vissuto il suo periodo più glorioso attorno agli anni ’80, grazie alla solida dirigenza del presidente Antonio Filograna, imprenditore e fondatore dell’industria calzaturiera Filanto, che aveva deciso di provare a realizzare nel calcio quanto fatto a livello industriale: proiettare a livello nazionale una piccola realtà cominciata in una provincia del Sud Italia. I rossoblù realizzarono una straordinaria cavalcata dalla Promozione fino alla Serie C1 (quest’ultima, ottenuta pochi giorni prima della liberazione di Filograna, rapito per otto mesi e con il mignolo della mano sinistra tagliato), con pure una Coppa Italia Serie C messa in bacheca.

Sono gli anni del “profeta” Fulvio Navone, della storica vittoria contro il Bari (l’undici di quella formazione è oggi ricordato dai tifosi del Casarano come il classico “Zoff, Gentile, Cabrini..”), della scoperta del ds Pantaleo Corvino e futuri grandi nomi del calcio professionistico come Miccoli, Franciosi, Passoni, Levanto e Orlandoni. È il momento in cui il club tocca l’apice della sua storia, sfiorando la Serie B.

A partire dagli anni ’90, il Casarano ha cominciato ad assistere alla sua parabola discendente, di riflesso con la crisi del comparto calzaturiero, fino alle dimissioni di Antonio Filograna. Sono seguiti decenni vissuti in varie categorie dilettantistiche, fallimento e continue rinascite, con la vittoria di una Coppa Italia Nazionale Dilettanti e due Coppe Regionali, fino a quando, nel 2012, Eugenio Filograna ha preso in mano la squadra, trascinandola con il sogno di riportarla tra i professionisti.

Non meno clamoroso è quanto accaduto nella serata al “Cibali”, con il Catania eliminato 2-1 dal San Nicolò Notaresco. Da una parte, una storica piazza che sta vivendo anni bui; dall’altra, una piccola società dilettantistica rappresentante un comune di 6mila abitanti. Eppure, anche del club abruzzese si era parlato parecchio soprattutto lo scorso anno, quando la squadra si ritrovò di fronte a un clamoroso sogno: la promozione in Serie C. Merito di un inizio di stagione straripante, con undici vittorie di fila e una cavalcata in vetta che sembrava aver creato un fossato con le inseguitrici.

Il grande obiettivo, però, alla fine è sfumato. Nella seconda parte di stagione, il Notaresco ha faticato a difendere il ritmo del girone d’andata e, al momento dello stop definitivo, si è ritrovato terzo in classifica con 52 punti, appena -3 dal Matelica, poi promosso. Messa da parte l’amarezza, il popolo rossoblù ha comunque riconosciuti gli straordinari meriti di un club rifondato nel 2018 con la fusione con il San Nicolò Teramo, sotto la guida dell’imprenditore nel settore delle concessionarie auto Salvatore Di Giovanni.

Ma è proprio a partire dallo straordinario successo ottenuto la scorsa stagione che la società ha deciso di ripartire, stavolta sotto la guida di Epifani. L’ex Fano e Pineto si è portato dietro alcuni dei suoi fedelissimi della scorsa stagione (il portiere Shiba, Speranza e Bianciardi), ha fatto aggiungere alcuni importanti colpi come Banegas e Dos Santos e anche utili innesti come Colombatti e Marchionni. Ne sta emergendo una squadra che proverà a sognare in grande, ma che intanto si è già tolta la storica soddisfazione di eliminare il ben più quotato Catania al termine di una gara infinita, prima rinviata per un nubifragio e poi terminata solo dopo i tempi supplementari. E ora ci sarà un inedito derby abruzzese con il Pescara ad attendere questo Notaresco sempre più protagonista di storie da favola.

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Nato a Monza nel '95, ha tre grandi passioni: Mark Knopfler, la letteratura e il calcio inglese. Sogna di diventare giornalista d'inchiesta, andando a studiare il complesso rapporto tra calcio e politica.