Game, set and match: Coronavirus (parzialmente) sconfitto

New York, anno 2020: proprio nel Corona Park si torna a giocare a tennis. Può sembrare un’assurdità, ma il parco dove ha sede Flushing Meadows prende proprio il nome di quello che ad oggi rappresenta il nemico più grande. E lo rappresenta anche per ogni tennista, chiamato (chi se l’è sentita) a scendere in campo tra norme e divieti per combattere il Coronavirus più del proprio avversario.

Sì, è proprio così: a oltre cinque mesi di distanza si è potuti riprendere a giocare nella bolla di New York. Il Master 1000 di Cincinnati prima e lo US Open poi si disputeranno infatti in un’unica sede nella metropoli americana che sta anch’essa combattendo contro questo subdolo virus. Il primo grande dubbio di ogni tennista è stata la partecipazione: volare in America comporta seri rischi e il calendario compresso ha messo Roma e il Roland Garros subito a a seguire. Nadal per esempio ha detto no grazie e ha preferito concentrarsi sulla stagione sul rosso, Djokovic invece ha voluto esserci desideroso di tornare in campo il prima possibile.

Chi come il serbo ha deciso di partecipare alla campagna americana è dovuto arrivare a New York prima di ferragosto e passare il test di due tamponi in 48 ore: una volta superata questa fase, i test anti Coronavirus sono previsti ogni 4 giorni. L’organizzazione ha dovuto fare salti mortali indicando gli hotel dove i tennisti risiederanno: ogni giocatore avrà a disposizione due camere con massimo due ospiti per stanza. Serena Williams e Novak Djokovic hanno invece optato per affittare delle case private, ma a loro carico vanno tutte le spese obbligatorie per sanificare gli ambienti.

Una volta entrati nell’impianto la mascherina è sempre obbligatoria tranne durante la partita e i pasti; il momento cardine per ogni tennista, il match vero e proprio, ha anch’esso delle limitazioni: niente giudici di linea e occhio di falco potenziato, ridotto il numero dei raccattapalle e niente stretta di mano a fine partita. A livello pratico quindi le differenze con il tennis a cui eravamo abituati sono significative a partire dalle tribune vuote: il pubblico, così come in ogni sport, è da sempre un elemento fondamentale e fa da cornice allo spettacolo che si svolge all’interno del campo.

L’importante però era tornare a scendere in campo: regole e divieti prima o poi si spera verranno man mano eliminati e si potrà tornare alla normalità nel tennis, nello sport e nella vita di tutti i giorni. Ora l’augurio è che vinca il migliore, perché sicuramente colpire una pallina significa aver già sconfitto il Coronavirus.

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Nato a Brescia nel marzo del 1992, ama lo sport in generale, soprattutto calcio, tennis e motori. Pratica i primi due a livello amatoriale senza grandi risultati. Appena può, ama seguire gli sport "dal vivo".