Lugano ancora in rodaggio: l’amichevole a Bellinzona finisce 1-1

Dal nostro inviato a Bellinzona (CH)

A Bellinzona, nel sempre affascinante Stadio Comunale, è andata in scena una classica del calcio ticinese: il derby tra l’ACB e il Lugano. Amichevole, ovviamente (anche se l’anno di Zeman si giocò, sotto una pioggia torrenziale, per la Coppa svizzera): però era il primo test vero e proprio per i bianconeri, dopo la sgambata con il Sementina di sabato scorso.

I ragazzi di Jacobacci sono scesi in campo con Baumann tra i pali, Lavanchy, Kesckés, Marić e Daprelà in difesa, Guerrero, Lovrič, Čovilo e Guidotti a centrocampo, e con Bottani e Gerndt a giostrare davanti. Il Bellinzona ha risposto con Pelloni, Monighetti, Russo, Soto, Rivoira, Facchinetti, Milosavljević, Piazza, Melazzi, Magnetti e Rossini, ex bianconero, tornato nel Sopraceneri dopo la lunga militanza ad Aarau e qualche apparizione a Chiasso.

I padroni di casa sono apparsi subito ostici, forti del fatto di avere già ripreso la stagione, e hanno retto bene la partenza degli avversari, passando in vantaggio al 28′ con Magnetti, lesto ad approfittare di un malinteso difensivo dei bianconeri. La reazione dei sottocenerini non si è fatta attendere: 8′ più tardi, infatti, Lavanchy ha pareggiato con un violento sinistro incrociato dalla destra dell’area granata.

Nella ripresa, il Lugano ha giocato con Osigwe, De Queiroz, Abedini, Custodio, Jovanović, Selasi, Macék, Holender, Manicone, Lungoyi, Ardaíz. Custodio ha giostrato nel ruolo, per lui insolito, di centrale difensivo. La ripresa è stata tutto sommato giocata a buoni ritmi, con un Lugano calato un po’ fisicamente nella seconda parte, ma non si sono viste delle reti. A parte quello, la squadra bianconera è apparsa in difficoltà a creare il proprio gioco.

A fine partita, soddisfazione in casa granata e qualche muso lungo nello spogliatoio accanto. Jacobacci è stato chiaro: “Mi aspettavo qualcosa di più a dire il vero, oltre a un allenamento. Siamo partiti bene, ma abbiamo preso un gol alla loro prima occasione. Non abbiamo fatto bene sulle fasce, e ho visto poca densità in area. Anche sulle palle ferme non abbiamo fatto bene, ci sono diverse cose da mettere a posto. L’importante è che nessuno si sia fatto male.”

Al tecnico bianconero abbiamo offerto la nostra lettura della partita, dove ci è sembrato di vedere un Bellinzona più in palla fisicamente, considerato il diverso livello della preparazione“Non sono d’accordo. Nel secondo tempo hanno messo due ragazzini dentro, ma fisicamente eravamo a posto. Quello che chiedo è maggiore mobilità alle punte, di attaccare maggiormente la profondità. Nel secondo tempo bene Manicone, ma Ardaíz non si è mai visto.”

“Troppi palloni giocati all’indietro e in orizzontale. Invece bisogna verticalizzare: ma, per farlo, devi dare profondità, occupare maggiormente il campo. Abedini e Custodio hanno giocato centrali perché non avevo nessun altro: bisognerebbe cercare qualcuno, ma siamo consapevoli che dovranno esserci delle uscite perché si possano avere nuovi arrivi.”

Riguardo a Custodio, l’ex Lucerna si è detto soddisfatto dell’impiego in retroguardia: “È una posizione dove avevo giocato in passato, se la squadra ha bisogno di me in difesa posso giocare anche lì. Abbiamo lavorato tanto, ed è normale sentire i carichi di lavoro. Comunque abbiamo fatto vedere qualcosa di positivo.”

Dall’altra parte, come già scritto, soddisfazione per un risultato di prestigio, in attesa di poter risalire nel calcio che conta. Era la prima volta, per noi, al Comunale, un impianto storico del calcio ticinese, e non solo. Tanti sorrisi e disponibilità da parte di tutti, per un ambiente che meriterebbe altri palcoscenici rispetto alla Lega Promotion, e al quale auguriamo di tornare, al più presto, nel calcio professionistico.

Ecco cosa ci ha dichiarato il tecnico Jemmi a fine partita: “Molto soddisfatto della squadra e dell’attitudine dimostrata. Stiamo lavorando bene in settimana, e i risultati si vedono. Abbiamo davanti Yverdon e Rapperswil, ne siamo consapevoli, ma sappiamo di poter fare bene: cercheremo di dar loro fastidio, cercando di vincerle tutte. Purtroppo il momento non ci aiuta: guardate cos’è successo nell’ultimo fine settimana. Prepari la partita, lavori tutta la settimana e poi ti dicono che non si gioca per problemi sanitari. Ne siamo consapevoli, ma siamo pronti mentalmente anche ad affrontare questa situazione.”

Abbiamo poi riabbracciato (metaforicamente, per via delle restrizioni) Patrick Rossini, tornato in Ticino, all’ACB, dopo le stagioni in Svizzera interna, ad Aarau. Ecco cosa ci ha raccontato: “Un campionato strano, viste le problematiche sanitarie: rischi di non giocare per dieci giorni e poi di fare tre partite in una settimana. A dicembre tireremo le somme e vedremo dove ci troveremo: sappiamo che ci sono squadre, come l’Yverdon, che hanno messo sul piatto un budget elevato, ma noi lavoriamo e facciamo il nostro, Questo è un buon gruppo, che può fare bene: vedremo dove arriveremo. Io sto bene: sono stato fermo un mese e mezzo per un infortunio, ma ora sto riprendendo il ritmo partita, sto conoscendo i nuovi compagni, mi diverto.”

Abbiamo quindi chiesto a Patrick, assieme ai colleghi della RSI, qualcosa sulle sue sensazioni rispetto a giocare con la maglia granata: “Bellinzona è la squadra dove ho giocato la prima partita da professionista, e ho sempre detto che mi sarebbe piaciuto tornare. Sto bene, non sono ancora uno che passeggia in campo, e mi piacerebbe aiutare questa società a tornare dove merita. Mi hanno accolto molto bene: conoscevo praticamente tutti, ce n’è più di uno che ha giocato in categoria superiore, in Challenge e in Super. Ambientarsi a Bellinzona non è difficile, è un ambiente familiare, un po’ come quello di Aarau: il pubblico ci segue, col Rapperswil alla prima partita il limite era di 900 persone, e c’era il tutto esaurito.” 

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.