Il Lugano si scopre ammazzagrandi: la salvezza è più vicina

Dal nostro inviato a Lugano (CH)

La scorsa settimana, dopo la sfida casalinga con il Lucerna, avevamo definito questo Lugano come squadra operaia. Per fortuna, non siamo stati fraintesi: e, del resto, veniamo da una famiglia i cui componenti di anni, in officina, ne hanno trascorsi parecchi.

Ieri sera, però, davanti al Basilea, abbiamo visto una squadra capace di fare ancora meglio. Contro una compagine come quella renana, con dentro tanti piedi buoni, era importante non concedere troppo l’iniziativa. E così è stato: i ticinesi, statistiche alla mano, nella prima frazione hanno fatto molto più possesso palla rispetto al primo tempo della sfida contro i ragazzi di Celestini.

Così facendo, hanno concesso davvero poco ai rossoblù (solo un tiro dal limite di Cabral, facilmente bloccato da Baumann). Vero che hanno fatto fatica a ripartire, e si sono resi pericolosi solo con qualche palla ferma: ma, del resto, se non prendi gol sicuramente la partita non la perdi. E chiudere la prima frazione con un nulla di fatto è stato positivo.

Nella ripresa, Jacobacci, complice una botta presa da Bottani a fine primo tempo e la stanchezza di Lovrič, ha anticipato i cambi al 46′, indovinandoli in pieno. Sia Guidotti che Gerndt hanno infatti portato più dinamismo e creato qualche grattacapo al centrocampo renano. Con il crescere degli spazi è così uscito alla grande capitan Sabbatini, al quale, ieri sera (pur avendolo cercato, con una conclusione dalla distanza e un bel colpo di testa), è mancato solo il gol.

Buona la prova del giovane Guidotti che, in una partita difficile, opposto ad avversari forti fisicamente e tecnicamente, ha saputo opporre grinta e, in certi casi, una buona proprietà di palleggio, tanto da far saltare la mosca al naso, a fine partita, ad Alderete, espulso con rosso diretto proprio per un fallo sul giovane ticinese, che già era piaciuto a Pierluigi Tami.

A fine partita, è stato inevitabile ripensare alle prime partite in Super League, quando il centrocampo bianconero, in diverse occasioni, veniva letteralmente sradicato dai pari reparto avversari, con le punte spesso sovrastate fisicamente dalle retroguardie altrui. Oggi il Lugano è invece una squadra in grado di farsi rispettare sotto l’aspetto fisico, dell’esperienza.

Certo, capita ancora di vedere degli errori (il gol subito domenica a Zurigo, per esempio, sarebbe stato evitabile): però è un dato di fatto che la squadra sia cresciuta a livello di mentalità, che sappia essere più concreta quando serve. Se poi, davanti, le occasioni vengono sfruttate, a differenza di quanto accaduto con i tigurini, a quel punto si può davvero pensare che nessun risultato sia precluso.

Fisicamente, la squadra è cresciuta, e non ha sofferto come nel secondo tempo di Zurigo. Ieri sera, poi, una parte fondamentale è stata giocata da Gerndt e da Sabbatini, che hanno decisamente alzato il livello: lo svedese, in particolare, ha segnato un gol su azione di potenza, sbarazzandosi del proprio avversario, e fulminando Omlin sul primo palo. Freddo anche Holender, puntuale a farsi trovare da un pallone col contagiri partito dal piede di Lavanchy, al posto giusto nel momento giusto. Ce n’era bisogno, dopo le dure polemiche seguite alla prova deludente dell’ungherese al Letzigrund.

Insomma, la partita perfetta, davanti a un avversario che, dal 2000, non usciva a testa bassa da Cornaredo: l’Euro non esisteva ancora, per dire. Legittima, quindi, la soddisfazione per Jacobacci, per tutto lo staff e la dirigenza del club che, in questo periodo, è stata messa parecchio sotto pressione, ma che sta offrendo una grande prova di efficienza, in una situazione difficile.

Una bella risposta, questa, anche alla stampa d’oltre Gottardo, che aveva lasciato intendere che, dietro le spinte riformiste da parte dei ticinesi, ci fosse la volontà di ottenere una salvezza che il campo avrebbe negato. Renzetti e i suoi, invece, hanno preso atto delle decisioni del governo del calcio svizzero, magari criticando, ma comportandosi di conseguenza.

Tutti, qua, stanno dimostrando, sul campo e col lavoro quotidiano, a tutti i livelli, di essere perfettamente all’altezza della Super League sia a livello dirigenziale, sia quando si gioca undici contro undici: 7 punti in 4 giornate, ottenuti tutti con squadre che precedono i ticinesi in graduatoria, sono fatti contrapposti alle chiacchiere. Naturalmente, aspetteremo fine luglio per tirare la riga.

La prima prova del trittico di ferro è quindi archiviata. Domenica, contro lo Young Boys, nella tana degli orsi, sul sintetico della Stade de Suisse, ci sarà da sudare. Però, in fondo, questo Lugano ha dimostrato di potersela giocare con tutte, visto che i gialloneri, prima di Natale, a Cornaredo, li ha incartati, con una bella prova del collettivo.

In definitiva, occhio alla Fabbrica Ticinese: perché esiste anche un’aristocrazia operaia. E Jacobacci e i suoi fanno parte di questa élite. Dove meritano di stare, visto quanto fatto vedere in questi anni, oltre che in questo periodo. Piaccia o no a quelli di oltre Gottardo, che soffrono a dover vedere questi svizzeri italiani che si sono anche permessi, in due occasioni, di portare la bandiera rossocrociata in giro per l’Europa. Mentre altri, più blasonati, stavano a casa.

 

 

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Da bambino si innamorò del calcio vedendo giocare a San Siro Rivera e Prati. Milanese per nascita e necessità, sogna di vivere in Svezia, e nel frattempo sopporta una figlia tifosa del Bayern Monaco.